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Sorge sui rilievi a Est della piana di Gela
verso i monti Iblei in una zona piuttosto pianeggiante. Ha
struttura a scacchiera regolare.
Il territorio fu abitato fin dal neolitico da popolazioni
indigene. Dopo la fondazione della città di Gela (689 a. C.) anche
Niscemi fu coinvolta nelle varie guerre espansionistiche. Il Vito
Amico afferma che nel territorio doveva sorgere certamente una
grande città, di cui però non si conosce il nome. Questa
affermazione è suffragata dalle tombe scoperte nei fianchi del
colle che, per le loro dimensioni, dovevano custodire dei corpi
giganteschi, monete di vari metalli, vasi fittili, lucerne,
ampolle e diversi pavimenti saccheggiati, con la scritta Alba e
alcuni dei vasi fittili portanti la scritta Viliu.s. Sul luogo -
afferma ancora l’Amico - verso Sud sono i resti di un tempio
chiamato Cresiaccia e a Nord i ruderi di una fortezza chiamata
Castellana.
L’origine della città di Niscemi è legata al miracoloso
ritrovamento di un quadro della Beata Vergine. Si racconta che un
contadino, un certo Andrea di Arma, aveva perduto un bue e,
messosi alla sua ricerca, lo trovò inginocchiato davanti a un rovo
sotto il quale scaturiva un ruscello. Tolte le spine, rinvenne
l’immagine della Beata Vergine. Spinto dal desiderio di dare una
giusta collocazione alla Madre di Dio si prodigò per raccogliere i
soldi necessari per la costruzione della chiesa sul luogo del
miracolo. L’eco di tale scoperta e i fatti prodigiosi che ne
seguirono fecero accorrere molta gente dai paesi vicini, tanto da
spingere Fabrizio Branciforti, principe di Butera, conte di
Mazzarino e signore del feudo di Niscemi, a colonizzarlo. Nel 1626
il figlio secondogenito, Giuseppe, chiese e ottenne dal vicerè
Giovanni Doria la "licentia populandi". Nel 1627, ricevute da
Filippo IV le insegne del principato di Niscemi, ampliò il borgo e
lo chiamò S. Maria di Niscemi, in onore della Madonna. In breve
tempo il villaggio prese l’aspetto di una città con grandi vie
diritte, un’ampia piazza e numerosi edifici.
Nel 1705. Nicola Placido III ereditò tutte le proprietà dello zio
Giuseppe tra cui vi era anche Niscemi. Gli succedette, nel 1727,
la figlia Caterina, sposa di Ercole Michele Branciforti. Nel 1763,
fu investito del titolo di principe di Niscemi Salvatore
Branciforti, il quale aveva sposato, in prime nozze la zia
materna, e, in seconde nozze, Anna Maria Pignatelli. Nel 1800 gli
succedette Ercole Michele Il che tenne il principato fino al 1812
anno in cui fu abolita la feudalità in Sicilia. Durante i moti del
1848 e poi del 1860 i cittadini di Niscemi presero parte attiva
per l’indipendenza della Sicilia.
Le emergenze architettoniche di Niscemi sono rappresentate dalle
chiese e dal palazzo comunale. Nella piazza principale si
affacciano la chiesa madre e la chiesa dell’Addolorata. Il duomo
fu costruito nel 1751 su progetto di Giuseppe La Rosa e restaurato
nel 1851. La facciata è in stile barocco a due ordini con un’ampia
cella campanaria e un magnifico portale colonnato. L’interno è a
tre navate. La chiesa dell’Addolorata fu costruita tra il 1752 e
il 1784 su progetto di Silvestro Gugliara a pianta ellittica in
stile barocco. Il municipio, costruito nel 1882. è un chiaro
esempio di costruzione neoclassica. La chiesa di Maria SS. Del
Bosco fu costruita dopo il miracoloso ritrovamento del quadro
della Madonna, nello stesso luogo dove il contadino Andrea di Arma
vide il santo volto di Maria. Verso la prima metà del ‘700 al
posto della prima chiesetta fu costruito un santuario in stile
barocco.
Di Mario Gori (1926-1970). a cui Niscemi si vanta di avere dato i
natali. il prof Santi Correnti scrive: "uno dei migliori poeti.
fondatore del movimento letterario detto "Trinacrismo". e
direttore delle riviste letterarie Sciara e Soffitta. Per
l’anagrafe era Mario De Pasquale: prese come pseudonimo "Gori".
derivandolo dal cognome dell’anarchico siciliano Pietro Gori da
Messina (1859-1911). che fu amico e compagno di fede di Enrico
Malatesta e di Amilcare Cipriani"; e di Vincenzo Museo
(1895-1963), scrive ancora il prof Santi Correnti:
Motivi di incontro per i niscemesi sono rappresentati dalle feste
religiose di San Giuseppe, il 19 marzo; della patrona Maria SS.
Del Bosco, ultima domenica di agosto: e la sagra del carciofo, che
si tiene in aprile. L’economia niscemese è caratterizzata da
piccole industrie per la lavorazione e conservazione dei prodotti
agricoli. L’artigianato è presente con imprese di manufatti in
cemento e di candele. L’agricoltura resta però il caposaldo
dell’economia del paese. Si producono abbondantemente carciofi e
vino che vengono esportati oltre al grano, orzo, fave, cotone
olive e agrumi. Anche il patrimonio zootecnico è presente con
ovini, caprini ed equini.
Copyright © 2003 -PROVINCIA REGIONALE DI CALTANISSETTA |
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Distanza
dalle città Capoluoghi (in Km) |
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Agrigento
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98 |
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Enna
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89 |
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Ragusa
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59 |
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Caltanissetta
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85 |
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Messina
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195 |
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Siracusa
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127 |
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Catania
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99 |
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Palermo
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227 |
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Trapani
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326 |
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Censimento 2001
della popolazione
(Dati Istat)
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Kmq. |
96,54 |
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Abitanti |
27.564 |
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Famiglie |
9.524 |
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Immigrati |
190 |
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Densità |
286
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