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Nella “Storia dei Vini
d’Italia”, scritta dal Bacci nel 1596, venivano citati i vini prodotti
sui colli che circondano Catania, la cui bontà era attribuita alle
ceneri dell’Etna. Questi vini sono oggi conosciuti con la
denominazione “Etna”, che identifica la produzione dei comuni etnei di
Biancavilla, S. Maria di Licodia, Paternò, Belpasso, Nicolosi, Pedara,
Trecastagni, Viagrande, Aci S. Antonio, Acireale, S. Venerina, Giarre,
Mascali, Zafferana, Milo, S. Alfio, Piedimonte, Linguaglossa,
Castiglione e Randazzo, tutti in provincia di Catania. I vigneti di
queste zone sono caratterizzati dai tipici terrazzamenti e muretti in
pietra lavica.
La Doc, la più antica in Sicilia essendo stata riconosciuta nel 1968 (GU
n. 244/68), è prevista nelle tipologie bianco, bianco superiore e
rosso o rosato. Il vino bianco è ottenuto da uve di Carricante (minimo
60%) e Catarratto bianco comune o lucido (fino al 40%), con
l’eventuale aggiunta di Trebbiano, Minnella bianca e altri vitigni a
bacca bianca non aromatica (fino a un massimo del 15%). Il bianco
superiore è prodotto soprattutto con uve di Carricante (minimo 80%) e
Catarratto bianco comune e lucido fino al 20%, mentre il rosso o
rosato con uve di Nerello mascalese (minimo 80%) e Nerello mantellato
(Nerello cappuccio) fino al 20%. Per il bianco superiore e il rosso o
rosato è prevista anche l’eventuale aggiunta di altri vitigni non
aromatici a bacca bianca.
Si sta comunque facendo strada l’ipotesi di una modifica del
disciplinare di produzione, per rispondere soprattutto all’esigenza di
un ampliamento della base ampelografica.
A tutelare la Doc Etna è il Consorzio di tutela dei vini Doc prodotti
in provincia di Catania.
Nelle sue diverse tipologie l’Etna Doc ha rappresentato nel 1999 il 5%
della produzione regionale a denominazione d’origine, per un volume
complessivo di circa 8.900 ettolitri, che ha subìto una flessione
molto contenuta rispetto all’anno precedente.
Il vino ottenuto è per l’85% rosso o rosato.
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