|
Il
paesaggio delle querce caducifoglie
Il cupo paesaggio dei boschi di leccio e di sughera, in
corrispondenza delle prime elevazioni collinari, sulle
pendici montane meno acclive e nelle valli e vallecole con
suoli profondi, cessa quasi totalmente per lasciar spazio al
"paesaggio dalla roverella" o, meglio ancora, a quello delle
querce caducifoglie termofile e mesofile in quanto diverse
sono le specie quercine che lo costituiscono in base alla
natura del suolo, all'altitudine e all'esposizione dei
versanti. Si tratta di piante di terza grandezza, alte fino
a 25 m, con fusto tozzo, contorto e robusto, rivestito da
una scorza bruno-grigiastra che diviene, in genere, più
scura e fessurata con l'età. La chioma, densa e arrotondata
nelle piante isolate, è costituita da foglie
semipersistenti, a margine lobato, ricoperte nella pagina
inferiore da una ricca peluria biancastra che riveste anche
i giovani rametti. In autunno avanzato le foglie
ingialliscono, ma rimangono generalmente attaccate ai rami
per buona parte dell'inverno per cadere poco prima
dell'emissione di quelle nuove.
Il legno, molto compatto e resistente all'acqua, è un ottimo
combustibile. Esso tende ad imbarcarsi ed essendo difficile
da lavorare, in passato, era impiegato soprattutto per
travature, traverse ferroviarie e costruzioni navali. Le
ghiande vengono utilizzate per l'alimentazione dei suini,
anche se, in tempi di guerre e di carestie, sono state
impiegate per l'alimentazione umana come castagne e per
produrre un surrogato del caffè. Per tale scopo si
utilizzavano, previa tostatura, quelle di gusto dolciastro e
con scarso contenuto di tannini, prodotte da alcuni ecotipi.
I Greci e i Romani consideravano la quercia come sacra: Zeus
aveva la quercia come simbolo accanto al fulmine e
all'aquila ed aveva sposato Era in un querceto. Nella
mitologia Greca si attribuiva il diluvio della Beozia alle
liti tra Zeus ed Era e quando cessarono le piogge, si vide
erigersi dal terreno una grande quercia, quale simbolo della
pace conclusa tra il re degli dèi e sua moglie. L'idea che
le querce fossero qualcosa di più che semplici alberi è
rimasta radicata nel pensiero popolare. A tal proposito una
leggenda racconta che il diavolo aveva ottenuto da Dio il
permesso di possedere completamente il bosco quando gli
alberi fossero spogli, ma le querce per salvarlo con supremo
sforzo s'impegnarono a trattenere sui rami le foglie secche
ed avvizzite, senza lasciarle cadere.
Il paesaggio delle querce caducifoglie in Sicilia è espresso
da numerosi nuclei di modeste dimensioni che soltanto sulle
Madonie, nell'area dei Monti Sicani e nel Bosco della
Ficuzza hanno maggiore estensione. Querceti significativi
sono frequenti anche sui Peloritani ed in alcuni versanti
dell'Etna, dell'Ennese e degli Iblei, mentre nuclei
residuali si incontrano quasi ovunque al margine dei
coltivi, lungo le strade di campagna e accanto alle case
rurali, costituendo una significativa testimonianza della
remota esistenza dei boschi di querce in una vasta zona
compresa dal livello del mare fino a circa 1200 metri,
attualmente occupata per buona parte da seminativi, oliveti
ed altre colture legnose (Ph
13,
14).
>> |