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Linosa: l’isola delle
berte
Linosa è un’isola vulcanica, poggia su un fondale sabbioso ed ha iniziato
la sua attività alla profondità di circa 1.000 m. E’ costituita da quattro
centri eruttivi: Monte Rosso, la vetta più alta (197 m s.l.m.), Monte
Vulcano a sud-est, Monte Bandiera, ai cui piedi sorge il centro abitato, e
Monte Nero che si apre sul mare, a Cala Pozzolana di Ponente. La sua
attività vulcanica ebbe inizio 500.000 anni fa nel Pleistocene e si
collega alle manifestazioni tettoniche del Mediterraneo. L’isola appare
decisamente variegata nel paesaggio con una complessa morfologia
vulcanica. La bellezza delle sue acque e il suo isolamento geografico
fanno di questa riserva uno degli angoli più suggestivi e spettacolari
della regione. I tufi vulcanici si alternano a colate scoriacee che
formano sul mare suggestive scogliere, ad est nella zona dei Faraglioni e
a nord nell’area di Mannarazza, dove nidificano le berte maggiori. Cala
Pozzolana di Ponente, caratterizzata dall’ocra e dal nero dei tufi, si
apre sul mare con una spiaggia a fine sabbia nera dove in estate le
tartarughe marine scavano i nidi nei quali depositano le uova.
I fondali marini, incontaminati, appaiono ricchi di vita e non è difficile
incontrare invertebrati dai colori smaglianti, ovature di nudibranchi
delicate come trine di merletti, stelle marine rosse e porpora, oloturie,
ofiuridi e ricci di varie specie. Tra gli anfratti dei fondali, l’occhio
attento del subacqueo sarà in grado di riconoscere il muso rapace della
murena, i piccoli cerniotti guardinghi, gli avannotti delle castagnole,
dal fosforescente colore blu elettrico. Madreporari e spugne dai brillanti
colori si alternano ad una copertura algale molto varia nella quale, in
agosto, è facile incontrare il verme cane dalla vivacissima livrea, noto
per gli effetti urticanti del suo corpo.
MUSEI E CENTRI VISITA
• Il Centro Hydrosphera, localizzato lungo la strada che dal centro
abitato di Linosa porta alla Cava Pozzolana di Ponente, potrà offrire
informazioni sul progetto di conservazione della tartaruga marina.
COMUNE DI APPARTENENZA
• Linosa, 12 m s.l.m. a 90 km da Agrigento; CAP 92012 – prefisso
telefonico 0922;
Abitanti: 400 circa (linosari).
• Stazione ferroviaria più vicina: Agrigento.
INFORMAZIONI
• Pro loco di Lampedusa e Linosa,
via Vittorio Emanuele n. 30, Lampedusa.
tel. 0922.971390 e 0922.971477.
• Distaccamento forestale di Lampedusa, tel. 0922.971705.
• Ufficio Provinciale Azienda (U.P.A.)
di Agrigento, via Esseneto, Agrigento
tel. 0922.595911.
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La berta maggiore
La berta è fortemente legata al mito e alla leggenda: nell’antica Grecia
si pensava che il lamento dei maschi fosse quello dei guerrieri di Diomede
uccisi in battaglia. Tutt’oggi, nelle isole Tremiti questi uccelli vengono
chiamati diomedee.
La berta maggiore è un uccello procellariforme che vive per quasi tutto
l’anno in mare aperto, avvicinandosi alla terraferma solo nel periodo di
riproduzione. Già a fine aprile lo stormo si ritrova al completo al sito
di nidificazione che a Linosa è localizzato a nord dell’isola. I nidi si
trovano in anfratti e nelle grotte di scorrimento lavico venute allo
scoperto per crolli delle volte. Le uova, deposte nella seconda quindicina
di maggio, sono incubate per 54 giorni: covate da entrambi i genitori, si
schiudono intorno al 10-20 luglio. Nelle prime 6-8 settimane le coppie si
recano regolarmente al nido per nutrire i piccoli.
Al tramonto, dopo una giornata di pesca in mare aperto, gli stormi si
riuniscono spostandosi sempre più sotto costa. Al calare del sole, come ad
un segnale convenuto, le berte cominciano a volare verso terra. Nelle
notti di luna piena si avvicinano ai nidi solo dopo che questa è
tramontata, per riprendere il volo alle prime luci dell’alba. E’
incredibile la capacità di orientamento di questi animali che, pur in
condizioni di omogeneità del paesaggio, riescono ad individuare il nido a
cui restano fedeli per tutta la vita. Ad ottobre-novembre adulti e giovani
si involano per svernare nell’Atlantico meridionale. I giovani torneranno
a Linosa dopo alcuni anni (forse da due a sei) per nidificare. La
popolazione rimane numerosa: fortunatamente sta scomparendo la deprecabile
abitudine degli abitanti di Linosa di prelevare le uova per scopi
alimentari.
La tartaruga marina
E’ un animale a rischio d’estinzione: un tempo molto diffusa nel
Mediterraneo, si è rarefatta a causa dell’insistente disturbo dell’uomo
che ha agito su più versanti distruggendo i siti di nidificazione e di
sosta, cacciandola spietatamente e uccidendone i giovani. Trattandosi di
una specie a lento accrescimento (gli adulti si riproducono ogni 2-3 anni
e con una mortalità giovanile altissima) appare necessario attivare misure
di salvaguardia e di controllo.
Molti sono i misteri che porta con sé la nostra tartaruga marina: non si
conosce ancora l’esatta distribuzione geografica dei suoi siti di
nidificazione, il loro numero e la loro esatta posizione. Pare che ogni
tartaruga torni a deporre le uova nella stessa spiaggia dov’è nata: nelle
afose notti estive, sugli arenili sabbiosi, deposita le uova in buche
larghe 7-8 cm e profonde da 20 a 70 cm poste a 5-30 m dalla battigia. Le
uova si schiuderanno dopo due mesi e sino ad allora possono essere
calpestate dai bagnanti: ecco, quindi, che è necessario recintare e
sorvegliare i siti di nidificazione. I piccoli hanno un guscio (carapace)
lungo circa 5 cm, striato di scuro, con una piccola cresta dorsale.
Istintivamente si orientano verso la battigia e iniziano la loro
traversata che spesso si rivela drammatica: ratti, gabbiani ed altri
predatori sono in agguato… Ma la certezza della sopravvivenza non è
assicurata con l’approdo in mare: pochi sono i piccoli che arrivano
all’età matura quando, scomparsa la cresta dorsale e superata la lunghezza
di un metro (gli adulti possono pesare da 80 a 450 kg), appaiono con un
bellissimo carapace corneo di colore rosso marrone superiormente, spesso
colonizzato da alghe e piccoli cirripedi, crostacei che vivono fissati su
superfici dure e protetti da gusci pietrosi a forma di piccoli crateri.
La Caretta si trova spesso in acque poco profonde, calde e
temperate, con deboli correnti (il Mediterraneo è per lei l’habitat
ideale) dove si ciba di granchi, molluschi, ricci e pesci. Se scende in
profondità si nutre di salpe e meduse: pur essendo carnivora non disdegna
le alghe.Vive nel Mediterraneo, nel Mar Nero e anche negli Oceani Indiano
e Pacifico.
Si allontana moltissimo dal sito di nidificazione dove torna per deporre
le uova ogni 2-3 anni ed è normalmente solitaria: si riunisce in branchi
solo all’epoca degli accoppiamenti, avvicinandosi alle coste
esclusivamente per l’ovideposizione. Pare che in Sicilia siano stati
identificati cinque siti di nidificazione: due di questi (Cala Pozzolana
di Ponente a Linosa e la spiaggia della foce del Platani) rientrano nelle
aree protette gestite dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione
Siciliana. Un altro sito è quello della spiaggia antistante l’Isola dei
Conigli a Lampedusa. Attualmente sono in opera progetti di studio e
monitoraggio promossi dall’Unione Europea.
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Lontana dalle routes
turistiche principali, Linosa è un polo di attrazione soprattutto per gli
appassionati esploratori subacquei, ma anche per coloro che amano vivere
il mare e il sole in un ambiente tranquillo e rilassante.
Punto di approdo
per le navi in transito nel Mediterraneo, l’isola è rimasta disabitata
fino al 1845, quando Ferdinando II di Borbone inviò il comandante
Sanvisente con trenta nuclei familiari e numerosi maestri d’arte per
costruire un insediamento, come già era avvenuto a Lampedusa.
La carenza
di acqua potabile aveva, sino ad allora, scoraggiato i tentativi di
colonizzazione. Sicuramente però nei tempi passati era stata base
temporanea di greci, romani e saraceni. Per lo più visitata da pescatori
stagionali e pirati, quasi certamente, durante le guerre puniche, fu base
strategica dei romani contro Cartagine. Rimangono di quell’epoca 150
cisterne per la raccolta delle acque piovane.
Il nome dell’isola cambia nel corso dei secoli: lo storico Strabone (62
a.C. – 28 d.C.) la chiamò Gaulos; lo scienziato Plinio il Vecchio (23 – 69
d.C.) ci parla di Aegusa e di Aethusa, nomi che ritornano negli scritti
del geografo egiziano Tolomeo (160 d.C.), intendendo col nome di Aethusa,
Linosa, e quello di Aegusa, Lampedusa. Dobbiamo arrivare al 1500 circa
perché il nome si avvicini a quello attuale: il benedettino Mauralico
(1498-1575) la chiamò Lanuresia, lo storico Fazello (1498-1570) Lenusa.
Ma
è nel 1849 che viene chiamata Linosa dal Cavaliere Sanvisente, capitano di
fregata, primo governatore delle Isole Pelagie. L’attuale popolazione è
composta da circa 450 abitanti, numero rimasto invariato da decenni poiché
l’emigrazione è stata un fenomeno contenuto.
Le risorse dell’isola sono
piuttosto scarse, basate soprattutto sull’agricoltura e l’allevamento:
coltivazioni tradizionali di ortaggi, legumi e viti coprono a malapena il
fabbisogno familiare.
Da poco tempo è stato introdotto l’allevamento degli
ovini. Anche se può sembrare inverosimile, la pesca è poco praticata per
la mancanza di infrastrutture (manca un porto adeguato all’attracco
d’imbarcazioni da pesca specializzate).
Dagli anni Sessanta, il turismo ha
incrementato le entrate degli isolani, i quali lo gestiscono con
semplicità.
Emergenze paesaggistiche
Scoglio di Lampione: ad un’ora di barca da Lampedusa, da cui dista
17 km.
Cala Pozzolana di Ponente: dal paese, andando verso occidente.
Punta Beppe Tuccio: qui immersioni per sub top sino a -32 m dalla
superficie.
I Faraglioni: sulla costa orientale dell’isola.
Cala dei Fili: fondali di sabbie bianche alla distanza di mezzo miglio.
Secchitella: costa sud, vicino Cala dei Fili; archeologia subacquea.
Secca di Levante: ad est dell’isola; archeologia subacquea.
Oasi di tranquillità, lontana dalle principali rotte turistiche, Linosa
emerge dal mare con i suoi aspri contrasti: dominano il nero, l’ocra, il
rosso dei tufi vulcanici e delle lave, il verde della vegetazione e i
colori vivaci delle case. “Isola d’alto mare”, con lo scoglio di Lampione
e Lampedusa, appartiene all’arcipelago delle Pelagie. L’origine dell’asse
vulcanico afro-siculo di cui fa parte, testimonianza della vivace attività
tettonica del Mediterraneo, risale al Pleistocene (circa 500.000 anni fa).
Linosa è un’isola tutta da scoprire, appaga il gusto per l’avventura
dell’esploratore che ama le immersioni subacquee, gli appostamenti per
ascoltare il canto delle berte al tramonto o assistere in notturna alla
deposizione delle uova delle tartarughe marine, le passeggiate ricche di
spunti paesaggistici e fotografici. Comunque adatta a tutti per
l’accessibilità di alcuni tratti di costa, per il clima ventilato, per la
gentilezza degli abitanti.
Una vacanza a Linosa è a misura d’uomo. Qui i sensi si ricostituiscono
(profumi, colori, suoni, sapori…) e il corpo si ritempra lontano dalle
automobili, dal frastuono e dall’inquinamento delle città. L’ospitalità
nell’isola è di tipo essenziale in quanto Linosa non ha sviluppato
un’accoglienza “commerciale”, preferendo valorizzare le risorse già
esistenti. Nel corso degli anni comunque sono sorte alcune infrastrutture
come i tre diving club che soddisfano le esigenze dei sub in arrivo.
Alcune associazioni ambientaliste hanno poi, da tempo, promosso
campi-natura e il centro Hydrosphera, insieme al CTS (Centro Turistico
Studentesco), cura il monitoraggio dell’ovideposizione delle tartarughe
marine (Caretta caretta) a Cala Pozzolana di Ponente.
Lampione
Frequentato da molte specie di uccelli marini come la berta maggiore, il
gabbiano reale, l’uccello delle tempeste, il falco della regina, il
cormorano, il labbo e la sula. Lampione (Fanale; Schola; Scoglio degli
scolari) appare agli occhi di chi lo scorge come un bizzarro scoglio
calcareo di forma trapezoidale sul cui sfondo si staglia la sagoma di un
faro facilmente raggiungibile attraverso un breve sentiero.
Lungo 700 m, largo 180 e alto 40, l’isolotto, disa-bitato, è paradiso dei
sub che possono provare il brivido dell’incontro con lo squalo grigio.
Risalente al periodo giurassico, Lampione è scarsamente vegetato: la flora
è rappresentata soprattutto dall’erba cristallina stretta, dal giacinto
dal pennacchio, dal succiamele ametistino e rossastro, dal malvone
maggiore, dalla carota delle scogliere, dal codino lucido e dal Limonium
albidum. Qui è facile trovare la lucertola di Malta. Si può raggiungere da
Lampedusa da cui dista circa 18 km, con un’ora di navigazione su barche
private.
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