INDICE
Introduzione
Complesso boschivo buccherese
Bosco Pisano e Bosco Frassino
Bosco Contessa e Bosco di S. Maria
Le Antenne di Monte Lauro
Le Carbonaie
Ecosistema bosco
I fattori del bosco
Fattori abiotici
Roccia
Clima
Temperatura

Fattori Biotici (flora e fauna)
Olivastro

Processionaria
Castagno
Raganella
Rospo comune
Discoglosso dipinto
Cerro
Lepre italica
Corbezzolo
Istrice
Leccio
Martora
Lichene
Donnola
Riccio
Olivo
Pino d'Aleppo
Lattario delizioso
Pino domestico
Volpe
Coniglio selvatico
Roverella
Ghiandaia
Ghiro
Allocco
Sughera
Zelkova siciliana
Robinia
Eucalipto

I FATTORI DEL BOSCO

FATTORI BIOTICI (fauna e flora)

LECCIO
Quercus ilex
Ilici
Famiglia Fagaceae
Albero o arbusto monoico e sempreverde, elemento tipico della macchia mediterranea, di suoli preferibilmente acidi e calcarei. L'areale del leccio si estende dalle coste dell'Europa meridionale a quelle dell'Africa settentrionale, fino a 1500 m slm. Finchè l'uomo non praticò i disboscamenti per ricavare terreni agrari, il leccio rappresentava la principale copertura vegetale della Sicilia. Nella Regione iblea il leccio è quasi scomparso dagli altipiani; la sua presenza è garantita nelle valli e in qualche residuo di bosco. La pianta è una sclerofilla, cioè possiede foglie dure e lucide nella pagina superiore e bianco cotonose nella pagina inferiore, al fine di resistere meglio all'eccessiva esposizione solare. Le foglie sono semplici, intere e persistono sulla pianta 2-3 anni. Sullo stesso individuo le foglie possono presentarsi con caratteri assai differenti (eterofillia). La forma può essere lanceolata, ellittica, ovato-ellittica o subrotonda. Il margine è solitamente liscio nelle fronde superiori e dentellato in quelle inferiori, per difendersi dal pascolo. I frutti sono piccole ghiande per metà contenute nella cupola, particolarmente gradite ai maiali. I pastori nebrodensi spesso liberano e allevano allo stato semibrado i loro suini neri sugli Ibleí per alimentarli gratuitamente con le ghiande delle leccete e sugherete che il territorio offre. La bontà del legno era ben conosciuta dai carbonai i quali, d'estate, preparavano i "fussuna" per produrre un carbone di legna di ottima qualità. Una curiosità: i ragazzini che possedevano "u tuppettu" di ilici erano privilegiati rispetto a chi lo aveva di tàula franca, perché resisteva meglio agli urti.

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