|
Il Ragusano,
un’isola nell’isola Dall’alto degli Iblei, le alture che
si succedono per tutto l’entroterra con i loro ampi
declivi, il Ragusano offre la sua immagine più suadente.
Questo lembo estremo di Sicilia ha tratto il suo volto
definitivo dal singolare intreccio tra le forme del mondo
contadino e la ricostruzione di intere città e paesi in
seguito al terremoto del 1693. Sono sorte così, lungo le
vie del grano e del vino, città come Modica, Scicli,
Ispica e, soprattutto, Ibla (Ragusa bassa). Il rapporto
tra il capoluogo e il suo territorio permette di cogliere
la prerogativa dei suoi abitanti, fortemente legati al
rispetto dell’ambiente e delle tradizioni contadine, che
ha determinato nei secoli una cultura omogenea e una forte
identità che fa di questo angolo della Sicilia “un’isola
nell’isola”. Dagli Iblei è agevole scendere anche verso il
mare, che appare all’improvviso come un’inaspettata
visione d’Africa: le dune di sabbia bianchissima corrono
ininterrotte da Santa Croce Camerina a Sampieri e a
Pozzallo.
Come un complemento ideale all’identità segreta del
Ragusano.
Ragusa nuova e Ibla
Nel 1693, in seguito al terremoto che devasto la Sicilia
orientale e sconvolse l’antica di Ragusa, la nobiltà
agricola alla ricerca di nuovi spazi politico-culturali,
promosse con grande tempestività la ricostruzione della
città sull’adiacente collina del Patro, creando un diverso
impianto viario reticolare secondo i nuovi canoni
dell’urbanistica barocca.
Ragusa Ibla (il centro antico), invece, venne ricostruita
più lentamente, anch’essa in forme barocche, ma sullo
stesso tessuto medievale. Le due città, legate da un
cordone ombelicale costituito dalle antiche scale che da
Ibla salgono a Ragusa, crebbero forzatamente l’una accanto
all’altra tra continue divisioni, fino al 1926,
quando si “ricongiunsero” nel nome unico di Ragusa.
Ibla è dominata dal Duomo, completato nel 1775 su progetto
di Rosario Gagliardi in posizione baricentrica rispetto ai
nuovi assetti
urbani: l’imponente facciata, articolata in tre ordini, è
convessa al centro e scandita da cornicioni aggettanti; la
cupola neoclassica (1820), con un giro di colonne nel
tamburo, tocca i 43 m.
L’interno a croce latina è diviso in tre navate; in quella
centrale, 13 vetrate istoriate (1926) illustrano i
martirii di San Giorgio. Poco distante, San Giuseppe si
lega al Duomo in un’ideale continuità stilistica, con la
bella facciata barocca attribuita alla scuola del
Gagliardi, suddivisa in tre ordini, con colonne corinzie e
statue. Scendendo ancora si incontrano il resti del
grandioso edificio religioso dedicato a San Giorgio,
distrutto dal terremoto del 1693: bellissimi il portale
gotico-catalano (XV secolo) e la lunetta recante un
bassorilievo di San Giorgio che uccide il drago.
Nella piazza alle sue spalle sorge il giardino Ibleo,
realizzato nel XIX secolo nello spazio circostante le
chiese di San Giacomo, San Domenico e dei Cappuccini: la
prima (XIV secolo), ricostruita in forme barocche,
conserva un interessante soffitto ligneo settecentesco,
San Domenico, in condizioni precarie, mantiene il
campanile decorato con maioliche colorate; la chiesa dei
Cappuccini custodisce una grande pala di Pietro Novelli
con al centro Assuntacon apostoli e angeli.
Posta al vertice delle scale che uniscono Ibla alla città
alta, la chiesa di Santa Maria delle Scale ha costituito
per secoli il limite estremo dei due centri. Edificata nel
XIV secolo su un preesistente convento cistercense di
epoca normanna, venne ricostruita dopo il terremoto in
forme barocche.
Dell’edificio originario conserva un portale e un pulpito
gotici ai piedi del campanile.
Non lontano, tra vicoli e contrafforti lungo gli scalini
della stretta salita Commendatore, si susseguono tre
interessanti edifici barocchi: palazzo Nicastro (1760), la
chiesa di Santa Maria dell’Idria e palazzo Cosentini.
Perno della nuova Ragusa è la Cattedrale dedicata a San
Giovanni Battista (XVIII secolo). Poggia su un’ampia
terrazza pensile, sostenuta da un loggiato; la facciata
barocca, resa asimmetrica dal tozzo campanile, ha il corpo
centrale a due ordini con un monumentale portale. Notevoli
inoltre i palazzi barocchi Bertini e Zacco.
Un ultimo accenno merita il Museo Archeologico Ibleo, che
espone i reperti provenienti dalle campagne di scavo
condotte nel Ragusano, in particolare di Camarina.
Modica, le scale nella roccia
Nelle definizioni che i viaggiatori del passato hanno dato
di Modica, essa è descritta come città strappata alla
roccia, per le sue grotte, abitate sino ad alcuni decenni
fa, per le sue scale e per la sua posizione geografica. Il
centro abitato si estende con continuità su un breve
altopiano, che si restringe a cuneo fino alla rupe su cui
sorgeva il Castello (Modica alta), e occupa l’invaso dei
due torrenti (oggi coperti) che confluiscono ai piedi
della rupe nel fiume Modica, disegnando una grande Y
(Modica bassa).
Il Duomo (San Giorgio) svetta da lontano con la sua
facciata a torre a tre ordini, che si slancia da una
gradinata di 250 scalini in uno spettacolare connubio tra
architettura, scenografia e urbanistica. È un capolavoro
eminentemente barocco, così come le altre numerose chiese
presenti in città: San Pietro, anch’essa preceduta da una
maestosa scalinata; San Giovanni Evangelista, ricostruita
nel 1839 e da dove si raggiunge il belvedere Pizzo, un
eccezionale punto panoramico su tutto l’abitato; Santa
Maria di Betlem, che ospita la cappella del Sacramento, in
stile tardo-gotico rinascimentale.
Il cuore laico di Modica lo si incontra invece nei bei
palazzi setteottocenteschi lungo corso Umberto I ecorso
Regina Margherita.
Scicli, baluardo contro i Saraceni
L’aspetto settecentesco di Scicli, che fa della cittadina
un’autentica perla barocca, è il risultato della
riedificazione successiva al terremoto del 1693. Sorge su
un’ampia vallata incastonata fra colline rocciose ed ebbe
probabilmente i Siculi come primi abitanti.
Conquistata dagli Arabi nell’864, divento città reale
sotto i Normanni resistendo agli attacchi dei Saraceni.
Per visitare il piccolo centro si puo iniziare da piazza
Italia, dove si trova la chiesa Madre della Madonna delle
Milizie, ricostruita in stile barocco nel 1751: al suo
interno si conserva una singolare opera in cartapesta che
raffigura la Madonna su un cavallo bianco nell’atto di
combattere i Saraceni.
Giunti alla chiesa di San Bartolomeo, ci si trova di
fronte a uno dei pochi edifici sopravvissuti al terremoto,
dov’è conservato un sorprendente presepe ligneo della
seconda metà del Cinquecento, poi rinnovato nel 1773. Da
vedere sono anche palazzo Beneventano, edificio
settecentesco, notevole per la ricca decorazione del
cantonale e per le mensole figurate dei suoi balconi, l’ex
complesso monastico dei Padri Carmelitani, fondato nel
1386 e ricostruito, dopo il terremoto, tra il 1775 e il
1778, e la chiesa di Santa Maria la Nova.
Suggestiva la visita alla chiesa abbandonata di San
Matteo, appenafuori il nucleo abitato.
|