I GRANDI ALBERI DI SICILIA

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GLI ALBERI MONUMENTALI NEL CONTESTO DEL PAESAGGIO VEGETALE SICILIANO
 

IL PAESAGGIO DELLA MACCHIA MEDITERRANEA

Il lentisco
Il lentisco (Pistacia lentiscus) è un piccolo albero sempreverde o, più spesso, un arbusto ramoso policormico, di forma arrotondata e per lo più appiattito al suolo. Si riconosce facilmente per via del fogliame coriaceo e lucido, costituito da foglie alterne, con picciolo alato, composte da 2-5 coppie di foglioline a margine intero, che emanano un intenso odore di resina. I fiori sono poco appariscenti e riuniti in densi racemi ascellari. I frutti (drupe) si presentano come piccoli granelli rosso-porpora, quasi neri a maturità, e contengono una piccola mandorla commestibile come quella del pistacchio. Il legno, con alburno giallognolo e durame rossiccio, evidenzia anelli poco distinti.
Nell'antica Grecia questa specie era consacrata a Dictymna, una ninfa di Artemide che amava adornarsene, come anche le vergini elleniche che la imitavano. Per tale motivo ha evocato i simboli della purezza e della verginità.
espressione della macchia - foresta a lentisco lungo la foce del fiume IrminioIl lentisco è diffuso in tutte le coste del Mediterraneo, in Portogallo e nelle Isole Canarie. In Italia è presente nelle regioni costiere bagnate dal Mar Tirreno e dall'Adriatico ed ha particolare frequenza in quelle più meridionali e nelle isole. Non è tuttavia pianta esclusiva della zona dell'olivastro e del carrubo, sebbene proprio in questa fascia manifesta lo sviluppo più appariscente e dominante. E', infatti, un componente molto importante della macchia mediterranea.
Gli ambienti litoranei dove questa specie domina sono molto caratteristici e suggestivi: vasti tratti di landa litoranea nella parte meridionale della Sicilia, caratterizzati da substrati marnosi e calcarenitici più o meno compatti, sono chiazzati dai cespugli verdi emisferici, appiattiti al suolo, che risaltano con particolare evidenza, interrompendo con il loro fresco e verde fogliame lo sterminato squallore della calda estate mediterranea. A volte costituisce formazioni pure mentre più frequentemente, insieme al mirto, alla palma nana, all'olivastro, all'efedra fragile e ad altre specie sclerofilliche e sempreverdi, dà luogo ad aspetti particolarmente espressivi di macchia mediterranea.
Il lentisco è una specie eliofila, resistente alla siccità, all'azione del pascolamento e agli incendi per via della notevole capacità di emettere nuovi polloni subito dopo il passaggio del fuoco. Per l'estrema frugalità che lo caratterizza è in grado di vivere in condizioni ambientali estremamente difficili; resiste bene ai venti e, in prossimità del mare, assume un caratteristico portamento "pettinato".
Lentisco in piena fruttificazioneCome per molte altre piante mediterranee, il lentisco è stato utilizzato dall'uomo fin dall'antichità. La resina ottenuta dall'incisione della corteccia solidifica a contatto con l'aria formando delle essudazioni aromatiche, di colore giallo-chiaro, che costituiscono il cosiddetto mastice di Chio, dal nome dell'isola greca dove la sua produzione era molta abbondante. La resina ancora oggi viene apprezzata per le sue proprietà balsamiche, per aromatizzare vini e liquori, e nella preparazione di vernici; in passato veniva masticata per rinforzare le gengive, profumare l'alito e mantenere i denti bianchi. I piccoli frutti in epoca romana erano conservati sotto sale e impiegati per aromatizzare le carni, mentre in epoche più recenti, in tutto il Mediterraneo, erano spremuti per ottenere olio per alimentare le lampade.
La Riserva Naturale Speciale Biologica "Macchia Foresta del Fiume Irminio" (Ragusa) accoglie sicuramente le formazioni residuali di lentisco più espressive della Sicilia. In quest'area protetta è presente tuttora un pregevole aspetto di macchia-foresta abbastanza fitto all'interno del quale questa specie manifesta tutte le sue potenzialità di sviluppo, assumendo un portamento arboreo ed evidenziando dimensioni apprezzabili dei robusti e contorti fusti che raggiungono circonferenze massime di circa 2 metri (Ph 1, 2). Un altro individuo monumentale si riscontra nel territorio di Comiso, in contrada Colobria.

 

 

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