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E certo che l'isola fosse stata frequentata fin dal neolitico,
cioè almeno fin dal V millennio a.C., e certamente durante l'eneolitico
(III millennio a.C.). Ciò si desume dalla presenza di
ossidiana pantesca rinvenuta in contesti così antichi sia in
Sicilia che a Malta. Una delle attrattive principali per
l'uomo preistorico dovette essere, infatti, il prezioso "vetro
vulcanico" che abbonda in più zone dell'isola.
Tuttavia,
pur avendo la certezza che genti siciliane e maltesi si
rifornirono di ossidiana pantesca in periodi così remoti, non
abbiamo alcun dato certo sull'occupazione così antica di
Pantelleria. Le testimonianze insediamentali più antiche
risalgono, infatti, all'antica età del bronzo, e cioè ai primi
secoli del Il millennio a.C. Si tratta del ben noto villaggio
fortificato di Mursia e dell'adiacente necropoli costituita da
quei singolari ed originali monumenti ignoti al di fuori di
Pantelleria, che vengono denominati sesi.
I sesi di Pantelleria sono strutture circolari a tronco di
cono, costruite secondo una tecnica megalitica ed adibite ad
esclusiva funzione funeraria. La loro tipologia riflette il
modulo a torre ben noto nelle altre isole del Mediterraneo
centrale: dalle navetas e talayots balearici, alle torri della
Corsica ed ai nuraghe sardi. I sesi, però, a differenza dei
simili monumenti succitati, non presentano una struttura cava
all'interno, sicché la loro tecnica costruttiva risulta
estremamente elementare. Ad un parametro ben costruito con
poderosi blocchi corrisponde una struttura interna a sacco di
pietrame vario. Soltanto ai fianchi venivano costruite una o
più piccole cavità adibite al rituale funerario. Una
struttura, quindi, estremamente semplificata che per nulla
sembra richiamare le arditezze della statica talayotica delle
Baleari, torreana della Corsica e nuragica della Sardegna, e
che semmai ne riprende soltanto le esperienze formative.
Per spiegare l'originalità dell'acquisizione pantesca del
modulo a torre piena bisogna tener conto di ciò che la vicina
tradizione siciliana dei rituali funerari contemporanei
comportava.
Nell'ambito della cultura siciliana di Rodì - Tindari -
Vallelunga Boccadifalco cui il nostro villaggio si riferisce,
la tipologia funeraria rimane sempre ancorata all'idea di
tomba ipogeica a grotticella. E' pertanto probabile che chi
impiantò l'insegiamento di Mursia a Pantelleria agli inizi del
II millennio a.C. (come ci indicano anche le datazioni al
radiocarbonio), provenendo dalla Sicilia, portasse con sé tale
tradizione. Ma difficilmente potè perseguirla a causa della
difficoltà oggettiva di scavare grotticelle nella consistente
e frastagliata struttura vulcanica dell'isola. E' molto
probabile, quindi, che il sese nasca dall'esigenza di
trasferire la tipologia della tomba a grotticella scavata
nella roccia anche sul ruolo pantesco. Ma la natura incoerente
e friabile della roccia vulcanica locale non permetteva
l'intaglio regolare e duraturo delle cellette funerarie. Si
determinava, pertanto, l'esigenza di creare un supporto
artificiale ove creare efficacemente tale cella pseudoipogeica.
Nella creazione di tale supporto di valido aiuto dovette
essere l'imprestito formale costituito dall'introduzione del
modulo a torre già da tempo diffuso nel Mediterraneo centrale.
A parte quei sesi che insistono sulla fascia più insediata
corrispondente alla cava, alla strada ed a isolati episodi di
edilizia abusiva, quel suggestivo ed affascinante scenario che
ha nel rapporto fra la monumentalità preistorica e l'intricato
ricamo della macchia la sua più intensa bellezza, rimane
ancora miracolosamente intatto.
Del
villaggio coevo alla necropoli sesiota si sa qualcosa in
seguito agli scavi del Tozzi che misero in luce alcune capanne
circolari ovaleggianti lastricate all'interno e dotate di
bacini da raccolta litici e macine. Ma ciò che più impressiona
è il poderoso muro di cinta ancora ben conservato che
proteggeva il villaggio capannicolo sul lato di terra. Ha un
andamento curvilineo, una sezione trapezoidale ed un altezza
conservata di oltre m. 5.
A parte l'evidenza di Cimillia-Mursia la presenza preistorica
a Pantelleria è indiziata attraverso qualche rinvenimento di
superficie che meriterebbe ulteriormente approfondimento.
Ma ancora più urgente è chiarire la situazione
dell'occupazione di Pantelleria in periodo storico. Purtroppo
la gran massa di rinvenimenti e segnalazioni non ha mai
ricevuto quell'idonea attenzione scientifica tale da metterci
in condizione di desumere dati certi sulla storia dell'isola
da affiancare alle notizie tramandateci dalle fonti storiche.
La testimonianza più significativa è costituita dalla
cosiddetta Acropoli di Santa Teresa e San Marco, a monte
dell'odierno centro abitato. Malgrado la forte pressione
demografico-rurale resistono ancora evidenti spezzoni delle
sue mura urbiche e brandelli delle sue strutture edilizie
dotate di cisterne, muri intonacati e pavimenti a mosaico.
Intorno ci giungono segnalazioni di evidenze funerarie e di
altre strutture edilizie di varia epoca (dal periodo arcaico
al medievale).
Già Orsi
aveva segnalato la presenza di un vero e proprio tempio punico
sulle sponde orientali del Lago di Venere. Recenti scavi ne
hanno verificato l'esistenza. Vengono alla luce le fondamenta
di una struttura d'età ellenistica e romana, molto
probabilmente un rifacimento posteriore del santuario punico,
in forma di un portico.
La quantità, oltre che la qualità, del materiale ceramico
proveniente da tale zona conferma la presenza di un
insediamento che ricopre un arco cronologico amplissimo,
approssimativamente dal Tardo Bronzo all'epoca tardo-romana.
E' probabile che si tratti del santuario più importante
dell'isola.
A parte questa evidenza numerose sono le testimonianze
relative alla presenza ellenistico-romana, tardo-antica,
bizantina e medievale. La ricchezza di tali segnalazioni ci
induce a pensare che il popolamento dell'isola fu tutt'altro
che esiguo confermando l'ovvio ruolo strategico dell'isola
nelle rotte mediterranee.
Sul piano storico è presumibile pensare che Pantelleria
dovette trovarsi al centro delle rotte della prima
colonizzazione fenicia del Mediterraneo centrale. Tuttavia la
prima fonte attestata, quella del Periplo dello pseudo Skylax,
databile alla metà del IV secolo a.C., oltre a fornirci i
tempi di percorrenza per raggiungere l'isola dalle terre
circostanti, ci attesta la presenza cartaginese.
L'importanza
di Pantelleria nei collegamenti cartaginesi tra Sicilia e
Africa determinò l'attenzione costante dei Punici verso
l'isola e la sua attenta difesa dalle mire elleniche. Tale
ruolo durò fino all'affacciarsi di Roma nello scenario
mediterraneo. Già nel 254 a.C. una flotta romana la conquistò,
ma fu una conquista effimera poiché i Cartaginesi riuscirono a
ristabilirne il controllo. Tuttavia nel 217 a.C. Pantelleria
cadde definitivamente in mani romane. Ma la sua situazione non
dovette essere tranquilla fino al i secolo poiché le fonti ce
ne parlano sempre come di un'isola in perenne stato di
fortificazione per contrastare eventuali mire di rivalsa
cartaginese.
Dal I secolo in poi l'isola visse probabilmente il suo periodo
migliore venendo meno i pericoli di invasione in seguito al
rafforzamento del dominio romano sul Mediterraneo. Tale
situazione dovette durare fino alla fine dell'impero quando le
invasioni vandaliche prima, bizantine dopo, ed arabe infine,
determinarono periodi di crisi e, forse anche, di abbandono di
Pantelleria, a giudicare da quanto talune fonti ci riportano. |