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Secondo una ricerca effettuata
dagli alunni dell'Istituto Comprensivo di Saponara (ME), il
nome, Peloritani, deriva dal termine greco Péloron, che
significa "gigantesco", "smisurato", "mostruoso". E tali
dovettero apparire ai navigatori greci che, giungendo nello
stretto, si trovarono davanti questa catena montuosa, che,
nata dal mare, s'innalza possente verso il cielo. Ma esiste
anche una leggenda secondo la quale i Peloritani presero il
nome da Peloro, un nocchiero cartaginese che avrebbe svelato
ad Annibale l'esistenza di un varco marittimo tra la Sicilia e
la Calabria. Secondo questa leggenda il generale africano si
sentì tradito dal suo marinaio quando questi lo condusse nello
Stretto di Messina. Alla vista della catena montuosa, barriera
costante e impenetrabile, credendo che si trattasse di un
golfo senza sbocco, lo fece uccidere; resosi conto
dell'errore, volle riparare facendo erigere una gigantesca
statua sulla punta nord-orientale della Sicilia, che da allora
prese il nome di Capo Peloro. Da qui il nome dato ai monti
Peloritani
Dal punto di vista forestale la Provincia di Messina può
essere suddivisa in due regioni. Quella dei Peloritani e
quella dei Nebrodi. Sono due mondi diversi Il territorio della
Provincia dal punto di vista orografico ed idrologico è,
quindi, da annoverarsi fra i più dissestati dell'Isola.
Se i fenomeni di dissesto si esaltano nei Peloritani, nei
Nebrodi il disordine fisico è più contenuto ed è attenuato
dalla presenza di una estesa copertura boschiva.
I monti
Peloritani, sono proseguimento ideale della catena degli
Appennini che al di là dello Stretto termina con le montagne
dell'Aspromonte.
Al contrario dell'Aspromonte la catena dei Peloritani
raggiunge altitudini che non superano i 1.300 metri, con
creste sottili e taglienti.
Il tormento orografico esprime poi un paesaggio di
desolazione, di abbandono e di degradazione.
Le uniche presenze vegetali sono le spinose calicotomi, le
ginestre dorate, l'asfodelo dai fiori bianco-rosati e le
associazioni cespugliose di erica.
Macchie boscate di roverella e leccio si riscontrano
saltuariamente in pendici scoscese.
L'occhio spazia verso lontani orizzonti disegnati dal profilo
dei monti. I terreni hanno una acclività accentuata.
Denudati e privi di fertilità non possono avere altra
vocazione che quella forestale, anche se il rimboschimento è
difficile a causa della natura ingrata dei luoghi. Le pietrale,
le forti pendenze non consentono l'impiego di mezzi meccanici
se non in misura ridotta.
Il paesaggio è sempre identico. Profili di tormento, di
suggestiva bellezza. E un mondo sconosciuto. Abitato dal
silenzio. Dal crinale si scoprono improvvisi irripetibili
panorami.
L'azzurro
del mare Ionio da una parte e del Tirreno dall'altra, con i
mirabili sfondi dello Stretto e dell'arcipelago eoliano
producono indimenticabili sensazioni naturalistiche.
Sui Peloritani non esistono veri boschi naturali salvo poche
formazioni saltuarie che possono essere valutate in circa
tremila ettari e che testimoniano lo splendore forestale di
un'epoca antica.
Il demanio dei Peloritani è anche il simbolo di tanti
sacrifici e della lotta dell'uomo contro le avversità e gli
ostacoli della natura e dei luoghi.
Oggi è aperto anche alla ricreazione forestale.
Aree attrezzate consentono ai cittadini il godimento di
bellezze suggestive. E un mondo che ha bisogno di rispetto e
di comprensione da parte di chi ci entra, dove si riscoprono i
valori dell'anima a contatto di una natura che induce emozioni
di serenità e di distensione.
Lungo la dorsale dei Monti Peloritani ricadono attualmente
quattro distinti nuclei demaniali ("Peloritani" propriamente
detti, "Savoca", "Mela" e "Cisterne") per una superficie
complessiva di 6.955 ettari, pari al 5% circa della superficie
territoriale.
Del
primo nucleo si dirà in seguito; qui si riportano brevemente
alcune notizie sugli altri tre.
Il Demanio "Savoca" ha un'estensione di quasi 762 ettari
ricadenti nel B.M. del torrente omonimo, comprendenti comuni
di Furci Siculo e Casalvecchio Siculo, sul versante Sud dei
Peloritani Centrali. Pur essendo di recentissima costituzione,
comprende terreni rimboschiti negli anni '50 con fondi della
Cassa per il Mezzogiorno e successivamente tenuti per lungo
tempo in occupazione temporanea.
Molto vicino al precedente ma ubicato sul versante opposto dei
Peloritani è il Demanio "Mela" che occupa una superficie di
1.827 ettari compresi nei BB.MM. dei torrenti Idria, Longano e
Mela, i comuni di Barcellona, Castroreale e San Lucia del
Mela. Esso si è costituito in parte intorno al 1970 attraverso
l'esproprio di terreni nudi poi rimboschiti, e per la restante
parte a seguito di esproprio di terreni rimboschiti da oltre
un trentennio e tenuti in occupazione temporanea fino a pochi
anni fa.
Il
Demanio "Cisterna" è il più piccolo dei quattro nuclei,
misurando appena 264 ettari di superficie. Ricade sui
Peloritani Occidentali nel B.M. del fiume Alcantara,
sottobacino del torrente Zavianni, in territorio di
Francavilla di Sicilia. Anche in questo caso come per tanti
altri, trattasi di terreni privati rimboschiti con fondi
"Cassa" e passati successivamente al Demanio della Regione.
Tutti i terreni, senza eccezione alcuna, per morfologia,
condizioni geologiche e climatiche, anno vocazione forestale e
tutti ospitano di fatto complessi boscati anche di notevole
pregio.
Va notato che i soprassuoli originari, formati quasi
esclusivamente da pini mediterranei, hanno gradualmente
lasciato il posto a boschi misti di conifere e latifoglie o di
sole latifoglie. I numerosi incendi nell'ultimo decennio hanno
fatto registrare una fortissima recrudescenza. Ma, un po' per
necessità dunque e un po' per libera scelta, diffusi ovunque
risultano querce, castagno, aceri, frassini, ontani ed altre
specie di latifoglie.
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