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La passione amorosa è per
definizione un'energia universale, che avvince tutto il
Creato e può fare suo oggetto un "altro da sé": nel nostro
caso un animale o un'intera famiglia d'erbe e di fiori,
senza per questo precipitare in perversioni innominabili. E'
così nella veste di vecchio innamorato delle orchidee - e
non di esperto - che pilucco avidamente le pagine di ogni
testo sull'argomento, compreso questo sulla flora sicula.
Non diversamente dalla calunnia rossiniana, l'amore per le
orchidee nostrane è come un venticello; nasce a poco a poco,
procede via via in un crescendo fino a diventare passione
travolgente come un fortunale. Scocca nelle passeggiate in
campagna al primo incontro con un minuscolo alieno a metà
strada fra un fiorellino ed un insetto e procede attraverso
l'approccio con le specie più rare e nascoste. Così è stato
per alcuni cari amici che sono oggi esperti di grande
valore; così è stato per me, ma in tono molto minore dato
che - come Picasso raccomandava di fare con le donne -
queste creature vanno amate senza pretendere di capirle,
cioè di penetrare la complessità della loro biologia e vita
sessuale.
E se l'incombere dell'età ha sopìto le esuberanze giovanili,
la passione cova sempre sotto la cenere degli anni: poche
immagini bastano per accendere tutta una sequenza di
flashbacks che fanno rivivere i primi incontri con questo
eccezionale scoop della Natura. Ricordo la sorpresa provata
nel vedere per la prima volta sui monti di Palermo quei
ninnoli scuri, pelosi, che a tutto somigliavano tranne che a
fiori, ma che erano indiscutibilmente dei fiori. Erano i
fiori-ragno, i fiori-mosca, i fiori-ape delle nostre òfridi,
I'Ophrys apifera, I'Ophrys bombyliflora, I'Ophrys
tenthredinifera, e via dicendo alle quali, grazie alle guide
dei Danesch, potevo finalmente assegnare i nomi appropriati.
Cercando le incredibili òfridi finii con imbattermi nelle
Orchis aggraziate e contadine; a poco a poco credo di averle
conosciute tutte o quasi, ed ognuna mi ha suscitato
un'emozione diversa, associata ad un luogo e ad una
stagione. E nella ricerca delle specie ho scoperto grandi
affinità elettive con altri appassionati e con colleghi
botanici che hanno portato avanti lo studio del gruppo
colmando le infinite lacune esistenti fino a trent'anni fa.
Ma con le orchidee l'emozione non si limita all'incontro
fisico: le sensazioni più forti vengono con la scoperta dei
loro straordinari rapporti con gli animali e con
l'incredibile cerebralità dei loro meccanismi di
impollinazione. Ancora dopo anni non riesco a frenare la
stupefazione che mi coglie nel divulgare i tentativi di
circonvenzione dei buffi apidi solitari per costringerli a
fare i loro doveri di prònubi. Le parti si invertono e il
fiore diventa il partner attivo e furbissimo di fronte alla
brutalità dell'insetto, del quale viene sfruttata e irrisa
la foia libidinosa: nelle nostre òfridi e su piccola scala
si realizza il mito della bella e la bestia.
Le orchidee mi hanno insegnato molto; da loro ho appreso che
non siamo le creature più evolute del pianeta: l'evoluzione
di questi fiori supera di gran lunga quella degli animali
che esse strumentalizzano con tanta disinvoltura. In questa
parte del regno vegetale si manifesta un'intelligenza
naturalistica molto più sottile di quella che riteniamo
esclusiva della nostra specie, e che rientra in una sorta di
"intelligenza cosmica" che ci sfugge e che ha prodotto il
mondo così com'è a dispetto dell'uomo e dei suoi sogni di
perfezione. Dalle orchidee apprendiamo che le piante non
sono creature passive e scialbe, strumenti inerti delle
nostre necessità vitali. Al contrario, le orchidee
testimoniano una partecipazione attiva dei vegetali alla
vita del pianeta, che può addirittura diventare predominante
sulla nostra brutale .
E dato che amare vuoi dire conoscere, e che non c'è amore
senza conoscenza, da docente appassionato dò il benvenuto ad
ogni strumento che accresce la conoscenza e la diffonde
nelle masse di non addetti ai lavori. La Guida alle Orchidee
siciliane appagherà la curiosità del naturalista che per la
prima o per le prime volte si avvicina a queste splendide
componenti del mondo naturale, magari senza conoscerne il
nome. La semplicità della struttura del testo e la facilità
del riconoscimento attraverso l'immagine fotografica
facilitano l'approccio con le specie più frequenti ed
invogliano alla conoscenza di tutte le specie elencate nel
libro.
L'amore per la Natura e le sue creature si alimenta
attraverso la familiarità acquisita con le piante e gli
animali che popolano boschi e campagne ed è esso stesso
stimolo alla conoscenza, col quale forma un circolo
virtuoso. Non foss'altro che per questo motivo, ogni guida
naturalistica va considerata al tempo stesso un atto d'amore
e uno strumento utile alla salvaguardia dell'ambiente. In
tale contesto si inquadra la "fatica" di Carmelo Federico,
che si aggiunge al patrimonio di guide naturalistiche delle
orchidee spontanee d'Italia e fornisce uno stimolo
importante alla conservazione dell'ambiente naturale e alla
conoscenza più profonda di un gruppo di creature così
affascinanti da poter a buon diritto essere oggetto della
passione di tutta una vita.
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