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Ragusa, Comiso,
Vittoria, Acate
Da Ragusa,
percorrendo la statale 115 per circa 17 chilometri in
direzione nord-ovest, si giunge a Comiso cittadina sulle
pendici dei monti Iblei. La strada e' molto bella,
soprattutto nel tratto finale, per le suggestive e ampie
vedute sulla valle delI'Ippari e giu' fino alla costa.
Abitata fin dall'antichita, Comiso fu per quasi quattro
secoli anni feudo della famiglia Naselli (1453-1812) e
appare d'aspetto settecentesco, in seguito alla
ricostruzione intrapresa dopo il terremoto del 1693.
Una ricca produzione ortofrutticola si affianca qui alla
piccola industria. Importanti sono le attivita artigianali
quali la lavorazione della pietra dura calcarea, molto
simile al marmo, la cosiddetta pietra di Comiso, impiegata
nelI'edilizia. L'edificio simbolo del comune e il castello
Naselli. Di origine gotica, come dimostrano i due portali e
la torre a pianta ottagonale, decorata da affreschi
trecenteschi e ricavata, pare, da un precedente battistero
di eta' bizantina, fu rimaneggiato nel corso del
Cinquecento, epoca a cui risale il maschio angolare. Sulla
piazza del municipio sorge la fontana di Diana, la quale
raccoglie, per mezzo di un bacino, le acque che andavano ad
alimentare delle terme di eta' romana (II secolo d.C.), le
cui tracce si trovano sotto I'attuale municipio. Il mosaico
pavimentale che rivestiva la sala e' conservato nella
biblioteca comunale. Oggi altre parti dell'edificio termale
e del mosaico pavimentale sono state riportate alla luce e
sono visibili lungo il tratto di strada the congiunge piazza
Fonte Diana a piazza delle Erbe.
In via Ippari, da visitare e la chiesa di San Francesco di
origine duecentesca.
L'edificio e' stato arricchito nel 1517 della cappella
Naselli, esempio significativo di architettura siciliana in
cui confluiscono numerosi stili.
Interessanti sono anche la chiesa Madre, con la facciata the
si innalza con doppio ordine di paraste (attualmente il
campanile e' in restauro per un crollo alla sommita'), e la
chiesa tardo-settecentesca della Santissima Annunciata, con
I'armoniosa parte absidale e il pregevole campanile. Proseguendo da
Comiso per soli otto chilometri lungo la statale 115,
giungiamo in breve a Vittoria lungo un percorso affascinante
the si snoda tra vigneti e vecchi mulini ad acqua ora in
disuso, ma che un tempo sfruttavano la corrente del fiume
Ippari.
Posta sulle ultime propaggini meridionali dei monti Iblei,
alla destra del fiume, Vittoria e' un grosso centro di
produzione ortofrutticola, di vini e di olio. La citta' e
stata fondata nel 1607 dalla contessa Vittoria Colonna e
conserva quale particolarita' una struttura viaria
rigidamente articolata a scacchiera. Iniziamo il nostro
itinerario dalla piazza centrale, rigorosamente quadrata,
dove si affacciano la settecentesca chiesa della Madonna
delle Grazie (1754) e il contrapposto teatro Comunale, di
gusto tipicamente neoclassico. In piazza Ferdinando Ricca
troviamo poi la chiesa Madre, o di San Giovanni Battista,
patrono della citta'. Da Vittoria
imbocchiamo ora una strada di secondaria importanza che ci
porta nella valle del Dirillo, dove, adagiata su un
altopiano, incontriamo la cittadina di Acate
Di interesse archeologico, come altri centri del Ragusano,
deriva il nome originario, Biscari, da quello dei principi
the la governarono nel Seicento.
Con il XIX secolo divenne libero comune e nel 1938 assunse
la denominazione attuale, legata alla presenza di pietre di
agata lungo le rive del Dirillo, dai Romani chiamato Achates.
Agricoltura e serricoltura costituiscono i settori base
dell'economia.
Da visitare sono la chiesa Madre, il castello, entrambi
sulla piazza centrale, e la chiesa di San Vincenzo. La
chiesa Madre, ricostruita in seguito ai terremoti del 1693 e
del 1846 presenta solo alcuni resti dell'edificio
originario, tra cui gli archi della volta del coro, parte
dell'abside e del transetto. Sulla sommita' del colle, il
castello dei principi di Biscari, costruito nel 1494, ma
giunto ai nostri giorni nell'aspetto the ricevette durante
il Settecento, si presenta in stato di parziale abbandono:
degne di nota sono le robuste carceri con doppie grate. La
chiesa di San Vincenzo, a tre navate e ricca di stucchi,
conserva il reliquiario del santo patrono della citta', e un
organo di squisita fattura. Legato al santo e il palio, the
annualmente ha luogo per le vie del paese. |