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Ragusa, Modica, Cava d'Ispica,
Ispica, Pozzallo, Scicli
Partendo da Ragusa lungo via Risorgimento e imboccando la
statale 115, dopo 14 km si arriva a Modica
E' fra le citta'
piu' pittoresche della provincia, posta su alcuni speroni
degli Iblei meridionali, e solcata da due torrenti che hanno
scavato profonde gole, to lanni Mauro e il Pozzo dei Pruni.
E' divisa in due nuclei urbani: Modica alta, inerpicata
sugli speroni rocciosi, e Modica bassa, disposta sulla valle
formata dai due torrenti, ora coperti da poderose volte,
sulle quali scorrono le due strade piu' importanti della
citta'. Anche se Ragusa e' il capoluogo della provincia e il
centro amministrativo piu' importante, Modica e' la citta
che ha dato il nome alla contea, che comprendeva gran parte
dell'attuale provincia, inclusa Ragusa, diventando cosi'
potente sotto i Chiaramonte e i Cabrera da costituire uno
stato dentro lo stato. L'abitato si trova a un'altezza di
poco inferiore ai 300 m e ora la citta si e'espansa anche su
altri speroni: la Sorda, Monserrato, la collina dell'Idria,
ecc.
Modica giace entro tre valli the formano una gigantesca Y,
the si prolunga fino al ponte Guerrieri, che con i suoi 130
metri e' fra i piu' alti d'Europa.
Con I'arrivo dei Greci, gli indigeni ne assimilarono gli usi
e i costumi, fondendosi gradualmente con loro. Di questo
periodo sono state ritrovate numerose tombe nei dintorni e
in modo particolare a Cava d'Ispica.
II primo nome della citta fu Motyca o Motice, costituendo
sicuramente un importante centro, a giudicare dalle numerose
tombe rinvenute nel suo territorio. Tracce ai margini della
citta' e dentro il perimetro urbano testimoniano la presenza
dell'uomo nel periodo della civilta di Castelluccio (XX-XV
secoli a.C.).
Dopo I'occupazione dei Greci, diventa territorio dei Romani
e poi dei Bizantini (IV secolo d.C.), che costruiscono
intorno alla citta' una cinta muraria.
Con la conquista degli Arabi nell'844-845 Modica ha un
profondo cambiamento nello sfruttamento delle risorse
agricole, facilitato anche dalI'introduzione di nuovi
sistemi d'irrigazione.
Con I'invasione normanna del 1091, la citta', proprio per la
sua posizione strategica, assurge al massimo splendore. Alla
dominazione degli Angioini e dei Modica, segui quella degli
Aragonesi.
Capitale di contea con Pietro I d'Aragona, ne furono
successivamente signori i Chiaramonte, i Cabrera e gli
Henriquez-Cabrera, che contribuirono con lasciti, offerte e
donazioni al sorgere di chiese, conventi, monasteri e
collegiate. Infatti, da un conto fatto in base alle rovine e
ai documenti storici, Modica contava fino al XVII secolo
circa un centinaio di chiese, un numero elevato se
considerato in rapporto al numero di abitanti. II territorio
della contea, nel periodo di massima estensione (XV secolo),
coincide in gran parte con I'odierna provincia di Ragusa.
Dopo il terremoto del 1693, la ricostruzione, nello stesso
luogo, viene operata in particolare lungo I'asse di viale
Regina Margherita e ai due lati dell'attuale corso Umberto
I. Le nuove disposizioni territoriali spingono la citta
verso la parte piu' bassa, che durante il XIX secolo subisce
un cambiamento della sua struttura urbanistica. II corso
Umberto I diventa asse principale della citta', con la
progressiva concentrazione delle attivita ai suoi lati.
Una visita della citta', alla ricerca delle testimonianze
artistiche custodite nelle numerose chiese.e in alcuni
edifici civili, deve prevedere due itinerari, uno attraverso
Modica bassa e uno attraverso Modica alta.
Chi lo desidera può riservare un po' di tempo anche a un
giro extracittadino, per conoscere le frazioni di Frigintini,
Marina di Modica, ecc. Da Modica ci
spostiamo ora a Cava d'Ispica lungo una vallata the corre
verso il mare per 13 km, scavata nella roccia calcarea. II
termine "cava" è legato alla particolare e suggestiva
conformazione del tavolato Ibleo, caratterizzato da
moltissime gole profonde, talune con pareti a picco. Cava d'Ispica
è un luogo molto interessante per lo studio dell'evoluzione
dei primi insediamenti umani: ne restano preziose
testimonianze nelle abitazioni del periodo neolitico, greco,
bizantino, cristiano e medievale. Molte sono anche le
necropoli sicule e bizantine e le catacombe cristiane.
Questa "citta delle caverne" si compone di tre parti: la
parte di nord-est, presso il Mulino Cavallo; la parte di
sud-est, luogo rupestre dell'antica Spaccaforno (antico nome
di Ispica); la parte mediana tra il convento di Santa
Alessandra e il vallone di Lavinaro. Cominciamo la nostra
visita a nord, in Contrada Baravitalla, dove si suppone sia
esistito un antico villaggio.
Interessante è la Necropoli del villaggio, con numerose
tombe. Circondata da prati troviamo poi la grotta dei Santi
("u rutti e Santi") di età cristiano-bizantina. Visitabile è
la chiesa di San Pancrati (Sammaracati) e nell'area
sottostante la grotta della Signora ("u rutti a signura").
Proseguendo e possibile visitare altre grotte come quella di
San Nicola e di Santa Maria, ricche di pitture rupestri.
Particolarmente curioso e il gruppo di catacombe del V
secolo detto Larderia. II Parco della Forza, verso il lato
sud della cava, è un complesso rupestre molto interessante,
arricchito da monumenti quali il palazzo Marchionale, I'adiacente
chiesa delI'Annunziata e, nel lato est, le rovine di un
castello.
In posizione scenografica, esso venne concepito come
castello di difesa, poi ampliato e arricchito di merlature. Lasciata Cava d'Ispica
si riprende la statale 115 (6 km) e si prosegue fino a
Ispica La cittadina domina il mare da un'altura ed e
un'interessante stazione preistorica per i ritrovamenti
archeologici. Anche da qui è raggiungibile il Parco
archeologico della Forza tramite le scale scavate nelle
roccia, dove sono visibili tracce degli affreschi del
periodo bizantino. II paese, ricostruito dopo il 1693,
presenta una pianta molto regolare. Da vedere la chiesa
Madre, il palazzo Alfieri, il palazzo Bruno di Belmonte in
stile liberty, il monumento ai Caduti e la chiesa di Santa
Maria Maggiore, il cui sagrato e circoscritto da una
singolare cancellata in ferro battuto. Imboccato corso
Garibaldi possiamo invece ammirare la chiesa dell'Annunziata
e il suo ciclo di stucchi di grande importanza. Da Ispica ,
dirigendosi verso la costa, dopo soli 8 km si raggiunge
Pozzallo (33 km da Ragusa; 17 176 abitanti; 20 m slm; CAP
97016; prefisso tel. 0932), centro marino e peschereccio,
noto per la produzione di carrube, esportate anche
all'estero. Ai tempi della Contea di Modica, per via della
costruzione di un caricatore per I'esportazione del grano,
divenne particolarmente importante sotto il profilo
economico. Interessante e la torre fatta erigere dal conte
Bernardo Cabrera a protezione delle incursioni dei pirati.
Da notare il palazzo Comunale e la chiesa Madre. Alle spalle
della torre si trova palazzo Musso, del 1926, con elementi
in stile liberty. Merita una sosta villa Tedeschi, di fine
Ottocento. Intorno al paese sopravvivono alle bonifiche
alcuni stagni salati (i pantani Gariffi, Longarini e Cuba),
tappa degli uccelli migratori verso I'Africa, e paradiso per
gli appassionati di bird watching. Da Pozzallo possiamo
continuare luogo il mare alla volta di Marina di Modica e
quindi Sampieri, per poi puntare verso I'interno e, in una
grande vallata tra colline rocciose, arrivare a Scicli con
un centro storico di particolare interesse.
Un tempo dominio arabo (864), passò poi in mano normanna,
cosi come ricorda il santuario della Madonna delle Milizie.
La visita del centro può iniziare da piazza Italia dove,
oltre a bei palazzi settecenteschi, sorge la chiesa di Sant'Ignazio,
in stile barocco, ricca di stucchi dorati e affreschi. Da
sottolineare la Madonna delle Milizie, un'opera in
cartapesta rappresentante la lotta contro i Saraceni.
Passiamo poi alla chiesa di San Bartolomeo del XV secolo, il
cui interno ci permette di ammirare un presepe ligneo del
1573 ma rinnovato in epoca successiva.
Palazzo Beneventano risulta essere uno dei monumenti
barocchi piu significativi dell'intero Ragusano. Da
ricordare sono anche il complesso monastico dei Carmelitani,
risalente al 1386, e la chiesa di Santa Maria La Nova in
stile neoclassico ma risalente al XV secolo. Altre chiese
sono quelle di San Matteo, molto suggestiva, e della Croce.
Da Scicli infine, facendo tappa al convento della Madonna
delle Milizie, raggiungiamo ancora il mare per incontrare
Donnalucata, grazioso paesino di pescatori.
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