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Le origini del Demanio dei Peloritani devono ricercarsi molto
lontano nel tempo Già nel 1859 venivano adottati alcuni
provvedimenti intesi a vietare il dissodamento delle terre in
pendio ricadenti nei bacini dei torrenti che attraversano
l'abitato di Messina. Successivamente con R.D.
Il maggio
1873 n. 1449 fu istituito per questa provincia, come per
pochissime altre province italiane, un Consorzio dei
Rimboschimenti che tanto nel Comune di Messina quanto in altre
zone della provincia lasciò opere di notevole pregio. Tra esse
figurano la foresta di "Camaro" di circa 96 ettari, impiantata
su terreno di proprietà Comunale, ed una pineta di circa 62
ettari, confinante con la prima, su terreno acquistato da
privati. Queste pinete purtroppo sono ormai ridotte a pochi
esemplari secolari a causa dei tagli indiscriminati
dell'ultimo conflitto mondiale e dei danni da incendio avuti
nel dopoguerra.
Ma la sistemazione integrale e definitiva dei numerosi
torrenti di Messina e villaggi vicini fu presa in
considerazione seriamente solo con l'emanazione del R.D. 21
marzo 1912 n. 442 che prevedeva appunto la sistemazione dei
bacini montani, anche se lo studio e l'esecuzione dei primi
progetti organici ebbero inizio solo a partire dal 1922.
La nascita ufficiale del Demanio Forestale dei Peloritani
avviene nell'anno 1920 quando passano in gestione dal citato
Consorzio dei Rimboschimenti all'Azienda di Stato FF.DD. i 62
Ha. della pineta "Camaro" di cui prima si è detto. A questo
primo nucleo si aggiunsero altri 105 Ha. di superficie boscata
ricadente nel B.M. "S. Leone" a seguito di una serie di
acquisti fatti negli anni 1926-1928.
Da quell'anno,
per vedere ulteriormente aumentata la consistenza del Demanio
occorre attendere l'emanazione del R.D.L. 15 maggio 1946 n.
455 col quale viene approvato lo Statuto della Regione
Siciliana e che all'art. 38 dà la possibilità di impiegare
nell'esecuzione di opere pubbliche le somme versate dallo
Stato alla Regione a titolo di solidarietà nazionale.
Il Demanio dei Peloritani assume la forma e le dimensioni
attuali nel decennio 1950-1960, attraverso una serie
interminabile di acquisti ma soprattutto di espropri e di
imboschimenti.
Il Demanio dei Peloritani occupa oltre 4.102 ettari e ricade
nei Comuni di Messina, Villafranca Tirrena, Saponara e
Rometta.
Esso si
estende, a cavallo della dorsale dei Monti omonimi, grosso
modo dal Villaggio Salice a quello di Altolia, per una
lunghezza di 18 km. e una larghezza variabile da un minimo di
1 a un massimo di 5. Le quote vanno dai 285 m.s.m., registrati
nei pressi di Badiazza, sotto Colle San Rizzo, ai 1.127 metri
della vetta di Antennamare.
Tutto il complesso, dal punto di vista fitogeografico, ricade,
in massima parte, nella zona calda e fredda del Lauretum del
Pavari, e in misura minore nel Castanetum caldo. È servito da
una rete stradale di oltre 100 km. di sviluppo che consente un
facile e rapido accesso anche nelle zone periferiche più
lontane.
All'atto del passaggio al Demanio circa 600 ettari risultavano
già rimboschiti. Quelli acquistati dopo il `50, quasi tutti
nudi, furono rimboschiti a cura dell'Azienda.
In relazione alle condizioni ambientali proprie delle varie
zone, furono impiegate, per semina o per piantagione, in
buche, solchetti o piazzuole, le seguenti specie: Pino
domestico, P. marittimo, P. lancio, P. insigne, Castagno,
Roverella, Cerro, Olmo, Eucalitto, Robinia, Pioppo, Frassino
ed Acacia.
L'ordine di diffusione vede attualmente in testa i Pini
mediterranei seguiti dal Castagno (allevato per lo più a
ceduo), dalle Querce, dagli Eucalitti e dalle Acacie.
L'impianto risale a due distinti periodi: il primo, dal 1920
al 1936; il secondo, dal 1950 al 1955.
In effetti l'età dei complessi boscati esistenti è
variabilissima, poiché sovente si è reso indispensabile
procedere alla ricostituzione o al reimpianto dei boschi
distrutti per effetto dei ricorrenti incendi.
L'attività
dell'Amministrazione Forestale Regionale relativamente al
Demanio dei Peloritani e condizionata da due ordini di fattori
principali:
1) la lotta contro gli incendi;
2) l'esigenza di regolamentare il crescente afflusso turistico
nel bosco.
Quello degli incendi è sicuramente il problema più rilevante
da risolvere, reso arduo dalla concorrenza di talune
sfavorevoli condizioni: la composizione floristica dei
complessi boscati, che vede ancora la predominanza delle
conifere sulle latifoglie, lo sviluppo e la consistenza che vi
assume il sottobosco costituito quasi esclusivamente dalle
specie xerofile della bassa ed alta macchia mediterranea, le
avversità climatiche, la vicinanza ai terreni agrari e
pascolivi, la pressione antropica.
Da anni è stato messo a punto un vasto programma che ha come
obiettivo la trasformazione graduale degli attuali soprassuoli
di conifere in boschi puri di latifoglie o misti di conifere e
latifoglie.
Altro problema, che è diventato più acuto di anno in anno, è
la necessità di guidare opportunamente l'enorme massa di
persone che si riversa nel Demanio, specie nel periodo estivo.
La vicinanza ad esso della città di Messina e di numerosi
altri centri, il facile accesso e gli indubbi pregi estetici,
hanno fatto acquistare alla parte del Demanio che gravita
attorno a Colle San Rizzo notevole importanza dal punto di
vista turistico-ricreativo. La dimostrazione tangibile di
questa importanza è data dalla presenza,, di alberghi e
ristoranti sorti all'interno e nei dintorni del Demanio.
In questo campo gli sforzi dell'Azienda sono rivolti in atto
alla costituzione di aree attrezzate, alla individuazione e
alla creazione di itinerari turistici e alla salvaguardia di
aree di particolare pregio naturalistico e scientifico.
A integrazione di
quanto sin qui detto sui Monti Peloritani, si riportano
di seguito i dati storici della formazione del Demanio
Forestale riportati nel vol. 1, Edizione A.S.F.D., Azienda di
Stato per le Foreste Demaniali, Soc. Ed. A.B.E.T.E., Roma
1959. "... nell'esercizio 1920-21 fu consegnata all'Azienda la
pineta di 62 ettari che il Consorzio di Messina aveva
costituita nel bacino del Camàro.
Intorno a questo primo nucleo si estese il demanio forestale,
con l'acquisto, nei bacini dei torrenti Tarantonio, San Leone,
Gazzi e Gallo, di terreni rimboschiti per effetto del R.D. 21
marzo 1912, n. 442. Cos' nel 1927 l'Azienda acquistò ettari
105,42.80 di terreno nel bacino del San Leone e nel 1937
progettò l'acquisto dei seguenti comprensori:
- nel bacino del torrente Gazzi .....................Ha.
126,58.02
- nel bacino del torrente Camàro
(foresta Camàro del com. di Messina) ...............» 96,32.34
- nel bacino del torrente San Leone .................»
137,66.68
- nel bacino del torrente Tarantonio .................»
259,79.29
- nel bacino del torrente Gallo .........................»
342,37.05
In complesso ......... ..................................Ha. 962,73.38
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