le Aree Attrezzate

Gli alberi Monumentali di Sicilia

Le piante forestali di Sicilia

Piccolo vocabolario botanico

Oasi e aree protette Piante Officinali in Sicilia

Curarsi con le erbe

Indice Demani

Prefazione
- Il Demanio Monti Peloritani - Generalità
- I Peloritani
- La storia del Demanio
- La Foresta Camaro
- La Foresta S. Leone e
   Crupi

- La Foresta Musolino e
   Ziriò

Note su alcuni bacini idrografici dei Peloritani
- Morfologia del territorio di
  Messina

- Precedenti storici sulle alluvioni
- L'alluvione dell'ottobre 1996
- Dati pluviometrici
- Il dissesto idrogeologico
-tab 1 tab 2 - tab 3 - tab 4
- Il bacino Fiumara di Zafferana
- Il bacino Fiumara di Larderia
- Il bacino Torrente Canale
- Il bacino Santo Stefano
Il bosco di resinose
- Significato dei pini nella vegetazione mediterranea   - Cause della degradazione della vegetazione mediterranea .
Fauna e flora dei Monti Peloritani
- Piante arboree
- Piante arbustive
- Piante erbacee e/o bulbose - Mammiferi
- Uccelli
- Rettili
- Insetti
La fruizione dei Monti Peloritani
Le aree attrezzate deí Monti Peloritani
I fortini dei Monti Peloritani Conclusioni
Ringraziamenti
Note alla consultazione
LA REDAZIONE
 
 

  

I PELORITANI


Secondo una ricerca effettuata dagli alunni dell'Istituto Comprensivo di Saponara (ME), il nome, Peloritani, deriva dal termine greco Péloron, che significa "gigantesco", "smisurato", "mostruoso". E tali dovettero apparire ai navigatori greci che, giungendo nello stretto, si trovarono davanti questa catena montuosa, che, nata dal mare, s'innalza possente verso il cielo. Ma esiste anche una leggenda secondo la quale i Peloritani presero il nome da Peloro, un nocchiero cartaginese che avrebbe svelato ad Annibale l'esistenza di un varco marittimo tra la Sicilia e la Calabria. Secondo questa leggenda il generale africano si sentì tradito dal suo marinaio quando questi lo condusse nello Stretto di Messina. Alla vista della catena montuosa, barriera costante e impenetrabile, credendo che si trattasse di un golfo senza sbocco, lo fece uccidere; resosi conto dell'errore, volle riparare facendo erigere una gigantesca statua sulla punta nord-orientale della Sicilia, che da allora prese il nome di Capo Peloro. Da qui il nome dato ai monti Peloritani

Dal punto di vista forestale la Provincia di Messina può essere suddivisa in due regioni. Quella dei Peloritani e quella dei Nebrodi. Sono due mondi diversi Il territorio della Provincia dal punto di vista orografico ed idrologico è, quindi, da annoverarsi fra i più dissestati dell'Isola.
Se i fenomeni di dissesto si esaltano nei Peloritani, nei Nebrodi il disordine fisico è più contenuto ed è attenuato dalla presenza di una estesa copertura boschiva.
I monti Peloritani, sono proseguimento ideale della catena degli Appennini che al di là dello Stretto termina con le montagne dell'Aspromonte.
Al contrario dell'Aspromonte la catena dei Peloritani raggiunge altitudini che non superano i 1.300 metri, con creste sottili e taglienti.
Il tormento orografico esprime poi un paesaggio di desolazione, di abbandono e di degradazione.
Le uniche presenze vegetali sono le spinose calicotomi, le ginestre dorate, l'asfodelo dai fiori bianco-rosati e le associazioni cespugliose di erica.
Macchie boscate di roverella e leccio si riscontrano saltuariamente in pendici scoscese.
L'occhio spazia verso lontani orizzonti disegnati dal profilo dei monti. I terreni hanno una acclività accentuata.
Denudati e privi di fertilità non possono avere altra vocazione che quella forestale, anche se il rimboschimento è difficile a causa della natura ingrata dei luoghi. Le pietrale, le forti pendenze non consentono l'impiego di mezzi meccanici se non in misura ridotta.
Il paesaggio è sempre identico. Profili di tormento, di suggestiva bellezza. E un mondo sconosciuto. Abitato dal silenzio. Dal crinale si scoprono improvvisi irripetibili panorami.
L'azzurro del mare Ionio da una parte e del Tirreno dall'altra, con i mirabili sfondi dello Stretto e dell'arcipelago eoliano producono indimenticabili sensazioni naturalistiche.
Sui Peloritani non esistono veri boschi naturali salvo poche formazioni saltuarie che possono essere valutate in circa tremila ettari e che testimoniano lo splendore forestale di un'epoca antica.
Il demanio dei Peloritani è anche il simbolo di tanti sacrifici e della lotta dell'uomo contro le avversità e gli ostacoli della natura e dei luoghi.
Oggi è aperto anche alla ricreazione forestale.
Aree attrezzate consentono ai cittadini il godimento di bellezze suggestive. E un mondo che ha bisogno di rispetto e di comprensione da parte di chi ci entra, dove si riscoprono i valori dell'anima a contatto di una natura che induce emozioni di serenità e di distensione.
Lungo la dorsale dei Monti Peloritani ricadono attualmente quattro distinti nuclei demaniali ("Peloritani" propriamente detti, "Savoca", "Mela" e "Cisterne") per una superficie complessiva di 6.955 ettari, pari al 5% circa della superficie territoriale.
Del primo nucleo si dirà in seguito; qui si riportano brevemente alcune notizie sugli altri tre.
Il Demanio "Savoca" ha un'estensione di quasi 762 ettari ricadenti nel B.M. del torrente omonimo, comprendenti comuni di Furci Siculo e Casalvecchio Siculo, sul versante Sud dei Peloritani Centrali. Pur essendo di recentissima costituzione, comprende terreni rimboschiti negli anni '50 con fondi della Cassa per il Mezzogiorno e successivamente tenuti per lungo tempo in occupazione temporanea.
Molto vicino al precedente ma ubicato sul versante opposto dei Peloritani è il Demanio "Mela" che occupa una superficie di 1.827 ettari compresi nei BB.MM. dei torrenti Idria, Longano e Mela, i comuni di Barcellona, Castroreale e San Lucia del Mela. Esso si è costituito in parte intorno al 1970 attraverso l'esproprio di terreni nudi poi rimboschiti, e per la restante parte a seguito di esproprio di terreni rimboschiti da oltre un trentennio e tenuti in occupazione temporanea fino a pochi anni fa.
Il Demanio "Cisterna" è il più piccolo dei quattro nuclei, misurando appena 264 ettari di superficie. Ricade sui Peloritani Occidentali nel B.M. del fiume Alcantara, sottobacino del torrente Zavianni, in territorio di Francavilla di Sicilia. Anche in questo caso come per tanti altri, trattasi di terreni privati rimboschiti con fondi "Cassa" e passati successivamente al Demanio della Regione. Tutti i terreni, senza eccezione alcuna, per morfologia, condizioni geologiche e climatiche, anno vocazione forestale e tutti ospitano di fatto complessi boscati anche di notevole pregio.
Va notato che i soprassuoli originari, formati quasi esclusivamente da pini mediterranei, hanno gradualmente lasciato il posto a boschi misti di conifere e latifoglie o di sole latifoglie. I numerosi incendi nell'ultimo decennio hanno fatto registrare una fortissima recrudescenza. Ma, un po' per necessità dunque e un po' per libera scelta, diffusi ovunque risultano querce, castagno, aceri, frassini, ontani ed altre specie di latifoglie.


 

 

 

 

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