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Al centro posto nella
regione collinare tra i fiumi Platani e Salso alle falde
sud-occidentali del monte Ottavio presso la riva sinistra del
fiume Gallo d’Oro, affluente del Platani, risale al 1635.
quando il duca Diego d’Aragona Tagliavia principe di Castelvetrano,
chiese al duca di Alcalà, luogotenente di Sicilia, il permesso di
popolare il feudo Balatazza; permesso che gli venne accordato lo
stesso anno. A popolare il paese nascente arrivarono coloni
provenienti da Serradifalco, Racalmuto, Agrigento e altri paesi
vicini attirati dalle condizioni particolarmente favorevoli per il
pagamento dell’affitto dei terreni dati in enfiteusi. La scelta
del toponimo si pensa derivi dalla presenza di miniere di zolfo
nella zona, che allora era "oro" per la Sicilia, che raggiungeva
il 95% della produzione mondiale dello zolfo. Dopo pochi
anni dalla fondazione, nel paese si sentì l’esigenza di una chiesa
che raccogliesse la popolazione che nel frattempo era aumentata e
don Diego, sensibile a tali bisogni, fece costruire la chiesa
parrocchiale che dedicò a Maria Maddalena e alla Beata Vergine del
Rosario. Alla morte di don Diego tutti i possedimenti della
famiglia Aragona Tagliavia passarono alla figlia Giovanna che
sposò Ettore Pignatelli, il quale, preso possesso dei beni della
moglie, si volle chiamare Pignatelli Aragona Cortez. La famiglia
Pignatelli tenne la signoria di Montedoro, attraverso le varie
discendenze, fino al 1812 anno in cui fu abolita la feudalità in
Sicilia.
La chiesa madre, costruita come si è detto, da don Diego Aragona
Tagliavia nel 1644 e intitolata a Maria Maddalena e alla Beata
Vergine del Rosario, dal 1669 fu chiamata soltanto Maria SS. del
Rosario. Restaurata in varie epoche, della prima costruzione
rimangono soltanto quattro statue in cotto policromo situate in
nicchie della facciata.
Fin dalle sue origini l’economia di Montedoro si basò
esclusivamente sull’agricoltura fino agli inizi del 1800, quando
nel suo sottosuolo in contrada Puzzo venne scoperto un ricco
giacimento di zolfo. La prospettiva di nuovi guadagni attirò nella
zona numerosi forestieri certi di trovare un lavoro sicuro e
remunerativo. Ma la febbre della ricerca portò, purtroppo, a
compromettere la stabilità del paese per la presenza di un numero
eccessivo di gallerie tanto che i cittadini si videro costretti a
chiedere di sospendere i lavori. Nel 1874 si verificò
l’allagamento delle miniere, compromettendo l’incolumità dei
minatori.
Responsabile di questo insano gesto fu Luigi Mongo di origine
lombarda. Nel 1890 i proprietari delle miniere, per la
sopravvenuta crisi dello zolfo, si videro costretti a licenziare
un gran numero di lavoratori e a ridurre i salari a quelli che
restavano, I lavoratori allora organizzarono una imponente
manifestazione contro le autorità, alla quale parteciparono anche
le donne al fianco dei loro mariti per difendere il loro lavoro e
la tranquillità economica delle loro famiglie. In seguito le
miniere furono riaperte, ma le numerose gallerie provocarono lo
smottamento del terreno e il crollo della facciata della chiesa
parrocchiale. Agli inizi del 1900 le miniere furono
definitivamente chiuse e molti montedoresi furono costretti a
cercare lavoro all’estero. Quelli che restarono ritornarono al
lavoro dei campi e all’allevamento di ovini e caprini
Copyright © 2003 -PROVINCIA REGIONALE DI CALTANISSETTA
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Distanza
dalle città Capoluoghi (in Km) |
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Agrigento
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37 |
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Enna
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73 |
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Ragusa
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173 |
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Caltanissetta
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32 |
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Messina
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254 |
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Siracusa
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223 |
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Catania
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158 |
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Palermo
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130 |
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Trapani
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222 |
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Censimento 2001
della popolazione
(Dati Istat)
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Kmq. |
14,14 |
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Abitanti |
1.781 |
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Famiglie |
695 |
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Immigrati |
6 |
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Densità |
126
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