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Situato all'estremità ovest della provincia di
Caltanissetta. non lungi dalla confluenza fra i fiumi Platani e
Gallodoro. il comune di Milena (metr. 420 sul livello del mare)
vanta una popolazione di circa 3.800 abitanti.
La particolare collocazione geografica. alla confluenza appunto di
vie fluviali, ha determinato fin dai tempi più antichi
l’incrociarsi di correnti culturali e di gruppi umani di diversa
provenienza. La prima diffusa occupazione del territorio finora
documentata risale ad età neolitica, quando l'agricoltura e
l’allevamento (su scala ridotta) costituivano le risorse primarie.
In località Serra del Palco-Mandria sono stati scavati i resti di
capanne con i livelli pavimentali ed i focolari. Sopra tali
capanne si impiantarono due monumentali recinti ad abside,
corrispondenti ad altrettante unità abitative (ivi compresi gli
spazi per gli animali domestici e per il foraggio). I confronti
con costruzioni simili nell’area del Mediterraneo orientale
(soprattutto nell’isola di Cipro) inducono a credere che piccoli
gruppi di genti provenienti da quelle contrade siano venuti a
stanziarsi nei nostro territorio, portando una nuova tecnica
costruttiva per le abitazioni. I frammenti ceramici recuperati nei
livelli di Serra del Palco-Mandria sono del periodo neolitico
medio (V millennio a.C. circa), tipici dello stile di Stentinello
(che altri preferisce chiamare del Cronio) e di quello a
decorazione tricromica (per la classe della ceramica più fine).
Abbondanti frammenti ed interessante industria litica provengono,
per lo stesso periodo, dalla località Iannicu. Sparute sono finora
le testimonianze per l’ultimo periodo dell’età neolitica
corrispondente allo stile di Diana (contrade Serra del
Palco-Mandria, S. Paolino, Rocca Aquilia).
I due momenti più significativi dell’occupazione di età storica
sono senz’altro quello tardo-romano e quello medievale, entrambi
ben rappresentati nel grande centro di contrada Amorella, distante
in linea d’aria poco più di 2 chilometri dal corso del Gallodoro.
Il toponimo, derivato dal nome di un Gaspare de Amorella che, per
conto del padre. acquistò quella terra agli inizi del 600.
sostituiva il più antico "Rocca del Cannitazzo". Una
concentrazione di frammenti di età tardo-romana (lV-V secolo d.C.)
con sicure importazioni africane, e con numerose testimonianze di
bolli cristiani, indica forse l’inizio dell’occupazione stabile e
su vasta scala dell’area in questione, protrattasi, probabilmente
senza soluzione di continuità, almeno fino al pieno
quattordicesimo secolo. Una laminetta recuperata di recente recava
inciso, in caratteri arabi, un versetto del Corano. Appare assai
verosimile che proprio in contrada Amorella sia da localizzare il
primo casale di Muloc, Mulocca o Milocca, toponimo di derivazione
araba attestato anche in altre località della Sicilia, ma di
incerta etimologia. E stato a tal riguardo richiamato il termine
maluk, mulak "ciliegio", "frutta di re" (habb al-muluk) oppure
quello di milk, "grande proprietà", "latifondo", tuttora in uso
nella lingua berbera:
ancora più improbabile appare il riferimento al catalano miloca,
col significato di "macchina per tirar acqua".
Il nostro casale, controllato dal Vescovo di Agrigento, viene
ricordato come proprietà di un Nicolò di Aspello, cavaliere di re
Manfredi. Il declino del sito comincia, verosimilmente, con la
donazione fatta nel 1363 dall’ultimo barone di Milocca, Giacomo
Capizzi, al Monastero di San Martino delle Scale a Palermo. Con la
fine di Rocca Amorella, siamo già nel buio anonimo dei feudi, che
ha consentito tuttavia la conservazione del toponimo Milocca fino
in tempi moderni. Poi, i monaci di San Martino (con la
sistemazione monumentale dell’ultimo ‘700) tireranno in lungo le
loro liti per gli usi civici con la città di Sutera. Nel 1894
verrà scritta l’epica pagina della rivolta delle donne di Milocca,
nel contesto dei Fasci siciliani. Già nel nostro secolo, la
frazione di Milocca inizia le sue rivendicazioni di affrancamento
da Sutera. Uno dei motivi del contrasto fra i Milocchesi e il
Comune di dipendenza era costituito dalla scarsezza delle risorse
idriche; le lamentele si intensificarono nel 1921. quando Sutera.
con il contributo finanziario anche degli abitanti di Milocca,
venne collegata all’acquedotto delle Madonie. L’autonomia
amministrativa arriverà soltanto con D.R. del 30 dicembre 1923. I
primi anni della nuova situazione non apportarono sostanziali
miglioramenti. Anzi, i funzionari inviati come amministratori
dalla Provincia di Caltanissetta non consentivano neanche il
diritto di determinare indirettamente, come avveniva coi vecchi
delegati milocchesi nel Consiglio di Sutera. la gestione delle
risorse finanziarie. La nuova pagina per il neonato comune sarà
scritta da Totò Angilella, già presidente del comitato per
l’autonomia. nominato commissario prefettizio nel 1927 e
successivamente eletto sindaco.
L’attuale toponimo Milena. di parziale assonanza con Milocca. dopo
un fugace ed assai esplicito Littoria Nissena, risale al dicembre
del 1933: al troppo impegnativo Fascio si finì per preferire, per
non turbare certi equilibri territoriali, la meno compromettente
suocera di Vittorio Emanuele III, Milena di Montenegro. madre
della regina Elena. I diversi villaggi-robbe. che col centro
urbano vero e proprio costituirono il nuovo Comune, risultavano
spesso da aggregazioni di nuclei più piccoli ed erano in origine
indicati col nome (o più spesso col soprannome) della famiglia più
rappresentativa:
in epoca fascista furono ribattezzati con nomi risorgimentali e
patriottici. Era, insomma, una tipica occupazione katà komas ("per
villaggi", appunto), probabilmente di lunga durata nella storia
del territorio. Quando nel 1928 la sociologa americana Charlotte
Gower metteva piede a Milena per indagarne le strutture
antropologico-culturali, la vita delle robbe era ancora quella che
la tradizione contadina aveva saputo preservare intatta nei suoi
profondi valori. Il volume Milocca. A Sicilian Village, pubblicato
solo nel 1971, rappresenta ufficialmente l’atto di nascita
dell’interesse, tuttora vivo, della cultura storica moderna per il
nostro territorio.
Con un episodio isolato alla fine degli anni ‘60, e poi
sistematicamente a partire dal 1977, si concretò invece la ricerca
archeologica nel comprensorio alla confluenza fra i due fiumi,
condotta dall’Istituto di Archeologia dell’Università di Catania
per conto della Soprintendenza ai Beni CC.AA. di Agrigento prima e
di Caltanissetta dopo. La sensibilità degli Uffici competenti ha
posto le basi per la realizzazione di alcuni espropri in aree di
rilevante interesse archeologico, quali Rocca Amorella e Monte
Campanella - Serra del Palco. L’Amministrazione comunale, dal
canto suo, ha preso l’iniziativa per la costituzione di un Museo
Civico, oggi in avanzata fase di realizzazione (ma nessuno sa
quale politico avrà il piacere di tagliarne il nastro e quando!),
affidato alla gestione della Soprintendenza di Caltanissetta.
Questi aspetti confortanti della vita e dell’identità municipale
sono tuttavia ben poca cosa di fronte al pericolo incombente:
quello della scomparsa delle strutture e degli assetti
tradizionali della società milocchese, travolti da una
generalizzata crisi di identità, pasciutasi dei nuovi valori del
consumismo. È relativamente recente la tendenza ad abbandonare le
robbe, favorita certo dalla costruzione di più confortevoli
alloggi popolari, ma determinata anche dalle condizioni di degrado
ambientale dei villaggi, che risentivano fatalmente della crisi
dell’agricoltura e della stessa società contadina. In tal modo,
rischia di essere messo in discussione proprio quel tipo di
aggregazione che aveva costituito da sempre l’elemento originale
del territorio di Milena.
Una situazione di questo tipo ha finito col determinare negli
ultimi tempi, in seno alla comunità locale, una condizione di
apparente paradosso. nella quale al recupero di larghi capitoli
della storia remota, propiziato dalla ricerca archeologica,
corrispondeva, invece, l’oblio per i momenti più recenti.
In tale prospettiva, la piccola Casa-Museo realizzata dalla Pro
Loco alla Robba Ranni, che custodisce le testimonianze della
civiltà contadina amorevolmente raccolte da Giuseppe Pasquale
Palumbo. Presidente delta pro Loco di Milena, vuoi rappresentare
un inversione di tendenza. La riproposizione viva e fedele dei
modi del vivere, dell’abitare e del lavorare del contadino di
qualche decennio addietro corrisponde all’esigenza di una
fruizione immediata da parte del visitatore. Le botole nei
pavimenti, le tannure, le mensole ai muri, le basi per reggere le
brocche, per non dire degli acciottolati e del buio nelle stalle,
meritano certamente di più che un sorriso di curiosità o di
compiacimento, di più che un tuffo nella memoria dietro le
immagini sfocate di nonni e bisnonni. Gli strumenti per la
lavorazione della terra (con la prevalente coltura del grano). per
quella della lana o del lino affondano le loro radici nei
millenni. Le falci e le roncole di ieri equivalgono ai falcetti di
selce con immanicature di legno di settemila anni fa, restituiti
dagli strati della Serra del Palco. Le macine ed i crivelli così
diffusi nelle robbe nascondono lo stesso sudore (soltanto con
diverse cantate o cantilene) che le macine e i pestelli rimasti
anneriti dall’incendio nel quale fu avvolta una delle capanne
neolitiche della stessa Serra del Palco. Nella Casa-Museo stanno
dunque scritte le ultime pagine di un lungo capitolo della storia
di Milena. Storia anonima. certo. di umili e laboriosi viddani di
piccole e modeste comunità lontane dai centri del potere. legate
alla realtà agricola e pastorale del territorio. Ma l’intera
storia dell’umanità è fatta in primo luogo della viva forza
d’attrazione esercitata dal grembo fertile della Terra-Madre.
L’identità contadina è la forma primordiale d’amore per la vita.
Quel che resta del convento-fattoria dei Padri Cassinensi (ormai
in completa rovina) risale alla ricostruzione settecentesca (1740
come risultava da una lapide sul portale d’ingresso, oggi
scomparsa). La chiesa, che costituirà uno dei poli di aggregazione
urbana, fu costruita nel 1874; le spese (con contributi derivanti
in larga misura dalla vendita del grano) furono affrontate da
tutti gli abitanti di Milocca, allora frazione di Sutera. Ad una
ventina di anni dopo (il 27 ottobre del 1893) risale la cosiddetta
rivolta delle donne, nel contesto dei moti voluti dai Fasci dei
Lavoratori. Alcune centinaia di donne riuscirono, in quell’occasione,
assaltando la locale caserma dei carabinieri. a liberare quattro
braccianti in stato di fermo. L’episodio della rivolta delle donne
fu ricordata da Luigi Piradello nel romanzo "I Vecchi e i
Giovani".
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Distanza
dalle città Capoluoghi (in Km) |
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Agrigento
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36 |
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Enna
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86 |
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Ragusa
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186 |
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Caltanissetta
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45 |
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Messina
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267 |
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Siracusa
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236 |
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Catania
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171 |
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Palermo
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117 |
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Trapani
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209 |
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Censimento 2001
della popolazione
(Dati Istat)
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Kmq. |
24,56 |
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Abitanti |
3.446 |
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Famiglie |
1.285 |
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Immigrati |
10 |
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Densità |
140
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