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Il
"crinio" o "criniu" a seconda delle parlate locali, ma
sicuramente più diffuso il secondo idioma, nel linguaggio
italiano si può tradurre col termine "crine". In particolare
si tratta di un crine vegetale, in quanto derivato
esclusivamente da sostanze vegetali quali l'ampelodesma e la
palma nana, anche se nel miscuglio non possono non mancare
altre erbe selvatiche della famiglia della graminacee che
crescono nelle stesse aree ove si raccoglie la disa. A seconda
delle quantità di palma nana e di disa presente nel miscuglio
il crinio si può classificare di prima e di seconda qualità.
Il "criniu" è stato definito da molti "la lana dei poveri" e
sino agli anni `50 si può dire che avere il letto imbottito
con la lana - quella di pecora o di capra, per intenderci -
era un lusso riservato ai più abbienti e mia nonna nei suoi
racconti diceva che il materasso di lana era una delle cose
che si portava in dote, o da parte dell'uomo o da parte della
donna, prima di andare sposi, e per la nuova coppia
rappresentava un innalzamento di livello sociale.
Nelle famiglie d'allora sostituire il materasso di criniu col
materasso di lana era un impegno forte che la famiglia doveva
assumersi. Il "criniu" era utilizzato per tutti i tipi di
imbottitura ed in particolare per imbottire sedie, poltrone e
materassi ed in tutte le case di campagna fino a qualche
decennio fa non era raro ritrovare nel ripostiglio o nel
solaio il cosiddetto "pagghiarizzu", definibile un giaciglio
rustico e costituito da un base più o meno rigida, nella
migliore delle ipotesi una rete singola per materassi, sulla
quale si collocava un materasso imbottito col criniu, quindi
il cosiddetto "materasso di criniu", ma a detta dei più vecchi
non era raro che il pagghiarizzu fosse solo uno strato di
criniu sparso su una tavola adeguata, coperto in genere da un
sacco di tela che meglio dei lenzuoli e altre stoffe riusciva
ad attutire il leggero fastidio iniziale della fibra rigida
costituente il crine in sé per sé.
Il
pagghiarizzu così fatto rappresentava il letto della casa,
buono per il riposo dalle fatiche dei lavori agricoli.
Piccolo mi ricordo le liti con mio fratello, più grande di me,
per conquistare un angolo più comodo nel "pagghiarizzu" della
nostra casa di campagna, che in verità, col senno del poi,
aveva poco di comodo, ma per allora era quanto di meglio si
poteva trovare.
Col mutare dei tempi il pagghiarizzu è stato sostituito dal
materasso di lana ed il criniu cominciò ad essere meno
utilizzato, mettendo in crisi l'economia che aveva fatto
nascere e sviluppare le "fabbriche del criniu" e la
costruzione artigianale delle "macchine del criniu".
Anche se la lana aveva quasi del tutto soppiantato il criniu,
molto più mordiba del secondo
prodotto,
mia nonna era talmente affezionata al suo cuscino di criniu
che non doveva mancare nella sua sedia, ed erano guai per noi
nipoti se osavano stropicciare troppo quel cuscino, oggetto
spesso del nostro gioco di ragazzi.
In tutte le case di allora era immancabile un qualcosa
contenente o confezionato col criniu e come quelle riferite su
mia nonna, tante possono essere le storielle e gli aneddoti
che potremmo sentir raccontare dai più anziani che hanno
vissuto, mi si permetta la definizione, "l'epoca del criniu".
Il criniu ha fatto quindi la storia dell'uomo ed ha
rappresentato un momento importante della sua evoluzione
economica e culturale. |