I GRANDI ALBERI DI SICILIA

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GLI ALBERI MONUMENTALI NEL CONTESTO DEL PAESAGGIO VEGETALE SICILIANO
 

IL PAESAGGIO DELLE COLTURE ARBOREE TRADIZIONALI


Il paesaggio del castagno

Il castagno (Castanea sativa) è uno degli alberi più belli e amati in Italia. Pianta maestosa, a rapida crescita, presenta un'ampia chioma formata da molti rami snelli, rivestiti da foglie alterne e seghettate sul margine. Le castagne, soprannominate dai latini "ghiande di Zeus", sono racchiuse in un riccio verde e spinoso che in autunno si fende per liberarle. Esse sono nutrienti e digeribili ed hanno costituito, fino ad alcuni decenni addietro, una importante fonte alimentare, nel corso dell'inverno, per le popolazioni rurali della collina e della montagna (Cattabiani, 1996). Plinio, tuttavia, non li doveva apprezzare molto in quanto si meravigliava come mai la natura avesse protetto con tanto zelo frutti di così scarso valore.
Secondo alcuni autori il suo nome deriverebbe da Kastanis, città del Ponto, in Asia Minore, dove secondo Plinio la specie era molto abbondante.
I suoi boschi danno luogo a paesaggi di bellezza incomparabile in diverse zone delle Prealpi, degli Appennini ed in Sicilia, a quote comprese tra 200 e 1200 metri s.l.m.
Molti studiosi hanno messo in dubbio l'indigenato del castagno in Italia; gli autori classici ritenevano che fosse stato introdotto dall'oriente e, a tal proposito, è significativo il nome di «noce pontica» che gli attribuivano. Tuttavia, alcune indagini recenti, relative al ritrovamento di polline fossile in varie zone dell'Europa meridionale e dell'Italia, fanno supporre che la specie sia originaria anche del nostro Paese. Con riferimento al territorio delle Madonie (Palermo) è stata accertata, nell'ambito di una torbiera in territorio di Geraci Siculo, la presenza di polline fossile di castagno risalente a circa 10.000 anni fa.
Oggi i castagneti sono minacciati e spesso decimati da alcune malattie parassitarie come il cancro della corteccia; la loro decadenza pare favorita anche da una certa trascuratezza colturale conseguente al deprezzamento dei tradizionali prodotti: i frutti ed il legname.
Il microclima dell'ambiente del castagneto è mite ed accogliente: muoversi tra i castagni, sotto le loro vaste chiome verdeggianti, fa respirare un'atmosfera di serenità e di solennità.
Le castagne hanno costituito fino ad alcuni decenni fa un alimento importante, durante l'inverno, per diverse popolazioni rurali delle zone collinari e montane: ridotte in farina, sostituivano il pane soprattutto durante i periodi di carestia.
Alcuni vetusti e giganteschi castagni, assurti a celebrità universale, testimoniano la straordinaria longevità di questa specie: basterebbe ricordare il castagno dei cento cavalli ed altri poderosi esemplari millenari che ancora continuano a vegetare sulle pendici dell'Etna, costituendo testimonianze di un vigore vegetativo impressionante.
Famoso per le sue dimensioni è il castagno dei cento cavalli. Si tratta di uno dei più vecchi e famosi alberi monumentali d'Italia e del mondo, così chiamato perché nel XVI secolo sotto la sua vasta chioma avrebbe trovato riparo Giovanna d'Aragona - figlia di Giovanni II d'Aragona e moglie di Ferdinando I che guidò il Regno di Napoli dal 1447 al 1517 - con i cento cavalieri che l'accompagnavano durante una visita all'Etna. Notizie storiche su questo autentico monumento della natura si hanno a partire dal 1500. Tuttavia è durante i secoli XVIII e XIX che il monumentale castagno diventa meta di artisti e viaggiatori europei che hanno lasciato dettagliate descrizioni oltre a stampe e dipinti straordinari. Dei suddetti personaggi si ricorda Jean Houel che osservando attentamente il castagno ha l'impressione che fosse costituito da più individui. Ma a fugare queste perplessità interviene il canonico Giuseppe Recupero, autore della "Storia naturale e generale dell'Etna" (1757), il quale asserisce che i diversi fusti derivano da un'unica grande ceppaia. La probabilità che gli attuali tre distinti fusti appartengano allo stesso individuo viene confermata dai risultati di recenti analisi eseguite con marcatori molecolari dal Dipartimento di Produzione vegetale dell'Università degli Studi di Udine, su commissione della Provincia Regionale di Catania (Arcidiacono, 2003).
Questo colossale albero, di 22 metri di altezza e circonferenza del tronco (50 metri se si considerano nell'insieme i tre esemplari), cresce alle falde del vulcano, in località Tre Castagni, nel comune di Sant'Alfio, in provincia di Catania. Esso detiene il duplice primato in campo europeo di albero più grande (largo) e più longevo essendogli attribuita un'età di 2000-3.000 anni. Nel corso della sua vita plurimillenaria questo meraviglioso albero ha resistito alle minacce dei fulmini, delle colate laviche e alle insidie degli uomini. Notevoli dimensioni possiede anche il vicino "Castagno della Nave" che vegeta in ottime condizioni in località "Taverna", nel territorio del comune di Mascali, tra Sant'Alfio e Linguaglossa. Il suo tronco, dal quale si dipartono possenti ramificazioni, ha una circonferenza di 23 metri ed un'altezza di 19 m. Il nome, "Nave" molto probabilmente allude alla strana forma della ceppaia che ricorda lo scafo di un veliero e alle grosse ramificazioni protese verso l'alto a guisa di alberi di nave.
Altri individui ragguardevoli si hanno sempre sull'Etna e, più marginalmente, sulle Madonie in località Taccarelle dove sono ancora presenti alcuni vetusti individui, di circa 7 metri di circonferenza, mentre il più grande da qualche anno è disseccato in seguito agli attacchi dell'agente fungino del cancro della corteccia.

 

 

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