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Centro agricolo e
peschereccio delle isole Eolie,Lipari è l'isola più vasta del'arcipelago.
Rientrano nel territorio comunale di Lipari tutte le altre isole
Eolie, meno Salina. L'arcipelago eoliano ha subito nel corso dei
secoli l'invasione di diversi popoli. Sin dagli inizi del IV
millennio a.C., l'antica "Meligunes", sviluppò una civiltà propria
che si esplicò essenzialmente nello sfruttamento delle colate di
ossidiana, vetro tagliente di colore nero che costituì la base
della straordinaria prosperità di cui le isole godettero per
almeno 2 millenni. Tra il XIX e il secolo XVIII a.C. venuta meno
l'importanza dell'ossidiana, Lipari divenne un importante scalo
nelle rotte del Mediterraneo orientale, battute soprattutto dai
Cretesi, che influenzarono la cultura eoliana. L'isola cominciò a
stabilire regolari contratti con genti micenee di stirpe eolica da
cui le isole trassero il nome che ancora conservano. Ad esse si
riportano le leggende del mitico re Eolo, signore dei venti,
citato nell'Odissea di Omero. Nel corso del XVIII sec. a.C. nelle
isole si insediarono, provenienti dalle coste della Campania,
genti ausonie con le quali si connette la leggenda del re Liparo,
da cui trasse nome la città. Conquistata dai Romani nel 252 a.C.
perse con l'indipendenza la prosperità economica. Subì in queste
occasioni devastazioni e nuovi disastri. In età cristiana fu sede
vescovile. Nel 1544 la città fu saccheggiata dal feroce corsaro
Barbarossa che trascinò come schiavi quasi tutti gli abitanti
segnando così la totale decadenza di Lipari. Venne successivamente
riedificata e ripopolata da Carlo V e da allora seguì le sorti
della Sicilia e di Napoli. L'abitato si estende lungo le due
pittoresche insenature di Marina Lunga e Marina Corta e in parte è
distribuito attorno al Castello, antica acropoli della città greca
e romana, che si erge maestosa su alta roccia di lava liparitica.
L'agricoltura e la pesca sono state le attività economiche
prevalenti nelle isole eolie, anche se l'agricoltura è stata
influenzata dalla fluttuazione del popolamento con conseguente
abbandono o ripresa delle colture. L'utilizzazione del suolo si
basa sulla coltivazione della vite, dell'olivo, del cappero e di
limitate superfici a frutteto e cereali. Anche la pesca è in crisi
per la mancanza di strutture. Durante la primavera e l'estate
avvengono, nelle acque adiacenti alle isole, imponeti emigrazioni
di fauna marina, tra le quali notevoli sono quelle del "pesce
azzurro", tonno, pesce spada e dei cosiddetti "cicirelli". Il
pescato di solito viene immesso nel mercato locale e in caso di
pescate abbondanti, il prodotto viene smistato e fatto affluire ai
mercati di Milazzo e Messina. Un'importante risorsa locale è
costituita dall'estrazione della pomice che viene lavorata ed
esportata persino all'estero. Il turismo, invece, è in fase di
sviluppo. Il mare, le condizioni climatiche favorevoli, le coste,
il paesaggio assai mutevole e le grotte, sono tutti elementi di
attrazione per il turista. Le isole che hanno avuto un più marcato
incremento nelle ricettività alberghiere sono Vulcano e Lipari,
mentre Filicudi ed Alicudi, a causa della difficile accessibilità,
dovuta alla carenza di collegamenti, hanno avuto finora uno
sviluppo turistico piuttosto limitato. In seguito a scavi
sistematici iniziati nel 1946 a Lipari sotto la guida di Luigi
Bernabò Brea è venuta alla luce una documentazione archeologica di
straordinario interesse e illuminante la preistoria non solo
dell'arcipelago eoliano, ma anche della Sicilia e dell'Italia
meridionale. L'immenso patrimonio archeologico dell'acropoli di
Lipari e dell'arcipelago eoliano è stato sistemato nel Museo
eoliano.
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