I GRANDI ALBERI DI SICILIA

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GLI ALBERI MONUMENTALI NEL CONTESTO DEL PAESAGGIO VEGETALE SICILIANO
 

IL PAESAGGIO DELLE COLTURE ARBOREE TRADIZIONALI


Il paesaggio della sughera

La sughera, dopo il leccio, è la specie che caratterizza di più il paesaggio vegetale dell'Italia mediterranea (Fenaroli, 1998). Si tratta di una pianta nota fin dall'antichità ed apprezzata, tra l'altro, per le qualità della sua scorza. In Grecia era considerata sacra e venerata come simbolo di libertà e di onore al punto che a nessuno era lecito tagliarla senza il consenso di un sacerdote.
E' una quercia sempreverde inconfondibile per via del tronco robusto e dei rami ricoperti da una spessa corteccia, screpolata, fessurata e suberosa, di colore grigiastro. Le foglie sono coriacee, alterne, simili a quelle del leccio, di un bel verde scuro nella pagina superiore e biancastre in quella inferiore per la presenza di numerosi e fitti peli morti. La chioma è ampia e irregolare soprattutto nelle vecchie piante isolate.Sughereto infase di decortica (Collesano, Palermo)
Diffusa allo stato spontaneo nel settore occidentale del Mediterraneo, in Italia si riscontra in Sardegna, Sicilia e sui versanti tirrenico e fonico della penisola.
In Sicilia costituisce consorzi quasi puri nelle stazioni più calde ed aride e sui terreni di natura poco coerenti di natura silicea, dal livello del mare fino a circa 800 m. In alcuni ambiti particolari, come in contrada Bosco Sugheri (Geraci Siculo) ed a Monte Coniglio (Nicosia) la specie si spinge oltre i 1000 m, grazie alla presenza di un microclima particolare caratterizzato da nebbie basse e persistenti. Queste ultime si rivelano preziose sia in estate, quando assicurano alla sughera un certo grado di umidità che le permette di resistere meglio alle elevate temperature, sia in inverno mitigando i rigori della stagione.
I sughereti siciliani si estendono complessivamente su una superficie di circa 15.000 ettari. Quelli più vasti e continui ricadono sui Nebrodi, sulle Madonie, nel Bosco della Ficuzza presso Palermo, a Caltagirone (boschi di Santo Pietro) in cui si rinvengono circa 75 individui di notevoli dimensioni (Galesi e Mascara, 1999) ed a Niscemi. Nel territorio di quest'ultimo comune, in particolare, nella contrada Pisciotto, nonostante gli interventi umani spesso distruttivi, si è conservato un nucleo con numerose sughere plurisecolari che può essere considerato come un vero e proprio relitto di quella preistorica foresta che trovarono i coloni greci e, prima di essi, le popolazioni indigene (Interliggi & al., 1999).
Propaggini significative dal punto di vista fitogeografico sono rappresentate dai nuclei di sughera presenti nelle province di Trapani e di Siracusa.
Gli attuali sughereti sono formazioni boschive più o meno fortemente antropizzate, meno densi e più luminosi dei lecceti: Essi risentono, infatti, fortemente dell'azione esercitata dall'uomo che fin dall'antichità ne ha curato lo sfruttamento economico.
Il prodotto principale di questa specie è rappresentato dal sughero, originato da uno speciale tessuto generativo secondario: il fellogeno. Il sughero è un tessuto formato da cellule morte riempite d'aria, la cui parete è rivestita dalla suberina, una sostanza impermeabilizzante, con un forte potere isolante. Esso conferisce alla pianta una valida protezione contro le escursioni termiche e una difesa nei confronti dell'attacco di parassiti esterni.
L'estrazione del sughero avviene verso i 15-20 anni, quando il fusto ha raggiunto la circonferenza di 60 cm a petto d'uomo. Il prodotto ottenuto dalla prima decortica (demaschiatura) prende il nome di sugherone o sughero maschio, mentre quello delle successive estrazioni è detto sughero gentile o sughero femmina. Se durante la decortica non viene danneggiato il fellogeno (la mamma del sughero) la pianta è in grado di rigenerare un nuovo strato di sughero.
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