le Aree Attrezzate

Gli alberi Monumentali di Sicilia

Le piante forestali di Sicilia

Piccolo vocabolario botanico

Oasi e aree protette Piante Officinali in Sicilia

Curarsi con le erbe

Indice Demani

Prefazione
- Il Demanio Monti Peloritani - Generalità
- I Peloritani
- La storia del Demanio
- La Foresta Camaro
- La Foresta S. Leone e
   Crupi

- La Foresta Musolino e
   Ziriò

Note su alcuni bacini idrografici dei Peloritani
- Morfologia del territorio di
  Messina

- Precedenti storici sulle alluvioni
- L'alluvione dell'ottobre 1996
- Dati pluviometrici
- Il dissesto idrogeologico
-tab 1 tab 2 - tab 3 - tab 4
- Il bacino Fiumara di Zafferana
- Il bacino Fiumara di Larderia
- Il bacino Torrente Canale
- Il bacino Santo Stefano
Il bosco di resinose
- Significato dei pini nella vegetazione mediterranea   - Cause della degradazione della vegetazione mediterranea .
Fauna e flora dei Monti Peloritani
- Piante arboree
- Piante arbustive
- Piante erbacee e/o bulbose - Mammiferi
- Uccelli
- Rettili
- Insetti
La fruizione dei Monti Peloritani
Le aree attrezzate deí Monti Peloritani
I fortini dei Monti Peloritani Conclusioni
Ringraziamenti
Note alla consultazione
LA REDAZIONE
 
 

  

GENERALITÀ


"I Monti Peloritani costituiscono un mondo antico unico, tanto affascinante, quanto sconosciuto". In questa frase di Giuseppe Giaimi dirigente tecnico forestale della Regione Siculiana è racchiusa una somma che individua i monti Peloritani, definiti per antonomasia i monti di Messina, come un antico scrigno in grado di suscitare ancor oggi sensazioni ambientaliste forti, fascino, ammirazione e stupore.
La morfologia aspra e imprevedibile, caratterizzata da una interminabile successione di picchi, crinali e burroni, assume forme originali e suggestive. Dalla linea di cresta, stretta e sinuosa, che corre ad un'altitudine media di 800-1.000 metri, precipitano rovinosamente a valle entro gole profonde e inaccessibili innumerevoli corsi d'acqua che nel tratto medio- inferiore si aprono in ampie e sproporzionate "fiumare" ingombre di detriti.
La geologia prevalente non ha riscontro in nessun'altra parte della Sicilia. Le rocce più diffuse (graniti, filladi, gneiss), di antichissima datazione, sono in parte di origine magmatica e in parte metamorfica, e testimoniano sconvolgimenti apocalittici.
La forte pressione antropica esercitatasi qui per millenni ha condizionato la vegetazione e la fauna. Così, dalle grandi foreste iniziali di quercia, leccio e sughero, e forse anche di faggio, di pini e castagno, per stadi di degradazione successivi, si è passati alla macchia, alla macchia degradata, alla gariga e alla steppa, dove le uniche presenze verdi sono rappresentate da piante basse e cespugliose, rifiutate perfino dagli animali perché tossiche o spinose. Solo nelle zone più impervie, dove l'uomo non è potuto arrivare, si sono conservati piccoli lembi di bosco naturale di roverella e di leccio o di macchia mediterranea con predominanza di eriche, citisi, corbezzoli e ginestre.
Scomparse le foreste, si sono proporzionalmente ridotte le possibilità di sopravvivenza anche per molti selvatici stanziali.
I demani forestali ricadenti in questo ambiente sono nati dalla esigenza di costituire in montagna validi presidi di natura idrogeologica a difesa di centri abitati e di aree vallive intensamente coltivate. Obiettivo primario è diventata quindi la copertura vegetale di superfici completamente denudate, la cui morfologia è ogni anno ridisegnata da frane e scoscendimenti. Nell'intento di far presto e di limitare al minimo gli insuccessi, sono state impiegate anche alcune specie forestali estranee alla flora locale (pini, eucalipti, acacie) che tuttavia hanno il grande merito di costituire in poco tempo complessi boschivi anche di notevole pregio in ambienti impossibili.
Dei 4 demani che ricadono in questo territorio, il complesso più antico, più vasto ed anche più noto è quello dei Peloritani orientali, situato a cavallo del tratto iniziale dell'omonima catena montuosa a ridosso dei centri di Messina, Villafranca Tirrena, Saponara e Rometta, ai quali assicura serenità sotto l'aspetto idrogeologico. E indubbio che la copertura dei numerosi torrenti che attraversano Messina si è resa possibile grazie proprio alla presenza del demanio Peloritani, costituitosi intorno agli anni `20, e conosciuto dal grande pubblico, esso gravita intorno al quadrivio di Colle San Rizzo, lungo la S.S. 113 settentrionale sicula, dove si trova anche una caserma forestale.
Molteplici sono gli interessi di ordine tecnico, scientifico e naturalistico (oltre a quello idrogeologico già ricordato) offerti da questo demanio. A suo interno si possono contare tante specie forestali, numerose aree attrezzate ed itinerari turistici che toccano punti di elevato interesse panoramico.
Il demanio rappresenta un'importante oasi di rifugio e di ripopolamento per la residua fauna locale, che tra le specie più pregiate annovera l'istrice, la volpe, la martora, la donnola, la tartaruga. Esso, inoltre, si trova proprio lungo la direttrice seguita da molti uccelli migratori (specialmente di rapaci) che nel periodo primaverile, quando a stormi sorvolano lo Stretto di Messina provenienti dalle calde regioni africane e diretti a nord, offrono uno spetta
colo indimenticabile ed unico. Notevoli anche i pregi estetici e paesaggistici. Nei giorni limpidi e sereni, dai pianori di Pizzo Chiarino, Monte Antennare e Puntale Bandiere, è possibile ammirare l'incatevole visione dei 2 mari (Ionio e Tirreno), l'Aspromonte, la costa calabra, lo Stretto di Messina sempre popolato di navi e di barchette, le Isole Eolie e l'Etna.
Sotto l'aspetto strettamente forestale, vanno ricordate le pregevoli pinete di pino domestico ricadenti nei bacini idrografici dei torrenti Mili, San Leone, Ferraro, Tarantonio, tutte in territorio di Messina (la pineta "Candelara" ricadente nell'ultimo bacino è certamente tra le più belle d'Italia); gli stessi castagneti di "Musolino" (Villafranca Tirrena) e di "Ziriò" (Saponara); i suggestivi boschi misti di Pino domestico, marittimo, d'Aleppo, laccio ed insigne in territorio di Rometta; le giovani leccete nel bacino San Stefano (Messina), etc. Infine, una segnalazione per il turista che visita il Demanio. Non può assolutamente mancare una puntatina sulla massima vetta dei Peloritani orientali, il Monte Antennamare (m. 1.127), dove, oltre a godere una vista magnifica, trovasi un piccolo Santuario che ogni anno, nei giorni 3-4 e 5 agosto, per la festa appunto della Madonna di Antennamare, è meta di migliaia di pellegrini provenienti da tutti i centri e villaggi vicini, di giorno e di notte e in gran parte a piedi attraverso i sentieri dei boschi.
Specifici motivi di interesse non mancano nemmeno negli altri 3 demani dei Peloritani, tutti di più recente formazione rispetto al primo (la loro costituzione risale al decennio 1950-1960).
Nei demani "Cisterne" e "Savoca" va segnalata una presenza vegetale insolita in Sicilia, quella del Platano orientale allo stato spontaneo che segna tutti i corsi d'acqua, svolgendo una impareggiabile opera di difesa idrogeologica e conferendo all'ambiente con la sua chioma irregolare una nota vivace e briosa.
Nel demanio "Savoca" va, inoltre, ricorda la presenza di una grotta naturale di origine carsica (Grotta Campana), che sembra ancora inesplorata e per ciò stesso carica di leggenda e di mistero, le popolazioni di leccio e di altre formazioni rupestri abbarbicate alle bianche pendici calcaree di Pizzo Maulio, Pizzo Batteddu e Montagna di Vernà, tutti di quota superiore ai 1.200 metri.
Nel demanio "Mela", sul versante nord dei Peloritani, sempre lungo i corsi d'acqua e le zone umide, il Platano viene sostituito dall'Ontano nero, una bella pianta dal fogliame scuro che raggiunge dimensioni anche notevoli.
Di particolare interesse sono poi alcune curiose "costruzioni" geologiche, come la Rocca Timogna (1.127 metri) che vista da una certa angolazione disegna vagamente il profilo di una testa di leone accovacciato, o il Castello di Margi (950 m.), una rupe calcarea marcatamente stratificata a pareti verticali che ricordano appunto una sorta di fortezza medioevale.
In tutti e 3 i demani, dove il dissesto fisico assume forme e dimensioni inimmaginabili, il soprassuolo boschivo è interamente di origine artificiale (tranne le eccezioni prima citate) in cui, accanto alle resinose tradizionali (pini, cedri, cipressi) sono state copiosamente impiegate piante indigene a foglia larga (roverella, aceri, castagno, olmi e frassini) destinate, se non interverranno fattori di disturbo, a costituire pregevoli formazioni anche in tempi relativamente brevi.

 

 

 

 

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