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Fare Ambiente
indica 20 siti siciliani dove coniugare ambiente e mito
Nicolosi: “Puntare su natura e cultura per il rilancio turistico”
RANDAZZO,
8 novembre 2009. Venti siti siciliani dove poter coniugare la
bellezza dei luoghi con il fascino del mito. Sono quelli proposti da
Fare Ambiente Sicilia a conclusione della manifestazione “I luoghi e
il mito”, organizzata dal movimento ambientalista con l’Ente Parco
dell’Alcantara, che si è chiusa questa mattina a Randazzo, dopo aver
attraversato le aree più belle del Parco dell’Alcantara (Castiglione
di Sicilia, Gole dell’Alcantara e Taormina).
In una pubblicazione ideata dall’antropologo Antonino Buttitta e con
testi dei docenti Mariny Guttilla , Nicola Cusumano, e
dell’archeologa Marta Granà, Fare Ambiente indica venti luoghi da
visitare e dove la cultura, la storia e il mito si sposano con la
bellezza dei paesaggi. Un’indicazione che diventa anche una proposta
di rilancio turistico del territorio. «La Sicilia – afferma Nicolò
Nicolosi, coordinatore regionale di Fare Ambiente - può vivere di
turismo. Per questo occorre puntare da un lato sulla natura e in
particolare sui parchi e le riserve, e dall’altro sull’importanza
storica, culturale e mitologica che questi luoghi hanno avuto nel
corso dei millenni. Solo componendo questo meraviglioso mosaico si
potrà puntare alla rinascita della nostra regione e alla sua
crescita economica. In questo modo vogliamo indicare una strategia
di valorizzazione del territorio che possa attirare nuovi turisti in
Sicilia».
Di seguito un estratto della pubblicazione con l’indicazione dei
siti:
La Sicilia è terra di miti e di leggende, che rispecchiano in modo
fedele la storia dell’Isola: colonizzazione greca, l’incontro e
l’integrazione dei coloni con gli indigeni, espansione territoriale
delle città, dominazioni, guerre e scambi commerciali. Prova
eloquente è la stessa cultura religiosa, che si è nutrita di
sincretismi orientali.
Gli antichi scelsero la Sicilia come luogo ideale dove ambientare
non solo vicende che riguardavano le grandi divinità olimpiche,
venerate in tutta l’Isola con splendidi templi, ma anche importanti
saghe mitologiche aventi come protagonisti Eracle, Odisseo e Enea.
Storia di eroi, amori fra dei, ninfe e pastori. Di ciò fa fede,
oltre ad un ricco patrimonio mitico attestato nelle fonti, anche la
toponomastica: diversi luoghi, infatti, hanno il nome di divinità e
figure del mito oppure sono legati a leggende di carattere
eziologico.
Così pure i nomi di monti e fiumi, venerati come dei e popolati da
ninfe.
Non c’è luogo della Sicilia in cui non ci sia traccia del mito. La
stessa fertilità dell’Isola, nell’immaginario mitico, era legata al
sangue di Urano evirato da Crono con una falce caduta a Zancle,
l’antica Messina, o secondo un’altra leggenda, a Depranum, cioè
Trapani.
Per esemplificare quanto detto, segue elenco, in ordine alfabetico,
dei luoghi del mito più significativi.
Agrigento
La città ospita diversi templi dedicati alle grandi divinità
olimpiche, fra cui Zeus, prende il nome dal fiume Agracante,
l’odierno S. Biagio: era ritenuto figlio di Zeus e della ninfa
oceanina Asterope, venerato con culto divino.
Nei pressi di Agrigento su di una rupe inespugnabile l’architetto
Dedalo costruì la città di Camico per il re Cocalo, che gli aveva
dato ospitalità per sfuggire all’ira di Minosse, re di Creta, giunto
in Sicilia alla sua ricerca. Nel luogo dove approdò Minosse sorse
una città, che fu poi chiamata in suo onore Minoa, L’odierna Eraclea
Minoa. Minosse fu ucciso a tradimento dal re Cocalo. I Cretesi
giunti con lui in Sicilia, gli costruirono un sepolcro splendido:
nella parte nascosta, deposero le ossa, mentre in quella scoperta
edificarono un tempio dedicato ad Afrodite. La tomba-tempio di
Minosse è stata identificata nelle grotte di Gurfa Alia.
Catania
Catania anticamente era chiamata la città de Pii, in memoria della
leggenda dei due fratelli Anfimono e Anapia, che durante un’eruzione
dell’Etna rischiarono la vita per salvare gli anziani genitori
portandoli sulle loro spalle. Miracolosamente la colata lavica si
divise in due lingue e passò senza sfiorarli. In ricordo di
quest’atto di pietà filiale, il luogo dove sarebbe avvenuto il fatto
straordinario fu chiamato Campo dei Pii e vi furono poste due
statue, che raffiguravano i due fratelli con i genitori sulle
spalle.
Anticamente, all’interno della città di Catania, sorgevano le terme
“Achilliane”, così chiamate in onore di Achille, che era venerato
con culto eroico. In questo luogo nel 304 d. C. fu processato il
santo martire Euplo.
Cefalù
Secondo una leggenda eziologica, Cefalù, in greco Kefaloidion, che
sta a significare “ a forma di testa” deve il suo nome a una roccia,
che sembra avere sembianze umane: si diceva che fosse Dafni
trasformato in pietra da una ninfa tradita.
Enna
Luogo mitico del rapimento di Persefone, allevata in Sicilia insieme
alle dee Atena e Artemide. Secondo il mito, su richiesta di Zeus,
complice di Ade, Afrodite si recò da Persefone nella reggia etnea,
dove la madre Demetra l’aveva nascosta. Con Atena e Artemide
andarono a raccogliere fiori in un prato nelle vicinanze di Enna,
presso il lago di Pergusa. Insieme a loro c’erano pure le ninfe.
Vicino a questo prato sempre fiorito c’era una spelonca, attraverso
la quale si apriva un passaggio sotterraneo. Da qui Ade balzò fuori
dal regno dei morti con il suo cocchio. Afferrò Persefone e la
condusse via. Giunti a Siracusa, la ninfa Ciane tentò invano di
impedire il loro passaggio. Ade, dopo aver aperto un varco nella
terra con il suo scettro e trasformato Ciane in fonte, s’inabissò
negli Inferi insieme a Persefone.
Eolie
Le isole Eolie presero il nome da Eolo, il dio dei venti, che nella
tradizione omerica regnava su di un’isola galleggiante, Eolia,
comunemente identificata con Lipari. Il primo re di quest’isola fu
Liparo che aveva dato sua figlia Ciane in sposa a Eolo. Dalla loro
unione nacquero sei figli: Astioco, Xuto, Androcle, Feremone,
Giocasto e Agatirno. Quest’ultimo fondò una città sulla costa
settentrionale della Sicilia, alla quale diede il suo nome e che è
stata identificata con Capo d’Orlando o con Sant’Agata.
Anticamente le Eolie erano chiamate anche Efestiadi in onore di
Efesto, perché si credeva che in una di queste isole, sede di
vulcani, Lipari, Vulcano, Stromboli, vi fosse l’officina del dio.
Erice
La città fu fondata da Erice, re degli Elimi e figlio di Afrodite.
Sul monte omonimo l’eroe edificò un tempio in onore della madre, che
divenne il luogo più importante della Sicilia, soprattutto in età
romana. Erice aveva fama di essere un abile lottatore, ma fu ucciso
in uno scontro da Eracle che era giunto nel suo regno alla ricerca
di un toro delle mandrie di Gerione. Nella tradizione, il luogo dove
avvenne la lotta fra i due eroi era un campo di tre iugeri alle
falde del monte Erice. Su questo monte oltre ad Erice ebbe sepoltura
Anchise, giunto a Depranum insieme al figlio Enea.
Etna
L’Etna era considerato l’Olimpo della Sicilia, la sede di Zeus
venerato in tutta l’isola con l’epiclesi Etneo. Si credeva che le
sue eruzioni fossero il respiro del gigante Enceclado, Briareo o
Tifeo, sepolto da Zeus sotto il vulcano alla fine della
Gigantomachia. Spesso il gigante si dimenava e cercava di mettersi
in piedi mai il peso della Sicilia gravava sul suo corpo,
impedendoglielo.
La mano destra era sotto capo Peloro, la sinistra sotto capo
Pachino, le gambe sotto Lillibeo e la testa sotto l’Etna. Dalla
bocca eruttava ceneri e fiamme. Quando si muoveva, la terra tremava
e lo stesso Ade temeva che sprofondasse negli Inferi. Dopo aver
fulminato i Giganti, Zeus collocò in un bosco dell’Etna le loro
cuoia e le loro armi, quali trofei della sua vittoria.
Si credeva che sotto l’Etna avesse sede l’officina di Efesto, dove i
Ciclopi, i fabbri della trasizione esiodea, costruivano i fulmini
per Zeus e fabbricavano armi e armature per dei e eroi.
Sull’Etna la leggenda collocava pure i Ciclopi omerici, esseri
giganteschi con un occhio solo sulla fronte: erano pastori selvaggi,
inospitali e antropofagi. Uno di loro, Polifemo, rinchiuse nel suo
antro Odisseo e i compagni, ma fu accecato da loro. Secondo la
tradizione, i faraglioni che emergono di fronte al promontorio di
Trezza, vicino alla baia di Lognina, a nord di Catania, sono i
macigni scagliati da Polifemo per colpire la nave di Odisseo in
fuga.
Sulle pendici dell’Etna si ergeva il tempio del dio indigeno Adrano,
custodito da cani sacri. Presso questo santuario nel 400 a. C. il
tiranno Dionisio I di Siracusa fondò una città, cui diede il nome di
Adrano in onore del dio.
Sotto una roccia dell’Etna, la cosiddetta Timpa, scaturisce il fiume
Aci, da cui hanno preso nome diversi toponimi della zona catanese.
La leggenda vuole che il fiume sia stato in origine il bel pastore
Aci, innamoratosi dell’avvenente ninfa Galatea. Il ciclope Polifemo,
spinto dalla gelosia, gli gettò addosso un grande macigno, ma per
concessione del Fato, Aci fu trasformato in un fiume, sgorgando
sotto l’enorme masso che l’aveva schiacciato.
Sull’Etna pascolava le sue greggi il giovane pastore Dafni, di
bell’aspetto e abile musico. Nacque sui monti Erei, così chiamati in
onore della dea Era, in un boschetto sacro alle ninfe, che lo
allevarono e gli insegnarono l’arte della pastorizia. Una ninfa
s’innamorò di lui e gli fece giurare fedeltà eterna, lo minacciò
inoltre avvisandolo che l’infrangere la promessa gli sarebbe costata
la vista. Un giorno la figlia di un re s’invaghì della sua bellezza
e, dopo averlo fatto ubriacare, si unì a lui. Dafni divenne dunque
cieco e secondo una tradizione, inventò la poesia bucolica per
consolarsi di questa cecità.
Imera
Secondo una leggenda, la città fu fondata da Crono: prima, infatti,
era chiamata Cronia, poi prese il nome di Hierapolis, perché sacra
al dio. Nei pressi della città, le ninfe del luogo fecero scaturire
delle fonti, perché Eracle potesse alleviare la fatica del viaggio.
Lentini
Nella piana di Lentini la tradizione collocava i Lestrigoni, giganti
crudeli, inospitali e antropofagi, che sotto la guida di Antifate
fecero strage dei compagni di Odisseo. Con loro aveva già combattuto
Eracle, uccidendone con il suo arco un numero straordinario.
Lilibeo
Si credeva che nel pozzo scavato dal generale cartaginese Annibale
Magone nel 410 a. C. nei pressi della città di Lilibeo, l’antica
Marsala, vi fosse il sepolcro della Sibilla, ritenuto sede di un
oracolo, e ciò evidentemente associato con la causa del fenomeno
dell’eco. Secondo la tradizione, sopra questo sepolcro fu fatta
edificare la chiesa di S. Giovanni Battista.
Milazzo
Nella zona di Myle, l’odierna Milazzo, pascolavano le vacche di
Elios: erano bianche e dotate di corna d’oro. I loro muggiti furono
sentiti in lontananza dagli Argonauti, di passaggio all’Isola di
Trinacria, in seguito da Odisseo e dai suoi compagni. Costoro, dopo
essere scesi dalla nave, a dispetto del divieto di Odisseo,
catturarono le vacche di Elios e le mangiarono. Per questa empietà,
Zeus scatenò una violenta tempesta, che distrusse la loro nave.
Mozia
Il toponimo dell’isoletta di Mozia risale ad una donna della
leggenda, che rivelò a Eracle l’identità di coloro che gli avevano
rubato i buoi di Gerione.
Ortigia
L’isola di Ortigia sacra ad Artemide, è famosa per la fonte
dell’Aretusa, così chiamata per la ninfa Aretusa. Anticamente si
riteneva che la fonte fosse alimentata dal fiume Alfeo, che dal
Peloponneso scorreva sino in Sicilia senza confondere le acque dolci
a quelle salate del mare. Secondo la leggenda Alfeo si era invaghito
della ninfa Aretusa. Questa dopo essere stata trasformata da
Artemide in sorgente per sfuggire ad Alfeo, sprofondò negli abissi
fino a Ortigia, dove sgorgò con le sue limpide acque. Ma Alfeo la
raggiunse e si unì a lei.
Paternò
Paternò è l’antica Ibla Gereatis, ai piedi dell’Etna. Sede del
tempio della dea indigena Iblea. Presso questo santuario operavano i
Galeoti, indovini che avevano fama di interpretare sogni e prodigi e
che godevano di grande considerazione in tutta la Sicilia.
Presso le cosiddette Salinelle di Paternò è stata ubicata la fonte
dei Palici, divinità gemellari indigene. Secondo il mito, erano i
figli della ninfa Etna o Talia, ingravidata da Zeus, trasformato in
un’aquila, lungo le rive del Simeto. Temendo le ire della dea Era,
la ninfa chiese aiuto alla Terra, che la inghiottì. Giunto il
momento del parto, la terra si aprì e vennero alla luce i due
gemelli, che furono chiamati Palici, che in greco vuol significare
“venire di nuovo”. Il culto dei Palici era ordalico e legato a Delli,
personificazione di sue crateri lacustri situati nelle vicinanze del
loro tempio. Sull’orlo di questi crateri prestavano giuramento
quanti erano accusati di furto e di altro crimine. Dopo aver scritto
il loro giuramento su una tavoletta, la gettavano nei crateri: se
galleggiava, il giuramento era vero, se affondava, era falso. Gli
spergiuri morivano immediatamente o bruciavano o subivano altre
pene, come la privazione della vista.
Peloro
Il capo Peloro fu chiamato cos’ in memoria del nocchiero della nave
di Annibale, di nome Peloro, appunto. Annibale lo fece uccidere,
perché credeva che lo avesse tradito conducendo la sua nave nello
stretto di Messina, di cui ignorava l’esistenza. Peloro ebbe
sepoltura nel promontorio che prese successivamente il suo nome.
Pollina
La città fu chiamata così in onore di Apollo, venerato in Sicilia
insieme al figlio Asclepio.
Segesta
Il nome della città anticamente era Egesta. L’aveva fondata Enea in
onore di Egesto, figlio del dio fluviale Crimiso, che sotto forma di
cane s’era unito Egesta, giunta in Sicilia dalla lontana Troia.
Le terme segestane sono comunemente identificate con le fonti che
fecero scaturire le ninfe del luogo quando vi si fermò Eracle stanco
del suo viaggio.
Solunto
La città prende il nome da un eroe locale che venne ucciso da
Eracle.
Stretto di Messina
Secondo la leggenda nello stretto di Messina vivevano due mostri
marini: Scilla e Cariddi.
Stando in agguato su due scogli posti uno di fronte all’altro,
ostacolavano la navigazione nello stretto. Scilla risiedeva nella
costa calabra, afferrava e divorava i naviganti con le sue teste
canine che faceva uscire all’improvviso dalla profonda grotta in cui
viveva. Cariddi invece, nascosta sotto un albero di fico sul capo
Peloro, ingoiava e rigettava l’acqua del mare, generando profondi
gorghi che trascinavano e affondavano le navi in transito.
Nella tradizione omerica mentre la nave di Odisseo passava
attraverso lo stretto e tutti guardavano con terrore Cariddi che
ingoiava e vomitava l’acqua del mare, Scilla afferrò sei uomini e li
divoro dentro la sua grotta.
Tindari
La città prese il nome da Elena, sorella dei Dioscuri, Castore e
Polluce, detti Tindaridi, perché nati da Leda, moglie di Tindaro, re
di Lacedemone, con la quale s’era unito Zeus con le sembianze di
cigno.
foto© Fabrizio Ranieri |
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