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"Perdurò si fiero terremoto per lo spatio di un Miserere; onde que’ miseri scampati dagli offendenti sassi e cadute maramme, semivivi e dolenti, tante statue sembrando, privi di spirito, in piedi trattener non si potevano. Gl’occhi alla luce aprirono, e vedendo non esserci pietra sopra pietra, si abbagliò dalle lacrime la vista, e dal fremore e timore si sentiva ognun l’anima esalare."

Così il dottore Mario Centorbi, giurato di Occhiolà, scrive nel suo Raguaglio Lacrimevole sul terremoto che, l’11 gennaio 1693, distrusse la sua città.
Molte furono le vittime del disastro (1516, secondo Centorbi, ma la cifra esatta è alquanto incerta) e pochi i superstiti; questi iniziarono immediatamente a cercare dei luoghi sicuri ove rifugiarsi. Alcuni trovarono ospitalità nel convento dei Padri Eremiti del Piano, altri si stanziarono nelle campagne circostanti (Giandritto, Camemi, Fondo Margi). La mancanza dei beni di prima necessità indusse i superstiti a chiedere aiuto all’Eccellentissimo don Carlo Maria Carafa principe di Butera e di Roccella, barone di Occhiolà, che abitava a Mazzarino. Questi, appresa la dolorosa notizia, inviò subito i soccorsi alla povera gente che iniziò subito a nutrire, nei suoi confronti, sentimenti di profonda gratitudine.

Successivamente il principe invia un gentiluomo di palazzo, don Giovanni Di Silvestro, con l’incarico specifico di ricondurre i propri vassalli nel feudo di Gran Michele, territorio sul quale doveva essere costruita la nuova città. Quindi inizia a lavorare al piano della città, sia da solo, sia con l’aiuto di fra’ Michele da Ferla, architetto già attivo a Sciacca, il quale inizia subito a tracciare le strade e le chiese su disegno eseguito dal principe stesso, incidendole su una lavagna di ardesia (nella foto a lato), tuttora conservata nel Palazzo Comunale.Compiute queste prime operazioni, viene ordinato di iniziare i lavori per la costruzione della città; il 18 aprile di quell’anno, poco dopo mezzogiorno, con l’assistenza del Clero e di tutto il popolo, al suono di campane, trombe e tamburi, fattasi la benedizione, viene posta in uno degli angoli dell’esagonale recinto, dalle mani stesse di don Carlo Maria, la prima pietra, dove era indicato il giorno, il mese, l’anno e l’ora dell’inizio dei lavori. Dopo la partenza del principe, si dà inizio alla occupazione dei lotti che i contadini scelgono nell’isolato. Le costruzioni iniziano rapidamente, ma il 28 luglio un incendio distrugge buona parte dei pagliai e delle baracche costruite ai margini della nuova città. L’incendio, che si rivelerà provvidenziale per il regolare processo di costruzione di Grammichele, convincerà anche i più titubanti a trasferirsi entro le maglie della città.  

   

immagini

le chiese

il museo civico

Immagini e testi per gentile concessione 

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Distanza dalle città Capoluoghi (in Km)

Agrigento

130

Enna

82

Ragusa 

130

Caltanissetta

101

Messina

158

Siracusa

84

Catania

62

Palermo

243

Trapani

357

 

Censimento 2001 della popolazione

(Dati Istat)

Kmq. 30,95 
Abitanti 12.661 
Famiglie 4.799 
Immigrati 104 
Densità 409 

 

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