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Introduzione |
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Si fa un gran parlare
di piante officinali, delle loro molteplici proprietà,
del loro diverso impiego, di ciò che facevano i nostri
vecchi e tante altre cose, spesso frammiste di un non so
che di vero e di un non so che di faceto.
Nonostante i successi e gli sviluppi della farmacopea
ufficiale, negli ultimi anni l'erboristeria, che aveva
quasi |
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toccato il fondo, ha
avuto un'impennata improvvisa, sospinta sicuramente da
un ritorno quasi inconscio, ma collettivo, alla
naturalità che l'era moderna, tecnologica ed
industriale, ci aveva quasi fatto dimenticare.
L'uomo ha sempre e da sempre fatto uso delle erbe e il
ricordo dei cosiddetti "Giardini dei Semplici" di
ottocentesca memoria, è testimonianza di una medicina
popolare improntata sull'uso delle piante, ognuna con
una propria peculiarità ed un suo specifico impiego. |
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Una bacca, una
foglia, un fiore, una radice, un seme e quant'altro sono
entrati da sempre a far parte della vita dell'uomo,
provandone benefici spesso inspiegabili.
L'istinto, l'esperienza e l'osservazione continua della
natura hanno indotto i nostri progenitori a masticare
una foglia, ad assaggiare un frutto selvatico e |
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più in generale a
curiosare e sperimentare con le piante selvatiche e nel
libro della storia naturale è scritto che l'uomo non ha
mai potuto fare a meno delle piante, piccole o grandi,
suffruticose o arboree o erbacee, ottenendone quasi
sempre positivi risultati e benefici effetti.
Tutti i prodotti della terra ci riportano ad una
naturalità che avevamo un po' trascurato e la loro
riscoperta ci fa gustare un sapore antico in un mondo
nuovo, diverso, una realtà che dobbiamo fare nostra, che
dobbiamo apprezzare e che ci deve piacevolmente
accompagnare nel lungo cammino della vita. |
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Sempre più spesso
l'uomo torna alla natura, torna ad apprezzare i frutti
della terra, ad utilizzarli, ricordando e sperimentando
quanto gli è stato tramandato dai suoi vecchi,
confidando nella loro indubbia bontà e riscoprendo un
gusto che era stato posto nel dimenticatoio della nostra
memoria. L'erborista non è solo un empirista ma |
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anche un farmacologo,
un chimico, un botanico, in una parola uno che conosce,
maneggia e miscela le piante con cognizione e senza
improvvisazione.
Le piante, si sa, sono laboratori chimici naturali, in
grado di sintetizzare sostanze che alcuni laboratori
d'avanguardia non hanno ancor oggi saputo produrre
artificialmente e sono proprio i "principi attivi" la
chiave di lettura di questo mondo verde che è tutto da
scoprire, riscoprire e rivalutare.
La chimica dei laboratori ha scoperto molte sostanze
estraendole proprio dalle piante, la medicina ne ha
studiato i meccanismi d'azione, la farmacia ne ha
individuato il campo d'impiego nelle sue diverse dosi e,
non ultima, l'erboristeria rappresenta il braccio
naturale della chimica farmacologica che partendo dal
prodotto naturale la propone al potenziale utilizzatore. |
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Quella che un tempo
era considerata "la terapia dei semplici" sta ritornando
in voga e le piante si sono dimostrate essere una
farmacia a cielo aperto, inesplorata, da sempre ricche
di sostanze polivalenti che dovremmo meglio conoscere e
magari apprezzare.
Tutti conosciamo una tisana fatta con questa o quell'altra
pianta e nel contesto domestico usiamo tante erbe per
assaporire le pietanze ed ognuna ha una sua peculiarità
ed un suo specifico uso.
Da questa considerazione nasce l'idea di questo volume
divulgativo perché nella moltitudine di piante spontanee
di ognuna vorremmo |
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scoprire o riscoprire
le virtù nascoste. In verità sono tante le erbe
dimenticate che dovremmo meglio conoscere, erbe semplici
ma ricche di cariche vitaminiche che potrebbero
egregiamente sostituire i prodotti di sintesi.
Il consumo di un cespo di borragine bollita, condita con
olio o la preparazione di un bagno salutare con aromi di
timo, rosmarino e salvia sono solo due degli impieghi
più comuni delle piante officinali che ci fanno sentire
bene e sono la testimonianza di una gestualità che è
innata in ognuno di noi.
C'è in tutti una voglia forte, inconscia, di ritorno
alla natura, quella natura che è la nostra terra natìa,
una natura che non è mai matrigna, una natura che
avevamo trascurato, una natura che invece dobbiamo saper
apprezzare in tutte le sue sfaccettature.
Agostino Gatto |
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