I GRANDI ALBERI DI SICILIA

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GLI ALBERI MONUMENTALI NEL CONTESTO DEL PAESAGGIO VEGETALE SICILIANO
 

IL PAESAGGIO DELLA MACCHIA MEDITERRANEA

Il corbezzolo

Il corbezzolo è una delle piante più tipiche e caratteristiche delle regioni mediterranee e dei litorali meridionali dell'Atlantico. In Italia è comune in Liguria, lungo il versante adriatico e tirrenico, in Sardegna, in Sicilia, e in diverse isole minori dove, in alcuni ambiti, diventa un protagonista di rilievo nella costruzione di un paesaggio sempreverde particolarmente espressivo. In genere si riscontra su suoli silicei e dal livello del mare fino a circa 700 m, sia in formazioni di macchia insieme ad altre specie (lentisco, mirto, alaterno, erica arborea, ecc.) sia nel sottobosco di sughereti e lecceti. Si tratta di un arbusto od alberello sempreverde alto fino a 5 (10 m) con corteccia bruno-rossastra, che con l'avanzare dell'età si stacca in strisce sottili. Le foglie sono alterne, grandi e coriacee, con lamina ovato-lanceolata, acuminata e dentellata sul bordo; la pagina superiore è lucida, di colore verde-scuro, quella inferiore è più chiara. I fiori compaiono tra ottobre e dicembre e sono portati in infiorescenze pendule, terminali ai rami, di 15-30 fiori. La corolla, a forma di botte, è bianco-giallastra o leggermente rosata, lucida e con 5 lobi verdastri. I frutti, corbezzole, sono bacche sferiche verrucose, rosse a maturità e di sapore dolce-acidulo che possono essere consumate fresche o trasformate in marmellata.
Il corbezzolo è una pianta conosciuta nella mitologia classica: Carna, la ninfa protettrice della famiglia che viveva nel luogo in cui sarebbe sorta Roma, con un ramo di corbezzolo allontanava le streghe e guariva i bambini malati. Letimologia del nome latino (unedo: da unum edo) " ne mangio uno solo" si riferisce alle modeste qualità organolettiche dei frutti o, più probabilmente, al fatto che possedendo proprietà ipotensive potrebbero far barcollare, come ubriachi, chi ne mangiasse quantità elevate. Questa considerazione trova riscontro, tra l'altro, nei nomi siciliani di `mbriaculi', `mmriaculi' 'mbriachedda', con i quali è nota la specie.
Il valore paesaggistico di questa specie è esaltato durante il periodo autunnale dalla presenza contemporanea di numerosissimi fiori campanulati e dei frutti di colore variabile, in base al grado di maturazione, dal verde al giallo, all'arancio, al rosso vivo ed, infine, al rosso purpureo. Il colore delle foglie, dei fiori e dei frutti richiama quelli della bandiera italiana per cui, durante il Risorgimento ha simboleggiato la "pianta nazionale" per eccellenza.
Specie termofila e mediamente lucivaga, presenta uno sviluppo giovanile abbastanza veloce e una notevole resistenza al passaggio del fuoco per
la scarsa infiammabilità sia dei suoi rami sia della stessa lettiera. Dopo un incendio è tra le prime specie che riprende a vegetare emettendo numerosi e vigorosi polloni radicali (Camarda & al., 1982) che in breve tempo ricoprono il suolo, rinsaldano le pendici collinari e costituiscono estese e fitte macchie verdeggianti.
Tra gli individui di maggiori dimensioni censiti nel territorio siciliano particolare interesse riveste l'esemplare presente nell'ambito della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, nelle cui adiacenze questa specie costituisce lembi residui di macchia mediterranea.
 

 

 

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