INDICE
Introduzione
Complesso boschivo buccherese
Bosco Pisano e Bosco Frassino
Bosco Contessa e Bosco di S. Maria
Le Antenne di Monte Lauro
Le Carbonaie
Ecosistema bosco
I fattori del bosco
Fattori abiotici
Roccia
Clima
Temperatura

Fattori Biotici (flora e fauna)
Olivastro

Processionaria
Castagno
Raganella
Rospo comune
Discoglosso dipinto
Cerro
Lepre italica
Corbezzolo
Istrice
Leccio
Martora
Lichene
Donnola
Riccio
Olivo
Pino d'Aleppo
Lattario delizioso
Pino domestico
Volpe
Coniglio selvatico
Roverella
Ghiandaia
Ghiro
Allocco
Sughera
Zelkova siciliana
Robinia
Eucalipto

LE CARBONAIE

Tra gli usi civici dei boschi naturali di Buccheri, le presenza di molte querce consentì fino a qualche decennio fa la facoltà di fare carbone. A tal scopo, nel periodo estivo arrivavano squadre di carbonai che, vivendo da nomadi in abitazioni di fortuna, si spostavano continuamente là dove c'era la possibilità di reperire legna. Fino agli anni Sessanta, dal bosco Pisano e dal Frassino si ricavava la legna migliore, quella di leccio, pur tuttavia non veniva trascurato quella di platano, di ulivo, di roverella, di cerro, di nocciolo. Nella memoria di Giovanni Alescio (Buscemi 19/02/39), intervistato dal sottoscritto in una panchina di piazza Roma a Buccheri il 07/06/2008, è ancora vivo il ricordo della famiglia Trigila di Buscemi che guadagnava producendo carbone nei boschi di Buccheri per poi venderlo nelle piazze dei comuni vicini in sacchi di zammarra (Agave americana). Nella fase preparatoria la legna, preferibilmente secca, andava tagliata in tronchetti di un metro di lunghezza e accatastata creando una sorta di capanno a base circolare con al centro il canale di aerazione. Per l'accatastamento andava individuata una radura in mezzo o al margine del bosco in cui si tracciava con le pietre la superficie di base. In questo modo si realizzava la carbonaia (in vernacolo fussùni) nella quale la combustione di una parte del materiale provocava la distillazione secca del rimanente che si trasformava in carbone. La carbonizzazione avveniva da maggio a settembre, i restanti mesi non consentivano questa lavorazione per le avverse condizioni atmosferiche. Per l'accatastamento si cominciava con i legni più grossi da posizionare quasi verticalmente, inclinandoli verso il centro. Alla fine, sulla superficie esterna della carbonaia si preparava il mantello, cioè veniva posto uno stato di felci, muschio e fogliame secco, e uno strato di terra bagnata e piante erbose, per uno spessore complessivo di 10-15 cm, al fine di non lasciare molti spifferi e di poter accupari la carbonaia. A questo punto la carbonaia era pronta per la combustione. Si gettavano tizzoni accesi attraverso il foro sommitale che si chiudeva immediatamente per lasciar ardere lentamente la legna. Trascorse 24 ore, con una pertica appuntita, si praticavano dei fori di aerazione (sfiatatoi) lungo le curve di livello della carbonaia al fine di fare uscire il fumo e di regolamentare la combustione e la cottura uniforme del legno. Se il fumo usciva attraverso i fori di sfiato senza interruzione, indicava un perfetto processo di carbonizzazione. Attraverso il colore del fumo si interpretava il grado di cottura raggiunto. Bianco: iniziale. Giallo: intermedio. Azzurro: finale. A carbonizzazione avvenuta si esauriva la combustione e il fuoco si spegneva. A freddo si procedeva allo scarico. Dopo lo scarico il carbone veniva raccolto, insaccato e commercializzato. La produzione si compiva in circa due settimane, variando a seconda delle specie vegetali. Durante la combustione la carbonaia diminuiva di volume. La resa era del 20%. L'esperienza del carbonaio si misurava anche col numero di fussuni che riusciva a governare contemporaneamente. Per gli alti costi di manodopera e per l'arrivo dai paesi dell'est di un carbone più economico, questa attività non è più esercitata da decenni, a Buccheri come su tutti gli Iblei.

Copyright © Comune di Buccheri - Natura Sicula Onlus Art Advertising
Per gentile concessione Tutti i diritti riservati
Vietata la riproduzione anche parziale, con qualsiasi mezzo di acquisizione dei dati

HOMEPAGE

© 2002/2013 I Sapori di Sicilia