I GRANDI ALBERI DI SICILIA

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GLI ALBERI MONUMENTALI NEL CONTESTO DEL PAESAGGIO VEGETALE SICILIANO
 

IL PAESAGGIO DELLE COLTURE ARBOREE TRADIZIONALI


Il paesaggio del faggio


Il paesaggio forestale delle montagne siciliane più elevate è caratterizzato prevalentemente da boschi monospecifici di faggio (Fagus sylvatica), un vigoroso albero caducifoglio dotato di grande capacità costruttiva. Si tratta di una specie di eccezionale robustezza e resistenza alle rigide temperature invernali, essendo in grado di tollerare valori prossimi ai - 25 °C.
Il nome scientifico sembra derivare dal verbo greco Phago che significa "mangio". Esso probabilmente allude alla commestibilità dei piccoli frutti trigoni, comunemente chiamati "faggiole", che ricordano nel gusto quello di mandorle e noci. I nomi locali (Fau, Fagu) potrebbero avere avuto origine dal termine francese fau che anticamente indicava il faggio adulto.
L'ampio fogliame leggero, la delicata struttura, la forma espansa della frondosa chioma e I' apparato radicale poco profondo, lo rendono incapace di competere con specie più resistenti ai suoli e agli ambienti asciutti, battuti dai venti disseccanti o troppo caldi, e lo costringono a insediarsi negli ambiti territoriali più freschi ed umidi, interessati da abbondanti piogge e da elevata umidità atmosferica.
Queste condizioni si realizzano soprattutto nella fascia altimetrica compresa tra 1.400 e 1.900 m s.l.m., specialmente sui versanti settentrionali, laddove la costante presenza delle nebbie, oltre ad integrare i normali apporti idrici attraverso la coIl Lago Biviere di Cesarò, il bacino lacustre montano più grande della Sicilia a valle degli estesi faggeti di Monte Soro.ndensazione, compensa in parte la notevole aridità estiva, limitando la traspirazione e mantenendo più bassa la temperatura delle chiome. La nebbia agisce, inoltre, sull'intensità di alcuni fenomeni particolarmente dannosi per le piante, come le gelate, soprattutto tra la fine dell'inverno e la primavera allorquando le tenere foglie del novellame di faggio sono particolarmente vulnerabili (Raimondo & al., 2004).
Soltanto lungo le incisioni torrentizie e in alcune valli opportunamente protette e favorevolmente esposte, il faggio scende a quote più basse, dando luogo a piccoli nuclei che s'inseriscono all'interno dei querceti sottostanti.
Il paesaggio del faggio in Sicilia costituisce una significativa testimonianza del periodo glaciale e, per certi aspetti, si può considerare come il prolungamento o l'ultima propaggine di quello che caratterizza l'Appennino, le Alpi e le pianure dell'Europa centrale, dove questa specie si estende con una grandiosità insuperabile.
In considerazione delle particolari esigenze climatiche, i boschi di faggio nell'Isola sono localizzati soltanto sui principali sistemi montuosi e, soprattutto, sui Nebrodi, sulle Madonie, sull'Etna, sui Peloritani (Bosco di Malabotta) e, marginalmente, in provincia di Enna (Bosco della Giumenta e Monte Sambughetti) (Hofmann, 1960). In tali ambiti, tuttavia, il faggeto non costituisce una fascia forestale continua, ma presenta una distribuzione spesso frammentaria sia per la geomorfologia particolarmente accidentata, con ampie depressioni e strette vallate interposte tra le culminazioni montuose, sia per la scarsa attitudine della specie ad occupare i versanti meridionali dove non sussistono condizioni microclimatiche di tipo subatlantico. Pertanto, anche all'interno del suo potenziale areale montano, il faggeto è interrotto da estese radure occupate da formazioni vegetali di origine secondaria come praterie mesofile, xerofile e fruticeti.
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