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Monte Cane rappresenta uno dei rilievi più imponenti della
provincia di Palermo eguagliando alcune cime del comprensorio
delle Madonie e Rocca Busambra.
1.243 metri di altezza sono un'altitudine di tutto rispetto ed
assieme a Pizzo Trigna (m. 1.257), sullo stesso crinale,
costituiscono una catena orografica importante, ubicata tra
Altavilla Milicia e Casteldaccia e Ventimiglia di Sicilia.
Percorrendo la S.P. n. 6 che da Trabia conduce a Ventimiglia
di Sicilia, in netto contrasto con le colline intensamente
coltivate ad ulivi, si staglia nel cielo una catena montuosa
degradante dolcemente verso il mare. In verità trattasi di una
serie di monti che, con massicci più o meno accidentati,
scoscesi ed irti, culminano con Monte Cane e poco distante,
sulla stessa direttrice, con Pizzo Trigna, costituendo un
importante corpo montuoso.
Le colture olivicole attraversate precedentemente intercalate
da nespoleti (famoso il "nespolone di Trabia"), agrumeti e
mandorleti, nonché piccoli appezzamenti orticoli, ognuna con
una sua tonalità di colore, contrastano nettamente con le
specie arboree forestali ora autoctone, ora di impianto, che
ricoprono i versanti di questi monti.
Ove non sono presenti
specie arboree il terreno appare fittamente ricoperto dall'ampelodesma
o da arbusti vari, conferendo al suolo colori ora caldi, ora
solari, tipici di questa fascia vegetazionale.
A circa 9 Km. da Trabia, punto d'inizio della nostro
itinerario; lo sguardo, anche senza volerlo, spazia a destra e
a sinistra e mentre a sx si possono ammirare i monti che
sembrano si tocchino con le mani, a dx non si può non
osservare o soffermarsi a guardare la vallata del Fiume San
Leonardo con la Diga Rosamarina. Alzando leggermente lo
sguardo sullo sfondo non può non essere osservato il Monte San
Calogero, che sembra dividere le città di Termini Imerese e
Caccamo.
Da questo punto in poi l'ulivo, pianta che ci ha accompagnato
nel primo tratto, si presenta in associazione con la roverella
e col pistacchio in modo molto frammentario e discontinuo,
mentre le presenze arbustive più rilevanti sono il sommacco e
l'olmo campestre. Relativamente al sommacco, questa è una
coltura molto diffusa allo stato spontaneo e da indagini
catastali è risultato che molte particelle agricole sono ancor
oggi designate col termine agronomico di "sommaccheto":
definizione questa che attesta il valore agronomico della
pianta, in un passato non molto remoto. |