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Negli ultimi cinque anni si sono notati gravi danni,
specialmente sui pini, ad incerta eziologia. In
questi casi, si ha la tendenza ad attribuire la
causa, secondo gli indirizzi generali che
prevalgono, non soltanto a livello di scuola
fitopatologica, ma presso i mass-media. Chiariamo:
se queste alterazioni sui pini fossero avvenute
trenta anni fa, molti ne avrebbero attribuito la
causa agli insetti, alle ruggini, o ad altri miceti.
Se fossero avvenute venti anni fa, molti li
avrebbero attribuiti a carenze nutrizionali o a
danni dovuti alla siccità estiva o al gelo
invernale. Oggi molti li attribuiscono alle piogge
acide. Ma ad un attento esame dobbiamo escludere
come agente eziologico le piogge acide o altre fonti
di inquinamento. Per i seguenti motivi: le pinete
colpite si trovano in zone molto lontane dai centri
di inquinamento. È vero che alcuni irriducibili
paladini di questa ipotesi dicono che le piogge
acide possono venire dall'Inghilterra a sterminare i
nostri boschi: può darsi, ma in questo caso i pini
più colpiti dovrebbero essere quelli addossati agli
stabilimenti petrolchimici di Gela o Priolo. Cosa
che non è accaduto. In queste pinete colpite,
notiamo che le latifoglie presenti (frassini,
quercie e robinie) sono immuni alle fitopatie. Il
che porta ad attribuire un certo valore alle basse
temperature. Questi danni si sono verificati negli
ultimi cinque anni in alcuni boschi del palermitano.
In particolare in questo caso si sono notate
specialmente sul pino d'Aleppo manifestazioni simili
a quelli del seccume del cipresso. E spesso con
esito letale. Le piante colpite si trovavano ad alta
quota sui 1000 metri sul livello del mare.
In provincia di Agrigento, demanio Ledera,
territorio di Santo Stefano Quisquina, si sono avuti
notevoli danni sui pini mediterranei di un giovane
rimboschimento; qui il processo morboso era
caratterizzato da profonde fenditure nella corteccia
con fuoriuscita di resina e spesso morte delle
piante. In questa ultima zona alcuni esperti hanno
paragonato la fitopatia ai danni provocati sul melo
e su altri fruttiferi da miceti appartenenti al
genere Nectria. Non abbiamo avuto modo di osservare
a fondo quest'ultimo caso; ma non abbiamo osservato
corpi fruttiferi delle ruggini. Abbiamo osservato
che le piante erano molto fitte. Ci riproponiamo, di
proseguire le osservazioni in questi boschi. A
questi danni sono sempre susseguenti attacchi
massicci di scolitidi, tipici coleotteri
sottocorticali delle piante secche o indebolite.
Per quanto riguarda le malattie da inquinamento
ambientale, queste si possono osservare soprattutto
in vicinanza delle grandi città; non con una
sintomatologia precisa, ma soprattutto per la
maggiore recettività delle piante ai vari processi
morbosi. Abbiamo notato a Monte Cammarata il
disseccamento apicale dei pini neri. In questo caso,
poiché le piante colpite si trovano nella cima della
montagna, quindi la causa prima si deve attribuire
al cosidetto effetto «cacuminale». |