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Per arrivare alla
riserva, da Messina bisogna imboccare l’autostrada A18 (ME-CT) ed uscire
allo svincolo per Nizza di Sicilia: da qui si prosegue sulla strada
indicata dalla segnaletica per Fiumedinisi e, quindi, in direzione nord,
si costeggia la fiumara.
Monte Scuderi e Fiumedinisi: nei monti metalliferi il «paradiso» della
coturnice
Quest’area protetta riserva non poche sorprese all’appassionato
naturalista: bellissimi esemplari di erica arborea, ai piedi di Monte
Scuderi, fanno da contrappunto a boschi di tutte le specie di roverella
conosciute in Sicilia, che occupano i valloni e le altre aree più basse
della riserva. Poi, le fiumare: veri e propri laboratori geologici
all’aperto in cui miriadi di ciottoli di diversa origine minerale
raccontano la storia delle viscere della terra e della natura fisica dei
Peloritani.
Tra queste, la fiumara del Fiumedinisi, corso d’acqua che sino
a pochi anni fa era di una bellezza paradisiaca: grossi massi bloccavano
il corso del fiume costringendo l’acqua a formare cascatelle che creavano
pozze e laghetti deliziosi per chilometri e chilometri.
Era il regno del
merlo acquaiolo che qui trovava una delle sue rare stazioni siciliane. Poi
le amministrazioni locali decisero di rettificare il fiume: tolsero i
grossi massi e l’acqua cominciò a scorrere in rettilineo. Ne conseguì un
impoverimento paesaggistico ed ambientale che viene però contrastato
dall’indole stessa del fiume che riesce a ricreare le condizioni di
naturalezza che gli sono congenite.
Sulle sue sponde si trova la tipica
vegetazione adattata agli ambienti di ripa, rappresentata dal pioppo nero,
da diverse specie di salice, dall’orniello, dall’olmo campestre e dall’alaterno,
mentre tra gli arbusti si individuano gli oleandri, le tamerici e le
ginestre.
Nelle diverse vallate, man mano che si sale in quota, al di fuori dei
corsi d’acqua e sino ai 600-800 m s.l.m., domina la vegetazione a
roverella, alla quale si associano il bagolaro, il castagno, il noce
nostrano e il gelso nero. La flora al di sopra degli 800 m è rappresentata
soprattutto dal leccio, dalla carpinella, dall’acero fico, dall’acero
montano, dal rovere, dall’agrifoglio e dall’alloro: un mix di piante
sempreverdi miste a caducifoglie. I terreni che invece hanno subìto
maggiormente la presenza dell’uomo sono coperti da una vegetazione
arbustiva dominata da erica arborea, biancospino, ginestra dei carbonai,
citiso e sparzio villoso.
Il microclima particolare delle valli crea le
condizioni per l’insediamento di piante endemiche e rare, tra cui il
tiglio nostrano che riveste eccezionale interesse dal punto di vista
naturalistico e scientifico.
Ma la vera emergenza paesaggistica sono i giacimenti minerari, motivazione
primaria dell’istituzione della riserva naturale: si pensi che solo nel
territorio compreso tra Alì ed Antillo sono presenti circa 160 miniere!
Anche i toponimi prendono origine dai preziosi giacimenti, ed ecco che
Pizzo Pietre Rosse ci rivela la sua origine ferrosa, mentre le Pietre di Caloro, in contrada Vacco, erano giacimenti auriferi.
Un tempo si estraevano anche il rame, lo zinco, l’argento, l’antimonio e
il ferro. Dalla galena (PbS - solfuro di piombo) si estrae il piombo. Se è
argentifera dà come sottoprodotto l’argento: in epoca borbonica veniva
utilizzata per la produzione di monete.
Erano attivi pure giacimenti di scheelite che fornivano il tungstato di calcio (CaWO4), materia prima
nell’industria per la produzione dei filamenti delle lampadine. La
caratteristica composizione rocciosa e mineraria dei Peloritani, Monti
Metalliferi, rivela origini geologiche totalmente diverse da quelle delle
altre montagne siciliane.
Questi monti, tra i più antichi della nostra
isola, rappresentano la logica prosecuzione dell’appennino calabro con cui
sono in continuità morfologica e geografica, e da cui sono separati dallo
Stretto di Messina.
Sollevatisi durante l’epoca mesozoica e cenozoica (ere
secondaria e terziaria, a partire da 225 milioni di anni fa), i Peloritani
subirono numerosi mutamenti: la natura cristallina delle loro rocce è
stata spaccata, frantumata, alterata al punto di essere stata trasformata
in materiale sabbioso e poco coerente, detritico, che viene facilmente
dilavato dai corsi d’acqua e trasportato giù dalle fiumare che, se non
ostacolate nel loro percorso, tendono a trascinarne quantità ingenti, con
grande accumulo di detriti a valle.
Tra questi boschi vive una fauna tipicamente silvana: fra i predatori
troviamo gatti selvatici, volpi, martore e donnole e fra le prede, conigli
selvatici, micromammiferi arboricoli come il quercino e il ghiro. Presenti
anche animali del sottobosco come il topo selvatico, il riccio, l’arvicola
di Savi e il toporagno di Sicilia.
Sui Peloritani passa la colonna
migratoria di uccelli in transito sullo Stretto: da qui si avvistano i
falchi pecchiaioli, un tempo oggetto di barbare stragi.
Tra i moltissimi
rapaci nidificanti ricordiamo il velocissimo falco pellegrino, la poiana,
molto diffusa in Sicilia, lo sparviere, abile cacciatore nei boschi e
spettacolare nelle picchiate quando deve catturare le prede, i vari nibbi,
oggi sottoposti a particolare tutela, e il gheppio, che caccia nelle aree
aperte.
Nei versanti più asciutti e aperti, l’istrice trova il suo
ambiente congeniale. Valloni e fiumare ospitano una fauna variegata: le
lucertole (la più comune campestre e la siciliana), i ramarri dalla
smagliante livrea smeraldina, i gongili (simili alle lucertole, ma con
corte zampette), gli emidattili e i gechi dal corpo tozzo e dalla pelle
verrucosa.
Tra i serpenti, si possono incontrare il nerissimo biacco, il saettone, la
biscia d’acqua e la vipera (l’unica ad essere velenosa). Una menzione a
parte va fatta per l’aquila reale, che qui nidifica, e per la rara
Coturnice di Sicilia, specie minacciata, citata nel decreto istitutivo
come una delle principali motivazioni per la realizzazione della riserva.
La Valle degli Eremiti
E’ un luogo incantato, magico, fuori da ogni eco di “civiltà”, dominato da
silenzi interrotti solo dai suoni della natura: è una delle rare aree
incontaminate che in Sicilia è ancora possibile incontrare. Offre al
visitatore continue sorprese: segnata dalle acque, che in passato vi
scorrevano copiose, la roccia appare ben modellata, pareti alte e scoscese
presentano interstizi fioriti; negli anfratti una lussureggiante
vegetazione di alberi porta le radici tra le superbe rocce.
Era luogo frequentato nel passato da religiosi che cercavano la
solitudine; alcuni di questi anacoreti hanno abitato nelle grotte che
esistono nei dintorni. Sul tratto iniziale della parete, in un’ansa, si
trova uno di questi antri, accanto al quale sorge un piccolo Santuario
molto suggestivo, intitolato alla SS. Trinità, da cui si diparte un
terrazzo panoramico sulla fiumara, i cui lati sono rappresentati da case
di pastori.
Poco distante, sulla stessa parete, in un luogo più
inaccessibile, si trovano i ruderi del vecchio convento. Di fronte, una
decina di forni costruiti dalle famiglie di Fiumedinisi, per arrostire la
carne nel giorno del pellegrinaggio, usanza questa che risale
all’antichissima festa settembrina dedicata alla SS. Trinità e richiama
devoti che giungono dai comuni della provincia di Messina, molti dei quali
arrivano a piedi scalzi.
Emergenze paesaggistiche
Monte Scuderi: situato a NNE dell’abitato di Fiumedinisi (circa 19
km).
Fiumara del Fiumedinisi: sfocia nello Jonio, supera l’abitato di
Fiumedinisi in direzione nord.
Valle degli Eremiti: ad ovest di Monte Scuderi, dista da Fiumedinisi circa
19 km.
Piano Margi: in fondo a valle Lameri (ramo destro del vallone della
Santissima, a sua volta ramo destro del Fiumedinisi).
Acqua Menta: si diparte dal ramo sinistro della Valle degli Eremiti.
Per scoprire le meraviglie della natura dei Peloritani, nulla di meglio
che esplorare la riserva di Fiumedinisi e Monte Scuderi che contiene in sé
una summa di tutte le valenze paesaggistiche ed antropiche, che hanno
determinato la storia di questa parte del territorio messinese.
L’area
protetta si estende in una parte del versante ionico dei Peloritani e
presenta affioramenti di rocce di grande interesse geologico, ricche di
minerali.
Il territorio è attraversato da “fiumare”, profonde valli fluviali, in cui
scorrono torrenti stagionali, carichi di acque tumultuose nel periodo
invernale, ma spesso asciutti in estate, che gli fanno assumere un aspetto
caratteristico.
Tra queste la fiumara del Fiumedinisi procede a nord
dell’omonimo paese, biforcandosi dopo circa 6 km: il ramo di sinistra è il
torrente Vacco, che si apre su un’area mineraria dove si trovano le Pietre
di Caloro (miniere aurifere), mentre a destra continua prendendo il nome
di Santissima.
Questo ramo del corso d’acqua, arrivato all’altezza del
versante occidentale di Monte Scuderi, si biforca nuovamente formando a
sinistra la Valle degli Eremiti (vedi box), mentre a destra prosegue col
nome di Valle Lameri e giunge sino al Piano Margi, dove si trova la Casa
degli Alpini, rifugio in stato d’abbandono che prossimamente sarà
ristrutturato. A cento metri dal rifugio, in direzione Sud-Ovest, là dove
il panorama si apre sull’Etna, affiora una sorgiva. Qui arriva anche
l’antica strada militare.
Sempre da Piano Margi si diparte una bellissima mulattiera, percorribile a
piedi, che si dirige verso Pizzo Sale. Dalla vetta del rilievo di Monte
Scuderi (1.253 m s.l.m.), la più interessante dei Peloritani, si gode un
incomparabile scenario che nei giorni di limpidezza atmosferica spazia
dall’Etna all’Aspromonte.
Altre emergenze importanti sono: Monte Poverello che a nord digrada
dolcemente verso Monte Rossimanno, da cui si gode una spettacolare vista
panoramica che tocca pure la Rocca di Padiglione, dove nidifica l’aquila
reale. Bellissima anche la zona dell’Acqua Menta, che si apre sull’omonima
valle dove la flora è dominata da piantine di menta. In questa riserva
vive anche la rara coturnice di Sicilia qui ben rappresentata.
La chiesa dei SS. Pietro e Paolo
Del sec. XII, sorge ad Itàla, per volere di Ruggero d'Altavilla. Da un
diploma del 1092 (riportato dallo storico Rocco Pirri), Ruggero fece dono
delle terre tolte ai Saraceni, e quindi anche di questa chiesa, ai padri
Basiliani che divennero, sotto Federico II, baroni di Itàla e Alì. La
costruzione a pianta basilicale, a tre navate e tre absidi, visibili
dall'esterno, probabilmente è la prima chiesa basilicale costruita in
Sicilia dopo la dominazione araba. Nel XVII sec. fu appesantita da
sovrastrutture barocche, intorno al 1930 è stata restaurata. Oggi restano
tracce di stucchi, probabilmente originari.
MUSEI E CENTRI VISITA
• Museo Regionale di Messina,
viale della Libertà, n. 465 – 98100 Messina
tel. 090.361292 e 090.361293
fax 090.361294.
Orario visite: Lunedì,
Mercoledì, Venerdì: ore 09:00-14:00
Martedì, Giovedì, Sabato: ore 9:00-14:00
e 16:00-19:00 – Domenica e festivi:
ore 09:00-13:00.
COMUNI DI APPARTENENZA
• Alì, 450 m s.l.m. a 30 km da Messina CAP 98020 – prefisso 0942;
abitanti 1.050 (alioti o aliesi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Alì Terme (a km 6).
• Fiumedinisi, 196 m s.l.m. a 30 km da Messina CAP 98022 prefisso
0942; abitanti 1.912 (fiumedinisiani).
• Stazione ferroviaria più vicina: Nizza di Sicilia (a km 5).
• Itàla, 195 m s.l.m. a 21 km da Messina CAP 98025 – prefisso telefonico
090; abitanti 1.813 (italesi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Scaletta Zanclea (a km 3).
• Monforte San Giorgio, 325 m s.l.m. a 38 km da Messina CAP 98041 – pref
090; abitanti (monfortesi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Scala (a km 8).
• Nizza di Sicilia, 12 m s.l.m. a 27 km da Messina CAP 98026 – prefisso
0942; abitanti 3.539 (nizzardi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Nizza di Sicilia.
• Santa Lucia del Mela, 215 m s.l.m. a 45 km da Messina CAP 98046 –
prefisso 090; abitanti 4.958 (luciesi).
• Stazione ferroviaria più vicina: San Filippo – Santa Lucia (a 10 km).
• San Pier Niceto, 260 m s.l.m. a 38,5 km da Messina CAP 98045; prefisso
090; abitanti 3.122
(sampietresi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Pace del Mela (a km 8).
INFORMAZIONI
• Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico di Messina:
via Calabria, is. 301, 98122 Messina, tel. 090.640221- fax 090.6411047;
via Calabria, is. 301 bis angolo via T. Capra, 98122, tel. 090.674236;
Area di servizio AGIP, 98128 Tremestieri (ME) tel. 090.730713.
• Riferimento turistico ufficiale di Alì: tel. 0942.700301 – Comune di Alì,
tel. 0942.700006.
• Comune di Fiumedinisi: tel. 0942.771001.
• Comune di Itala, tel. 090.952155.
• Pro loco di Monforte San Giorgio via Trieste n. 2, 98041 – tel.
090.9931000.
• Pro loco di Nizza di Sicilia, piazza contrada Interdonato, 98026 tel.
0942.715220.
• Comune di Santa Lucia del Mela, tel. 090.935806.
• Comune di San Pier Niceto tel. 090.9975382.
• Ufficio Provinciale Azienda (U.P.A.) di Messina, via Tommaso Cannizzaro
n. 88, Messina - tel. 090.662820.
• Ufficio speciale forestale di Messina, tel. 090.717904.
• Distaccamento forestale di Barcellona, tel. 090.9703595.
• Distaccamento forestale di Furci Siculo, tel. 0942.793703.
• Distaccamento forestale di Messina-Colle San Rizzo, tel. 090.360979.
• Distaccamento forestale di Rometta, tel. 090.9924268.
• Servizio antincendio: tel. 1515 (numero verde).
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Il territorio che insiste
nella riserva Fiumedinisi e Monte Scuderi fa parte di quell’area
privilegiata, per i ricchi investimenti che vi si potevano fare (minerali,
boschi, oliveti, gelseti e frumento), contesa nel periodo a cavallo tra la
dominazione Normanna e quella Spagnola, dalle famiglie più potenti di
Messina e Taormina, e dai cenobi basiliani (tra i quali quelli tutt’oggi
visitabili di Itàla e Forza d’Agrò, questo fuori dalla riserva) che
occupavano spazi autonomi da ogni influenza politica.
I centri abitati della riserva, attraversati dalla catena dei Peloritani,
fanno da cornice all’area protetta, alcuni sul versante ionico, altri
nell’entroterra. Quest’oasi, luogo di grande suggestione per la forte
impronta della natura e per la distribuzione e la posizione degli
insediamenti urbani, è dominata dal Monte Scuderi, considerato il “posto”
più affascinante e misterioso del sistema montuoso, interessante anche dal
punto di vista storico, perché sul suo pianoro sono state trovate tracce
di siti bizantini.
Era chiamato nel passato Monte Saturno, in onore del mitico forgiatore di
metalli, per gli svariati giacimenti minerari che si trovano nelle sue
viscere e, sicuramente per questo motivo, nella credenza popolare il
rilievo era considerato lo scrigno di un favoloso tesoro: ‘a truvatura. Ai
centri abitati vicini, comunque, una ricchezza reale proveniva da Monte
Scuderi: vi si raccoglieva la neve che, radunata e conservata nelle sue
anse, durante l’estate, trasportata in paese a dorso di mulo, serviva a
produrre squisiti gelati e fresche granite.
Il nome della riserva richiama anche Fiumedinisi, la fiumara di cui il
Fazello, storico siciliano del ‘500 racconta: “Occorre appresso Alì la
foce del fiume di Dionisio detto volgarmente Nisi, che dicesi appo i Greci
Chrystoas, poiché scorrono tra le arene del rapido torrente rasure di oro;
formatosi questo da molte fonti che scaturiscono dai colli vicini”.
Anche gli antichi Greci, quindi, credevano che questa fosse zona di
tesori, ma è a partire dal XV sec. che l’estrazione dei metalli diviene
una stabile risorsa economica. Nel 1562 veniva, infatti, inaugurata una
grande ferriera lungo la fiumara della Santissima, rimasta in attività
fino al 1961, epoca in cui una tromba d’aria distruggeva le strutture
minerarie, mai più riattivate. Nel ‘700 dal fiume si estraeva galena
argentifera che fu adoperata per coniare monete sotto Carlo VI d’Austria e
Carlo III di Borbone. Attualmente lungo la fiumara di Fiumedinisi si è
sviluppata un’attività agricola che punta alle colture pregiate.
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