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Trapani,
cuore marinaro
Trapani è situata nella parte ovest della Sicilia, su una
lingua di terra che si protende verso il mare. Proprio
qui, sull’estrema propaggine occidentale, si trova la
Torre di Ligny, costruita nel 1671 come parte del sistema
di avvistamento e difesa costiera; oggi è sede del Museo
di Preistoria. Poco lontano sono il porto peschereccio,
Villino Nasi e l’ex Lazzaretto, nelle cui vicinanze si
trova anche uno dei simboli cittadini, le Isole Colombaia.
Addentrandosi nel centro storico, molti degli edifici più
rilevanti si affacciano su corso Vittorio Emanuele, via
Torrearsa e via Garibaldi: fra questi la Cattedrale di San
Lorenzo, dov’è conservata una Crocifissione attribuita a
Van Dyck, il barocco palazzo Cavarretta, la chiesa di
Sant’Agostino e quella di Santa Maria del Gesù. In zona si
trova anche la chiesa del Purgatorio, eretta nel 1683.
Corso Italia conduce nell’antico ghetto, abitato dalla
comunità ebraica fino al XV secolo, dove l’edificio
principale è il cinquecentesco palazzo della Giudecca.
Poco più a nord si trova la chiesa di San Domenico con
l’annesso chiostro dei domenicani.
In posizione decentrata sorge invece il santuario
dell’Annunziata (XIV-XVIII secolo), forse il principale
monumento della città; sulla sua facciata spiccano un
grandioso rosone e il portale goticonormanno, affiancato
dal poderoso campanile barocco.
Le grotte e il marmo di Custonaci
Custonaci è un centro agricolo dove l’estrazione e la
lavorazione del marmo costituiscono la principale attività
economica.
Nel suo territorio, che comprende anche l’alta vetta del
monte Sparagio, sono disseminate diverse grotte,
interessanti sotto il profilo geologico e paleontologico:
tra queste la Grotta Mangiapane, di formazione sia carsica
sia marina.
La progettazione dell’insediamento urbano risale al XVIII
secolo, quando il paese sorse intorno al preesistente
santuario della Madonna di Custonaci, meta di
pellegrinaggi già nel XIV secolo; la chiesa fu costruita
nell’arco di più epoche, il che spiega la coesistenza di
diversi stili architettonici. L’immagine della Madonna è
raffigurata in una bella tavola cinquecentesca attribuita
a fra’
Ludovico Zichichi.
Molto suggestivi anche i numerosi bagli, aggregati
abitativi destinati ad accogliere i lavoratori delle
aziende agricole e caratterizzati da un cortile interno di
forma quadrangolare; il baglio Cofano e quello della
Grotta Mangiapane rappresentano una variante, poiché
caratterizzati da più cortili comunicanti tra loro e
delimitati da muretti bassi a secco.
Il mito di Erice
La storia di Erice è legata ai miti di eroi e divinità,
dal presunto fondatore Erice alla madre Venere, fino a
Enea ed Eracle.
Curiose letture simboliche sono state fatte anche della
sua pianta urbana, perfettamente triangolare: all’interno
di una poderosa cinta muraria, il borgo medievale si
dipana in un intrico di vicoli acciottolati nei quali si
aprono varchi e cortili fioriti, creando uno scenario di
grande interesse storico-artistico, immutato da secoli. Il
centro del triangolo è occupato dalla chiesa di San
Pietro, con l’annesso monastero, dove ha sede il centro
culturale Ettore Majorana, sede ogni anno di un importante
convegno scientifico internazionale.
Nel palazzo Municipale, il Museo Cordici espone reperti
archeologici provenienti dalla necropoli ericina, fra i
quali primeggia una testa di Afrodite del IV secolo a.C.
Il principale edificio religioso è la trecentesca chiesa
Matrice, presso la quale si innalza, isolata, la torre
campanaria risalente allo stesso periodo.
All’interno del giardino del Balio svetta il Castello
Pepoli, mentre la rocca sull’estrema punta a sud-est è
sormontata dal Castello di Venere, costruito fra il XII e
il XIII secolo sul sito dell’antico tempio di Venere
Ericina.
Gibellina, arte a cielo aperto
Nella notte fra il 14 e il 15 gennaio 1968 Gibellina viene
completamente distrutta dal terremoto che devasta la zona
del Bèlice. Dopo l’odissea della ricostruzione, la nuova
città sorge oggi in un’area pianeggiante a 18 km dal
vecchio paese, concepita come una testimonianza vivente
della tragedia di questa terra. È una città museo, una
celebrazione del moderno cui importanti artisti hanno
partecipato con il loro contributo di idee e progetti, per
donare un nuovo inizio a Gibellina e alla sua gente. Sulla
sua pianta ellittica le strade corrono ampie, marcando le
distanze che separano le abitazioni e rendendo possibile
il dispiegarsi di grandi spazi aperti.
Simbolo del paese è la gigantesca stella in pietra
realizzata da Pietro Consagra; molte altre sono comunque
le opere donate da artisti siciliani e non, tanto da aver
creato in poco tempo l’unica collezione d’arte
contemporanea in tutta la Sicilia. Le stesse macerie della
città vecchia sono divenute una scultura: i cosiddetti
Ruderi di Gibellina sono stati infatti coperti da Alberto
Burri con
una colata di cemento, un manto steso sul fianco della
montagna e che scolpisce il paesaggio, a simbolo della
pietàumana di fronte alla catastrofe.
San Vito lo Capo e i Saraceni
San Vito lo Capo occupa un promontorio nord-occidentale
della Sicilia che separa il golfo di Castellammare dalla
costa di Trapani, vicino alle Riserve Naturali dello
Zingaro a ovest e di Monte Cofano a est. Sede di una
tonnara non più attiva dal Seicento, è un antico borgo
marinaro già molto importante in epoca romana – ne rimane
testimonianza nelle vasche per la piscicoltura, i cui
resti si trovano nei pressi della tonnara di San Vito – e
che preserva intatta una chiara impronta araba.
Ma è anche la città del cous cous, piatto della pace e
simbolo di integrazione fra popoli e culture diverse. Il
suo mare turchese si è guadagnato più volte la Bandiera
Blu d’Europa per la qualità delle acque e la sua spiaggia
bianchissima è considerata fra le più belle della
Penisola. L’abitato di San Vito nasce nelle vicinanze del
Santuario dedicato al santo mazarese, una fortezza
saracena
il cui nucleo originario risale al XIII secolo e intorno
alla quale le prime abitazioni iniziarono a comparire
all’inizio del XVIII secolo. Di stile arabo-normanno è
anche il tempietto di Santa Crescenza, la cui figura è
legata a quella del patrono del paese.
Il mistero del Tempio di Segesta
Lo spettacolo che si presenta agli occhi di chi ha la
fortuna di arrivare a Segesta nei mesi primaverili è tale
da togliere il respiro: incastonata nel verde che ricopre
una delle numerose alture a sudovest di Palermo, si erge
la mole del Tempio, uno dei più importanti e meglio
conservati giunti fino a noi. Il peristilio si compone di
36 colonne calcaree senza scanalature ed è privo di indizi
che lo possano far ricondurre al culto di una particolare
divinità: tutto ciò fa sì che sull’origine e la funzione
di questo edificio, risalente al 430 a.C. e lasciato
incompiuto, gli studiosi discutano ancora. La strada che,
erta, sale al Teatro, altro elemento fondamentale del
Parco Archeologico di Segesta, riserva ulteriori,
splendide vedute del tempio.
Il cammino ha termine in una spianata, dalla quale si
accede alle gradinate superiori del Teatro, affacciata
come un belvedere sull’emiciclo di 63 m di diametro;
insolito è l’orientamento verso nord, probabilmente dovuto
alla volontà di far godere agli spettatori il panorama
sulle colline e sul mare in lontananza.
Pochi sono i resti che rimangono della scena, un tempo
arricchita di pilastri e colonne. Completata l’opera di
restauro e consolidamento, il Teatro ha oggi ritrovato la
sua antica funzione.
La Riserva Naturaledello Zingaro
È la prima Riserva Naturale istituita in Sicilia: 7 km di
costa affacciata su un mare limpidissimo, sovrastata da un
ampio tratto di rocce calcaree dolomitiche.
È percorribile solo a piedi attraverso un viottolo scavato
nella montagna, al quale si accede poco dopo aver superato
la località di Scopello. Oltre che per le numerose calette
e spiagge, la riserva è importante per la presenza di
piante rare ed endemiche (sono oltre 700 le specie
catalogate) e per la notevole varietà faunistica
(nell’area nidificano ben trentanove specie di uccelli,
tra cui il falco pellegrino, la poiana, il gheppio e il
rarissimo uccello delle tempeste). Interessanti anche le
tracce lasciate dall’uomo, come la Grotta dell’Uzzo, la
Torre dell’Impisio e la Tonnarella dell’Uzzo. |