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Partendo da Catania, imboccare la SS 114 (CT-ME): la riserva è compresa
tra Capomulini (dopo aver superato Aci Trezza) e Santa Maria degli
Ammalati, che si trova presso l’ingresso sud di Acireale.
I pullmann
possono parcheggiare sulla piazzetta di S. Maria degli Ammalati.
In
automobile si può invece imboccare la stradina che porta verso le Chiazzette e parcheggiare all’imbocco della trazzera che rappresenta
l’inizio del sentiero.
La Timpa di Acireale: il mare ai piedi dell’Etna
All’occhio affinato ed esperto, la Timpa di Acireale rivela la sua vera
natura nella rassegna di fenomeni geovulcanologici naturali che riassumono
la storia dell’Etna, il più grande vulcano europeo.
Ultima propaggine di
un complesso sistema di faglie a gradinate, che inizia sin dal cratere
centrale sul versante est e che affonda le sue lave nel mare, la Timpa di
Acireale si presenta come la sovrapposizione di strati eruttivi di varie
epoche: agli affioramenti degli antichi terreni sedimentari si alternano
le antiche lave grigio chiaro della prima formazione etnea e quelle grigio
scuro, con i particolari cristalli di augite, della fase successiva.
Seguono altri terreni lavici di epoche antiche e storiche fino alle più
recenti.
La Timpa, che si estende per una decina di km lungo il litorale di
Acireale, nella zona sud si innalza con pareti che vanno dai 10 agli 80
metri di altezza. Andando verso nord si trova la zona pianeggiante di
Grotta delle Colonne, dove spettacolari basalti colonnari a sezione
poligonale caratterizzano la parete. A nord le pareti a strapiombo
raggiungono i 120 m s.l.m..
La Timpa ospita lembi di macchia mediterranea sempreverde: le specie sono
poche e particolarmente adatte a colonizzare ambienti poveri e inospitali;
le forme vegetali sono alberi e arbusti a foglie coriacee in grado di
resistere alla disidratazione estiva.
Questo è il regno dell’euforbia
arborea che fiorisce in inverno e in estate rosseggia sulle lave scure,
ormai priva di foglie. I dirupi più impervi sono tappezzati da cuscini di
edera e di vitalba, cespugli di capperi e individui di ficodindia.
La
macchia è costituita dal carrubo e dall’alaterno, dal lentisco, dalla
ginestra e dal mirto e, nei siti più impenetrabili, dalle lianose come la
stracciabraghe e l’asparago pungente.
I viottoli sono fiancheggiati da
boschetti di ailanto e dal gelso da carta, specie esotiche introdotte
dall’uomo. Nelle zone più basse e scoscese restano i terrazzamenti,
destinati alle colture agricole ed oggi in gran parte abbandonati.
La Timpa, con i suoi frutti selvatici, offre alla fauna nutrimento sino ad
autunno inoltrato. Le specie animali non sono molto numerose: nelle zone
di macchia e tra i frutteti si rifugia l’occhiocotto, un uccellino dalle
palpebre rosse, e la capinera, mentre la cinciallegra sfrutta anche le
macchie di ailanto e di gelso.
Nelle zone meno antropizzate vive
l’istrice. Di notte, risuona il richiamo inconfondibile dell’assiolo.
Sulle rive del mare, nei pressi delle calette che punteggiano la
scogliera, caccia il martin pescatore. Durante la stagione migratoria, con
un buon binocolo si possono avvistare aironi e grossi rapaci.
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La riserva insiste in un
territorio che si è mantenuto particolarmente integro, in certi punti
ancora incontaminato: la “costa dei limoni” offre uno spettacolo
suggestivo ed estensioni dove l’occhio del visitatore può spaziare
liberamente dall’Etna, alle coste calabresi, tra distese di agrumi,
punteggiate da bei casali.
Ai piedi della Timpa sorge la piccola frazione
marinara di Santa Maria La Scala, raggiungibile anche da una ripida
scalinata dalla quale si abbraccia una splendida vista panoramica. Il
piccolo borgo di pescatori, miracolosamente intatto, è famoso per le sue
acque limpide e per le spiagge sassose di pietra lavica.
I dintorni sono ameni e le escursioni piacevoli ed interessanti, a
cominciare da Acireale. La cittadina, che sorge su di una terrazza lavica
a strapiombo sul mare, sorge in una posizione ideale. Leggende classiche,
come quella dei Ciclopi e quella dell’amore contrastato di Aci per
Galatea, si raccontano e si intrecciano con la storia delle origini del
centro abitato. Fondata su di un sito posto a sud dell’odierno,
presumibilmente dai Greci, Akis divenne prospera e famosa sotto i Romani.
Ancora oggi conserva di questo periodo materiali archeologici e le terme.
Aquilia, altro nome con cui era conosciuta, venne distrutta dall’eruzione
e dal terremoto del 1169 e ricostruita dove si trova tutt’oggi, nel 1326,
come Aquilia Nuova.
Assoggettata dalla corona nel 1642, per decreto di
Filippo IV di Spagna, divenne città demaniale col nome di Aci Reale.
Durante il terremoto del 1693 subì danneggiamenti che non hanno alterato
la struttura della città. L’impronta barocca si percepisce in ogni dove:
cuore palpitante di questo centro è la magnifica piazza Duomo, di rara
suggestione.
La facciata della Basilica, stretta tra i due campanili, con
cuspidi rivestite di ceramica policroma, è stata rimaneggiata agli inizi
del ‘900; bellissimo il barocco portale marmoreo. Al suo interno,
riccamente decorata, la cattedrale conserva numerose opere d’arte ed è
arricchita da una meridiana inserita all’incrocio delle navate con i
bracci del transetto.
Da non dimenticare, tra le costruzioni significative
di Acireale, la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea, una delle più ricche
della Sicilia.
Il clima particolarmente favorevole e mite, le ricche costruzioni barocche
da cui è intessuta, l’attività balneare, il carnevale, il più famoso
dell’Isola, richiamano numerosi visitatori. Non va, infine, trascurata
l’importanza delle acque termali di Acireale, conosciute fin
dall’antichità, che ne fanno una celebre e frequentata stazione di cura.
Emergenze paesaggistiche
Belvedere di Santa Caterina: si raggiunge da Capomulini attraverso una
stradina che si snoda tra fitti limoneti, case rurali e chiesette del XVI
sec..
Cala delle Colonne: ai piedi della Timpa, area raggiungibile attraverso
una scalinata.
Presepe del ‘700: all’interno di un antro lavico. Lungo la strada per S. Maria la Scala.
Le chiazzette: antico sentiero spagnolo del ‘600 che attraverso la timpa
scende a zig-zag sino al mare di S. Maria La Scala.
La riserva della Timpa si estende per oltre 6 km, da Acque Grandi (a nord
di Capomulini) sino alla frazione di Santa Maria degli Ammalati, sotto
Acireale.
L’area protetta comprende una striscia di costa lavica stretta
tra il mare e la SS 114. Le pareti nella Timpa sono molto ripide,
verticali a falesia, alte dai 10 ai 120 m. Dalle sommità si godono scorci
panoramici di grande suggestione. Lungo il percorso si trova il borgo
marinaro di Santa Tecla, rinomato per la gastronomia a base di pesce, di
fronte al quale la Timpa digrada in una bassa costa ciottolosa,
riprendendosi poi, ripidissima, a Santa Maria degli Ammalati, per
riaddolcirsi successivamente.
La costa acese è chiamata Riviera dei limoni per le estese coltivazioni ad
agrumeti, oggi in gran parte abbandonati, cui si accede attraverso un
fitto reticolo di stradine cinte da antichi muri in pietra lavica.
A
testimonianza di questa attività contadina restano molte case rurali
abbandonate di grande bellezza. Il visitatore potrà accedere facilmente
alla riserva a partire da S. M. degli Ammalati, attraverso un sentiero che
porta a un belvedere dal quale si apprezzano la bellezza del panorama e i
forti contrasti fra la scura vegetazione di macchia ed i cromatismi delle
lave. In certi punti è possibile scendere fino al mare per immergersi
nelle scure e fredde acque dello Jonio.
Chi viene in visita alla Timpa può concedersi una romantica passeggiata al
Belvedere di Santa Caterina, dedicarsi alla foto paesaggistica e
all’osservazione degli uccelli. In alternativa si consiglia la passeggiata
lungo la via Umberto di Acireale che attraversa il monumentale centro
storico barocco della città, dove il palato può sublimarsi con le ottime
granite di mandorla e gli squisiti cannoli di ricotta.
I basalti colonnari
Il paesaggio più suggestivo della Timpa, che ne giustifica la protezione
integrale, è quello dei basalti colonnari che ne formano alcune pareti a
strapiombo. Le rocce basaltiche sono il risultato di imponenti colate
laviche compatte raffreddatesi lentamente nel tempo: i singoli flussi si
solidificano mantenendo la loro individualità e la forma geometrica a
“nido d’ape”, quella che comporta l’uso ottimale dello spazio. Pareti
basaltiche caratterizzano i faraglioni delle Isole dei Ciclopi di
Acitrezza e le Gole dell’Alcantara.
L’aspetto delle pareti colonnari è spettacolare e viene a nudo solo con
frane ed erosioni che mettono allo scoperto grossi banchi lavici
costituiti da rocce compatte. La forma colonnare delle rocce si ritrova
nei fondali marini antistanti.
Le terme di S. Venera
Così chiamate perché le acque, sulfureo-salso-bromo-iodiche radioattive,
provengono da una sorgente a 22° C in contrada S.Venera al Pozzo, dove
affiorano i ruderi delle antiche Terme Xiphonie, forse costruite dai
Greci, ma ingrandite dai Romani, esperti utilizzatori.
Nel medioevo alla fonte vennero attribuite proprietà miracolose perché
proprio lì Santa Venera, patrona di Acireale, era stata martirizzata (II
sec. d.C.). Nel 1873 fu costruito il nuovo stabilimento termale, che venne
frequentato anche da personaggi famosi come Richard Wagner. Aperto tutto
l’anno, cura le affezioni dell’apparato respiratorio, ginecologico e
dell’orecchio; si praticano balneo e fango-terapia.
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