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Nel
territorio dei Monti Peloritani anche all'occhio meno attento
non passano inosservate alcune costruzioni denominate
"Fortini", "Case Forti", "Fortezze", "Forti", "Artiglierie",
"Batterie", "Bastioni", "Arsenali", etc. secondo la fantasia
militare locale edificate con l'intento di difendere la città
di Messina, da sempre considerata punto strategico sia
militare che commerciale.
Tenuto conto che molte di queste costruzioni si trovano
all'interno del Demanio dei Monti Peloritani, la loro menzione
può certamente risultare utile per la conoscenza della storia
che si è intrecciata in questi Monti che i messinesi molto
familiarmente denominano "I colli". Tali costruzioni sono
state realizzate negli ultimi decenni del secolo scorso lungo
i due versanti dello Stretto di Messina.
Noti come Forti Umbertini, con riferimento all'epoca ed al
sovrano al tempo regnante. essi costituiscono un caso forse
unico di sistema fortificato con artiglieria in posizione. Una
sorta di Vallo, di bocca di lupo, che avrebbe dovuto
determinare la distruzione della flotta nemica che avesse
osato penetrare nelle acque dello Stretto.
La distribuzione topografica di queste costruzioni, il
posizionamento ad orientamento pressoché fisso delle bocche da
fuoco lascia intendere che il paventato attacco fosse previsto
da sud-est, dall'oriente, dall'Impero Ottomano che già molti
secoli prima aveva costituito la principale minaccia per
l'intero occidente.
Qui nello
Stretto di Messina, punto di passaggio obbligato per il
mediterraneo settentrionale, in questo luogo del mito lo Stato
Maggiore dell'Esercito italiano determinò di realizzare un
complesso di oltre venti luoghi forti che avrebbero dovuto
costituire il limite invalicabile, la tomba per quel nemico
che avesse volto la prora verso questo tratto di mare.
La storia non consenti di verificare l'efficacia di questo
articolato sistema difensivo, anche se nel 1911 vi fu il breve
conflitto tra l'Italia a la Turchia.
Questo articolato apparato bellico, in pratica, non ebbe mai
un determinante impiego militare se si esclude la sua
utilizzazione, durante il secondo conflitto mondiale, quando
queste batterie aprirono il fuoco per un nemico non già
proveniente dal mare ma purtroppo dal cielo. In questi forti
furono infatti installate le artiglierie contraeree che, per
quanto fu loro possibile, tentarono di contrastare le
incursioni dell'aviazione angloamericana. Fu in quell'occasione
che due di questi forti, quello di Mangialupi, a sud
dell'abitato e quello presso Portella Arena, la famosa
"Batteria Masotto" subirono gravissimi danni a causa
dell'esplosione dei rispettivi depositi di munizioni.
Per il resto, i forti Umbertini sono ancora lì sulle colline
peloritane, silenti spettatori di un sconsolante abbandono.
Tutto quanto vi era di asportabile è stato portato via e
distrutto, mentre sostanzialmente integre rimangono le
caratteristiche strutture di questi forti.
Essi sorgono prevalentemente a messa costa, si da consentire
un più efficace tiro delle artiglierie.
Diverso
il ruolo della batteria un tempo ad Antinnamare. ad una quota
di circa 1100m s.l.m. e di quella presso Pizzo Chiarino,
a circa 800 metri di quota. Soprattutto per il Forte di
Antinnamare, in gran parte distrutto in epoca recente, il
ruolo era quello di controllo e coordinamento dell'intero
sistema difensivo. Le esigenze strategiche fecero si che
questi forti sorgessero in posizioni da cui si godono
superlativi panorami.
Distribuiti a sud ed a nord della città, questi forti lasciano
scoperta l'area urbana laddove peraltro esistevano precedenti
strutture difensive quali Castello Gonzaga Castellaccio e
soprattutto la Real Cittadella, che con la sua mole armata
faceva da scudo a Messina contro ogni pericolo che fosse
giunto dal mare.
Eccentrici rispetto all'area dello Stretto restavano il forte
presso il villaggio di Salice più spostato ad occidente, Forte
Campone presso Saponara.
La presenza di questi due forti lascia intendere che fosse
prevista una difesa sia pur ridotta, del versante tirrenico
dell'estrema porzione dei Peloritani.
Ma, l'aspetto poco militare, ma certamente più importante ai
nostri fini è quello che forse resta ancor oggi meno noto, e
cioè, la rete viaria che fu realizzata per costruire e poi
collegare queste fortezze. In pratica, in concomitanza con la
costruzione dei forti Umbertini, il Genio Militare realizzò
una considerevole quantità di strade che quasi sempre
attraversavano un territorio sino ad allora percorribile per
antichi sentieri. Assieme ai forti, le colline messinesi
furono dotate di strade carrozzabili che ancor oggi
costituiscono una grande risorsa del territorio, rendendo
possibile attraversare monti e valli altrimenti
irraggiungibili.
Per tutte, basterà ricordare la strada di crinale che,
partendo da capo Peloro, Forte Spuria, risale le colline di
Faro Superiore - Castane per proseguire dalle "Quattro Strade"
- Colle S. Rizzo verso Dinnamare, e, poi, ancora per vari
chilometri di ardito percorso sino a giungere a Piano Margi a
nord-ovest di Monte Scuderi.
Questa
strada, che è un continuo susseguirsi di splendidi panorami,
avrebbe dovuto proseguire sino a Portella Mandrazze in
territorio di Novara di Sicilia.
Sono poi decine le altre strade costruite per raggiungere
ciascuno dei forti e collegare questi tra loro.
Quindi, un patrimonio di incommensurabile entità che va
aggiunto al già cospicuo costituito dalle nostre strutture
fortificate.
Un patrimonio costruito dal Genio Militare italiano oltre un
secolo fa, un patrimonio che ha consentito e consente, ancor
oggi, di poter esplorare e conoscere ogni parte di questa
porzione dei Peloritani, un patrimonio che da quando è stato
ceduto dai militari, attende di essere rivalutato o quanto
meno valutato per quel che merita, e certamente merita
moltissimo.
Si deve al generale Cavalli l'ideazione dei cosiddetti "forti
Umbertini", 24 fortezze costruite nel periodo compreso fra il
1882 e il 1892, dallo Stato Maggiore del Regio Esercito
Italiano, sia sul versante peloritano che su quelle
aspromontane. Nel territorio messinese sorgevano. cosi, 14
forti denominati 'batterie". tutte orientate verso il mare e
controllo dello Stretto.
Partendo da sud in direzione nord ed ovest, la prima che si
incontra è la batteria Monte Gallo sopra l'abitato di Larderia,
in seguito denominata "Generale Schiaffino", a S. Lucia sopra
Contesse; la batteria "Mangialupi" nell'area del Policlinico.
non più esistente; la batteria "Petrazza" fra Camaro e
Bordonaro, in collegamento con la Polveriera di Camaro; la
batteria "Correale" a Noviziato Casazza, non più esistente; la
batteria "Ogliastri" a Tremonti, sull'antica "collina
dell'Agliastro" che fu teatro di alcuni episodi bellici
durante la rivolta antispagnola del 1674-78: la batteria "S.
Jachiddu" che domina le alture di Tremonti; la batteria "Menaia"
e "Forte Crispi" in contrada Campo Italia; la batteria "Masotto"
e' Polveriera" a Curcuraci; la batteria "Serra la Croce" fra
Curcuraci e Faro Superiore. in collegamento con la Polveriera
di Faro Superiore; il Forte "Spuria" a Ganzirri; la batteria
"Monte dei Centri" a Salice; la batteria "Monte Campone" sopra
l'abitato di Calvaruso, nel Comune di Villafranca Tirrena e,
infine, la batteria "Puntai Ferraro" e la batteria Dinnammare
e polveriera "Croce Cumia", sulla strada Colle
Sarrizzo-Dinnammare.
A
questo formidabile apparato difensivo non corrispose, nella
realtà, il completo utilizzo che si sperava; tutto il loro uso
fu limitato in sporadiche occasioni durante la prima guerra
mondiale e in seguito come sedi di postazioni antiaeree nel
secondo conflitto mondiale. Scrive, infatti, in proposito
Bruno Villari: "Fortunatamente, di tutto quello che si temeva
a quel tempo, non accadde nulla, e quando accadde nel 1943
quei forti avevano fatto il loro tempo".
Dismessi, rimangono oggi nell'abbandono e nel degrado (il "Petrazza"
adibito ad ovile; il "S. Jachiddu" usato come poligono di tiro
da allegri "patiti del tiro a bersaglio"; 1'"Ogliastri"
frequentatissimo luogo di ritrovo per tossicodipendenti e
borsaioli; il "Puntual Ferraro" deposito della Forestale; gli
altri, immensi depositi delle più fantasiose immondizie) in
attesa che l'Amministrazione Comunale, seriamente intenzionata
al loro recupero, ottenga finalmente i finanziamenti europei
già richiesti, da parecchio tempo. |