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Partendo da Enna, bisogna
raggiungere Leonforte attraverso la Statale 121, quindi, usciti dal paese,
al bivio si gira a sinistra e si seguono le indicazioni per Nicosia
imboccando la Statale 117, dopodichè si procede sulla sinistra in
direzione Mistretta: dopo aver percorso 29 km, bisogna svoltare a sinistra
per uno sterrato e, dopo un centinaio di metri, proseguendo a piedi, si
troveranno chiare indicazioni sui percorsi possibili.
Sambuchetti
Campanito: dove il faggio fa capolinea…
L’emergenza ambientale più significativa della riserva è sicuramente la
presenza di una ricca faggeta nella parte alta del cosiddetto Bosco della
Giumenta sulla sommità del monte Sambuchetti, distribuito a partire dai
1.350-1.400 m s.l.m.. Si tratta del relitto di una faggeta costituitasi in
epoca glaciale nella quale l’areale della pianta raggiunge il suo estremo
limite meridionale: come a dire che più a sud di Sambuchetti non esiste
alcun faggio. Poiché si tratta di una faggeta che da moltissimo tempo non
è più gestita dall’uomo, sono presenti esemplari molto vetusti.
Il bosco è, in genere, fitto e ombroso per la copertura delle chiome. Non
filtrando una sufficiente quantità di luce il sottobosco è povero. Si
notano il ciclamino primaverile e il falso pepe montano, un esile arbusto
sempreverde che comincia a fiorire in inverno, approfittando della luce
che filtra dai rami ancora spogli. Solo nelle zone in cui i vecchi faggi
sono in decomposizione, la maggiore illuminazione ha consentito lo
sviluppo dell’agrifoglio, della rosa canina e del rovo.
Si tratta di un
bosco molto suggestivo: a causa dell’umidità i faggi presentano sui
tronchi e sui rami una fitta copertura di muschi e licheni tra cui
occhieggiano piccoli funghi.
Oltre alla faggeta c’è un fitto bosco di querce (cerro e roverella) dove
s’insediano biancospini e prugnoli, è presente anche il castagno. Lo
stesso acero campestre, fittamente coperto da licheni frondosi, fa parte
della flora di questo sito. Più in alto, robuste macchie d’agrifoglio e
radure ricchissime in felci testimoniano la presenza della flora di epoca
terziaria che precedette l’arrivo delle foreste nord-europee durante il
ciclo delle ultime glaciazioni: questa flora la si ritrova oggi sulle
Madonie e nel Caucaso.
L’area ceramese di questi monti è caratterizzata dalla presenza della
Suvarita, una delle più elevate sugherete conosciute in Sicilia dove la
sughera si spinge fino a circa 1.000 m. Nella sughereta si trovano anche
il leccio, la roverella, la sugherella minore ed il cerro di Gussone. I
boschi sono ricchi di funghi a cappello (basidiomiceti), tra cui diversi
eduli: l’agarico citrino, la mazza di tamburo, la famigliola buona (o
“chiodini”), il prataiolo e l’orecchione, velenosa/tossica, invece, la
lepiota crestata.
La fauna è quella tipica dei boschi siciliani: la volpe, il gatto
selvatico, la martora, la donnola fra i predatori. Una presenza
eccezionale è la cincia bigia di Sicilia, uccellino endemico del
territorio nebrodense. Nelle aree umide, soprattutto in contrada Campanito,
a circa 1.300 m s.l.m. a valle del monte omonimo, ci sono veri e propri
laghetti e piccoli stagni sulle cui rive troviamo i pioppi (neri e
tremoli) e i salici (i Salix purpurea nel lago più grande formano
un’isola).
La vegetazione acquatica è rappresentata da piante completamente sommerse
(come la brasca comune o il millefoglio d’acqua comune) o parzialmente
emerse, come il delizioso ranuncolo acquatico, dalla delicata corolla
bianca, le cui foglie sommerse sono filamentose e sottili e quelle aeree
arrotondate e appoggiate a pelo d’acqua, e la lenticchia d’acqua che in
certi periodi ricopre quasi completamente la superficie lacustre di un
tappeto verde ondeggiante. In quest’area troviamo la fauna d’ambiente
umido: gli anfibi come il discoglosso dipinto e il rospo comune verrucoso,
mentre nelle acque nuotano la biscia dal collare e la tartaruga palustre.
Qui cercano cibo uccelli come il porciglione e la folaga.
Zone umide si ritrovano anche nelle falde freatiche affioranti. Le zone
aperte presentano due tipi diversi di ambienti naturali: prato-pascolo e
aree aperte con affioramenti rocciosi. Nelle prime si pratica il pascolo
di montagna, mentre le seconde sono colonizzate dal timo spinoso e
presentano affioramenti rocciosi quarzarenitici.
Nelle zone sommitali sono presenti la ginestrina, la potentilla calabra e
l’Acinos alpinus. L’attento birdwatcher potrà aguzzare la vista alla
ricerca di rapaci e magari avvistare anche il nibbio reale.
Il valore naturalistico della riserva di Sambuchetti Campanito è
eccezionale per la varietà di ambienti e la biodiversità presenti in
quest’area.
Il sistema montuoso, cui appartengono i monti Campanito (1.514 m s.l.m.) e
Sambuchetti (1.559 m s.l.m.), è una catena parallela ai vicini Nebrodi con
cui condivide affinità geologiche non indifferenti: si tratta di depositi
del Flysh Numidico, essenzialmente formato da detriti accumulatisi ad
opera di correnti sottomarine e poi affiorati in fasi successive.
Ci sono
pure potenti spessori di argille varicolori che, in aree di erosione,
hanno messo allo scoperto affioramenti di roccia quarzarenitica che danno
origine alle cosiddette timpe, ardite formazioni rocciose a forma di
guglia che si presentano complesse e cangianti. Il pinnacolo roccioso del
Monte Campanito arriva, solitario, sino a 1.508 m di quota. Sulle pendici
del massiccio, a sud, c’è un affioramento di marne gessose che si presenta
con la gibbosità del Monte Bauda (1.000 m s.l.m.) su cui si hanno fenomeni
di carsismo che si manifestano sotto forma di doline con inghiottitoi.
Più
in basso di Monte Bauda esiste una zona denominata Grottavascia. Qui il
paesaggio assume una forma poco consueta per la Sicilia: rievoca, difatti,
l’aspetto delle aree montuose dell’Europa continentale.
Questa morfologia così complessa determina una certa diversificazione di
ambienti naturali, per cui si vengono a creare aree rupestri e zone a
prato-pascolo, bosco altomontano (faggeta pura e cerreta), aree umide
lacustri, bosco mediterraneo a sughera e zone aperte con affioramenti
rocciosi.
La convivenza fra uomo e ambiente si realizza in maniera
armoniosa: sono, infatti, state incrementate le attività economiche
eco-compatibili, legate al turismo e al tempo libero.
L’ambiente è fondamentalmente a vocazione agro-silvo-pastorale e non
presenta particolari emergenze archeologiche o storiche degne di rilievo.
Nei dintorni è possibile visitare Sperlinga ed il suo famoso castello
posto su un rilievo che domina il paesaggio circostante.
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Il faggio
Albero
magnifico, in Sicilia caratterizza soprattutto la foresta nebrodense, ma è
ben rappresentato anche sulle Madonie e sull’Etna.
E’ arrivato nella nostra regione durante l’ultima glaciazione e, poiché è
una pianta esigente dal punto di vista ecologico, col ripristino del clima
caldo si è mantenuto fondamentalmente nella zona settentrionale e ad alta
quota.
E’ un albero longevo che a maturità può raggiungere dimensioni
ragguardevoli (30 m) e con la chioma molto ricca, intricata ed espansa. La
corteccia, liscia, è di colore grigio argento, le prime foglie primaverili
hanno la lamina pieghettata e rivestita da una delicata peluria che cade
entro l’estate. Le foglie “mature” si presentano lanceolate e coriacee, a
volte cosparse da gocciole verdognole, dure e appuntite (si tratta di
galle: escrescenze prodotte dalla foglia stessa come reazione all’attacco
di insetti parassiti) che diventano rosse a maturità. Il frutto è una
sorta di riccio spinoso, ovale, che si apre con tre valve e contiene le
faggiole, simili a castagne a sezione triangolare.
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La cincia bigia di
Sicilia Uccellino endemico dell’area nebrodense, da cui questa riserva non
è geograficamente molto lontana.
Rispetto alla cincia bigia, la cincia bigia di Sicilia ha un piumaggio
molto più chiaro. Lunga sino ad 11 cm, presenta un becco corto e tozzo
adatto a rompere piccoli semi, bacche e frutti di bosco, oppure a
catturare qualche insetto o piccoli vermi. Vivacissima e molto attiva,
come tutte le cince ama appendersi ai rami con la testa in giù e
trascorrere il giorno alla ricerca continua di cibo.
Vive nei boschi e predilige i cespugli spinosi, dove, grazie alle sue
piccole dimensioni, riesce a penetrare sfuggendo ai predatori. Fa il nido
nelle cavità di grossi alberi. La femmina in primavera depone da sette a
nove uova che cova per circa due settimane.
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Sambuchetti Campanito ricade
nel territorio di Nicosia e Cerami, area interessata da significative
migrazioni umane e colonizzazioni nei secoli passati: qui siamo più vicini
alla costa settentrionale siciliana ed ai contrafforti dei Nebrodi; la
stessa Cerami insiste su parte del territorio del Parco Regionale dei
Nebrodi.
Questo è un piccolo centro, in provincia di Enna, posto a 970 m
s.l.m., dal quale si gode un incantevole panorama movimentato da alture
diverse e colori cangianti. Il primo impianto, tra il IV e II sec. a.C.,
sorse nella parte meridionale della cresta della rocca che poi sarà
occupata dal sito medievale. Scavi archeologici hanno restituito una
necropoli con corredi funebri e, a valle, un villaggio preistorico con
capanne ovoidali, arredi e materiali di fattura poco conosciuta.
Altri
reperti riguardano il periodo bizantino, mentre rimane ben poco del
periodo ellenistico. Documenti che attestano l’esistenza del sito sono
dell’XI sec.; nel 1063, nella zona, venne combattuta una sanguinosa
battaglia tra gli Arabi ed i Normanni, vinta da questi ultimi. Numerose
sono le costruzioni religiose distribuite nel paesino, la Matrice è posta
nella sua parte più alta.
Per la storia di Nicosia si rimanda alle notizie
date sulla riserva di Monte Altesina, poiché il territorio di questa
cittadina ricade in entrambe le aree protette. Il castello nella roccia… A
750 m s.l.m. si erge, su uno spuntone di roccia, dominando il paesaggio
circostante, il castello di Sperlinga.
Visitandolo potremmo immaginare di
aver fatto un viaggio all’indietro nel tempo: al suo interno si respira
aria di medioevo! La costruzione, a cui si accede attraverso una ripida
scala scavata nella roccia, è composta da un numero imprecisato di
ambienti, molti ricavati in ipogei (grotte) preesistenti, che sono stati
abitati anche nel XX sec., fino agli anni ’50 e che si sono mantenuti
integri nel tempo, mentre le parti in muratura sono state gravemente
danneggiate, alcune rimaste “a cielo aperto”.
Le prime notizie della
fortezza risalgono al 1133, “proprietà” di Ruggero II e poi del nipote
Federico II, Sperlinga fece parte dei castra che costeggiavano il fiume
Salso. Ai suoi piedi, nel XVII sec., nasce l’attuale borgo, costruito su
quello medioevale precedente. In un ristretto numero di grotte, alla base
del Castello, è stato impiantato un piccolo museo etnografico gestito
dalla Pro loco, dove sono raccolte le testimonianze più significative
della vita contadina di questi luoghi.
MUSEI E CENTRI VISITA
• Museo Archeologico di Palazzo Varisano, piazza G. Mazzini (a breve
distanza dal Duomo),
94100 Enna – tel. 0935.24720 e 500331 – Orario: 09:00-18:30.
• Scavi di Morgantina, frazione Morgantina, 94010 Aidone (En) – tel.
0935.87955.
Orario: 09:00-13:00 e 15:00-16:00.
• Castello e Museo Archeologico, Sperlinga tel. 0935.643119 e 643025 –
Orario Museo: 10:00-13:00 e 15:30-20:00 – Orario Castello: 10:00-13:00 e
14:00-17:00.
COMUNI DI APPARTENENZA
• Nicosia – 724 m s.l.m. a 49 km da Enna; CAP 94014 – prefisso telefonico
0935; abitanti 15.029 (nicosiani).
• Stazione ferroviaria più vicina: Pirato (a 33 km da Nicosia).
• Cerami – 1.000 m s.l.m. a 69 km da Enna; CAP 94010 – prefisso telefonico
0935; abitanti 3.100 (ceramesi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Pirato (a 55 km da Nicosia).
INFORMAZIONI
• Azienda Speciale Silvo-pastorale del comune di Nicosia,
tel. 0935.638520.
• Distaccamento forestale di Nicosia, tel. 0935.646637.
• Gruppo di Azione Locale “Terre del Sole”, tel. 0935.657185 E-mail:
gal@galterredelsole.it
• Ufficio Provinciale Azienda (U.P.A.) di Enna, piazza Armerina n. 29 –
94100 Enna – tel. 0935.565401.
urpen.aziendaforeste@regione.sicilia.it (0935.565422)
• Pro loco di Cerami, via della Regione, 19/B.
• Pro loco di Nicosia, via IV Novembre, tel. 0935.638139.
• Pro loco di Sperlinga, via seconda, 21 tel. 0935.643177.
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