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“Arcipelago Siqillyàh” ovvero una piattaforma comunicativa, a breve anche informatica, per produttori bio-veri siciliani che vogliono portare avanti insieme un progetto di crescita di economia solidale e legale. Sicuramente una proposta rivoluzionaria per la nostra realtà, dove ancora oggi, in molti ambiti, fanno quasi sempre da padroni individualismo e gelosie.
Un progetto che verrà presentato domenica 21 a Palazzo Steri, nell’ambito dell’ormai atteso da molti appuntamento mensile con “A Fera Bio”, il mercatino equo bio locale che si svolge ogni terza domenica mattina del mese nello spazio retrostante le antiche carceri di piazza Marina.
“Dentro Arcipelago Siqillyàh - spiega Roberto Li Calzi, fondatore dell’omonima associazione, nata per catalizzare attività e microeconomie non convenzionali che pongano al centro del proprio agire l’individuo piuttosto che il prodotto - ci sono, per esempio,
produttori che cercano un contatto diverso con il mercato, soprattutto quello centro-nordico, e che, grazie anche a questo nuovo genere di aggregazione, possono cominciare a guardare anche al nord Europa. Quello a cui puntiamo è moltiplicare per 10 il flusso
di prodotti nel giro di 24 mesi. Un esempio, tanto per capirci, sono le arance, che si stanno dimostrando un prodotto estremamente imaldello” perché, dal momento in cui riusciamo a spedirle rispettando
tutte le regole, pagando il giusto gli operai, facendo tutto per bene, arrivano a destinazione a un prezzo più basso di tutte le  che circolano normalmente e che non hanno molto da dire, diventando tutti noi molto competitivi. A quel punto il gruppo che si unisce perché interessato alle arance, immediatamente dopo si chiede perché non acquistare altro. Per ottenere questo, una delle strategie consiste nel far crescere di molto la modalità dei Gas, i Gruppi di acquisto solidali.”
Ciò vuole dire anche dare risposta a quelle centinaia di piccoli produttori bio che fanno prodotti di qualità, ma che poi non riescono a commercializzarli per come è giusto e sono, quindi, costretti a cederli a prezzi bassissimi. Un’operazione che, prima che economica,
deve essere culturale.
La dimostrazione pratica che si tratta di un percorso che sta ricevendo molta attenzione dal mondo dell’economia solidale del nord è la presenza di “Arcipelago Siqillyàh” alla prossima edizione di “Fa la cosa giusta”, dal 12 al 14 marzo a Milano, con un vero e proprio “quartiere siciliano” abitato da circa 20 produttori. Sarà un’ulteriore occasione per chiarire uno degli obiettivi di questo ambizioso progetto e cioè la possibilità, per queste ancora piccole realtà, di consorziarsi tra di loro, dando vita a strutture che vadano oltre la solita logica del “coltivare il proprio orticello” senza volere impegnarsi per incidere nella realtà circostante, che tra le altre cose li riguarda personalmente.
“Sin dall’inizio abbiamo immaginato la società italiana o anche solo quella siciliana - prosegue il fondatore delle “Galline Felici”, consorzio di 15 produttori siciliani che da anni fanno agricoltura biologica e sono tra i promotori di Siqillyàh - come composta da una
piccola fetta di avanguardia, da un’altra di gente poco raccomandabile, quelli che io chiamo “i fetentoni” e che non consideriamo assolutamente, e dalla maggioranza di persone che adotta comportamenti
poco virtuosi, perché “è così che vanno le cose”. Il nostro progetto vuole fare confluire nelle avanguardie tutti coloro che aspirano a un mondo più pulito.


Che non sono pochi. Analogamente, dentro Arcipelago Siqillyàh si stanno confrontando due visioni:quella del club dei “duri e puri”, che vogliono restare nella loro nicchia, e l’altra più “inclusiva” che vede questo nuovo soggetto fare da traino nei confronti di chi, al momento, si trova in mezzo al guado ma guarda  con interesse a tutte queste nuove pratiche. Un percorso che stiamo, per esempio, facendo con gli insegnanti e le amministrazioni locali. Con queste ultime, in modo particolare, abbiamo rafforzato i rapporti. Dopo l’esperienza di Petralia Sottana, che la scorsa estate ha ospitato lo “Sbarco dei Gas” e con cui continuiamo a collaborare attivamente, abbiamo portato la nostra testimonianza a Palazzolo Acreide e Modica. Comuni, questi ultimi, che saranno anche con noi a “Fa la cosa giusta” e dove saremo nei prossimi mesi estivi per il secondo “Sbarco dei Gas”. Che questa volta coinvolgerà
tutto il mondo dell’agricoltura sociale, ma anche quello
dell’emarginazione in generale, quindi la psichiatria, le carceri, i dipartimenti di salute mentale. La cosa interessante è che la gente comincia veramente a crederci, venendo fuori in continuazione soggetti che si vogliono mettere in gioco. L’alternativa è fare una vita piatta, senza alcuna prospettiva per il futuro. “A Fera bio” è, per esempio, è una delle dimostrazioni che la voglia di un po’ di vita civile, di relazioni non inquinate c’è. E anche forte.
Un’altra delle idee che si stanno andando sviluppando contestualmente ad “Arcipelago Siqillyàh” è la nascita dei Gasp, piattaforma logistico commerciale di produttori bio-veri siciliani (e non solo) alla quale i consumatori critici potranno riferirsi per i futuri e prossimi acquisti di prodotti tipicamente meridionali, in particolare agrumi. I Des Sicilia, ovvero i Distretti di economia solidale saranno, invece, un punto di approdo, la messa in relazione di tutta una serie di soggetti in un circuito economico, a base locale, finalizzato alla valorizzazione delle risorse territoriali, sempre nel rispetto dei criteri di equità sociale e di sostenibilità socio-economica e ambientale. Ciò avverrà attraverso la creazione di filiere di finanziamento, di produzione, di distribuzione e di consumo di beni e servizi. In questo caso, vista la
peculiarità delle produzioni agrumicole siciliane, che stravolgono parzialmente il principio del locale in quanto tale, si dovrebbe dare anche un’impronta nord-sud.
Il Des implica anche la costruzione di un luogo di incontro (digitale e reale) per privati, piccole-medie imprese ed istituzioni, al fine di agevolare lo scambio di informazioni, idee, dati, esperienze, beni e servizi utili, per conseguire, in modo coerente e sistemico, un processo progressivo di distretto locale sostenibile.

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