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Itinerari turistici artistici e culturali

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Le riserve naturali gestite dal
Dipartimento Azienda Regionale Foreste Demaniali

Fiumedinisi e Monte Scuderi

Denominazione
RNO Fiumedinisi e Monte Scuderi
Provincia
ME
Comuni
S. Lucia del Mela, Nizza di Sicilia, Fiumedinisi, S. Pier Niceto, Itala, Monforte San Giorgio, Alì
Estensione zona A - zona B
4609,45 Ha di cui 3543,45 in zona A e 1066 in zona B
Riferimenti geografici
I.G.M. - F. 253 II S.O.; 253 II S.E.; 253 II N.O.; 253 II N.E.
Data Istituzione
D.A. 743 del 10/12/98 (Piano Reg.)






 
Informazioni generali

Per arrivare alla riserva, da Messina bisogna imboccare l’autostrada A18 (ME-CT) ed uscire allo svincolo per Nizza di Sicilia: da qui si prosegue sulla strada indicata dalla segnaletica per Fiumedinisi e, quindi, in direzione nord, si costeggia la fiumara.

Monte Scuderi e Fiumedinisi: nei monti metalliferi il «paradiso» della coturnice

Quest’area protetta riserva non poche sorprese all’appassionato naturalista: bellissimi esemplari di erica arborea, ai piedi di Monte Scuderi, fanno da contrappunto a boschi di tutte le specie di roverella conosciute in Sicilia, che occupano i valloni e le altre aree più basse della riserva. Poi, le fiumare: veri e propri laboratori geologici all’aperto in cui miriadi di ciottoli di diversa origine minerale raccontano la storia delle viscere della terra e della natura fisica dei Peloritani.
Tra queste, la fiumara del Fiumedinisi, corso d’acqua che sino a pochi anni fa era di una bellezza paradisiaca: grossi massi bloccavano il corso del fiume costringendo l’acqua a formare cascatelle che creavano pozze e laghetti deliziosi per chilometri e chilometri.
Era il regno del merlo acquaiolo che qui trovava una delle sue rare stazioni siciliane. Poi le amministrazioni locali decisero di rettificare il fiume: tolsero i grossi massi e l’acqua cominciò a scorrere in rettilineo. Ne conseguì un impoverimento paesaggistico ed ambientale che viene però contrastato dall’indole stessa del fiume che riesce a ricreare le condizioni di naturalezza che gli sono congenite.
Sulle sue sponde si trova la tipica vegetazione adattata agli ambienti di ripa, rappresentata dal pioppo nero, da diverse specie di salice, dall’orniello, dall’olmo campestre e dall’alaterno, mentre tra gli arbusti si individuano gli oleandri, le tamerici e le ginestre.
Nelle diverse vallate, man mano che si sale in quota, al di fuori dei corsi d’acqua e sino ai 600-800 m s.l.m., domina la vegetazione a roverella, alla quale si associano il bagolaro, il castagno, il noce nostrano e il gelso nero. La flora al di sopra degli 800 m è rappresentata soprattutto dal leccio, dalla carpinella, dall’acero fico, dall’acero montano, dal rovere, dall’agrifoglio e dall’alloro: un mix di piante sempreverdi miste a caducifoglie. I terreni che invece hanno subìto maggiormente la presenza dell’uomo sono coperti da una vegetazione arbustiva dominata da erica arborea, biancospino, ginestra dei carbonai, citiso e sparzio villoso.
Il microclima particolare delle valli crea le condizioni per l’insediamento di piante endemiche e rare, tra cui il tiglio nostrano che riveste eccezionale interesse dal punto di vista naturalistico e scientifico.
Ma la vera emergenza paesaggistica sono i giacimenti minerari, motivazione primaria dell’istituzione della riserva naturale: si pensi che solo nel territorio compreso tra Alì ed Antillo sono presenti circa 160 miniere!
Anche i toponimi prendono origine dai preziosi giacimenti, ed ecco che Pizzo Pietre Rosse ci rivela la sua origine ferrosa, mentre le Pietre di Caloro, in contrada Vacco, erano giacimenti auriferi.
Un tempo si estraevano anche il rame, lo zinco, l’argento, l’antimonio e il ferro. Dalla galena (PbS - solfuro di piombo) si estrae il piombo. Se è argentifera dà come sottoprodotto l’argento: in epoca borbonica veniva utilizzata per la produzione di monete.
Erano attivi pure giacimenti di scheelite che fornivano il tungstato di calcio (CaWO4), materia prima nell’industria per la produzione dei filamenti delle lampadine. La caratteristica composizione rocciosa e mineraria dei Peloritani, Monti Metalliferi, rivela origini geologiche totalmente diverse da quelle delle altre montagne siciliane.
Questi monti, tra i più antichi della nostra isola, rappresentano la logica prosecuzione dell’appennino calabro con cui sono in continuità morfologica e geografica, e da cui sono separati dallo Stretto di Messina.
Sollevatisi durante l’epoca mesozoica e cenozoica (ere secondaria e terziaria, a partire da 225 milioni di anni fa), i Peloritani subirono numerosi mutamenti: la natura cristallina delle loro rocce è stata spaccata, frantumata, alterata al punto di essere stata trasformata in materiale sabbioso e poco coerente, detritico, che viene facilmente dilavato dai corsi d’acqua e trasportato giù dalle fiumare che, se non ostacolate nel loro percorso, tendono a trascinarne quantità ingenti, con grande accumulo di detriti a valle.
Tra questi boschi vive una fauna tipicamente silvana: fra i predatori troviamo gatti selvatici, volpi, martore e donnole e fra le prede, conigli selvatici, micromammiferi arboricoli come il quercino e il ghiro. Presenti anche animali del sottobosco come il topo selvatico, il riccio, l’arvicola di Savi e il toporagno di Sicilia.
Sui Peloritani passa la colonna migratoria di uccelli in transito sullo Stretto: da qui si avvistano i falchi pecchiaioli, un tempo oggetto di barbare stragi.
Tra i moltissimi rapaci nidificanti ricordiamo il velocissimo falco pellegrino, la poiana, molto diffusa in Sicilia, lo sparviere, abile cacciatore nei boschi e spettacolare nelle picchiate quando deve catturare le prede, i vari nibbi, oggi sottoposti a particolare tutela, e il gheppio, che caccia nelle aree aperte.
Nei versanti più asciutti e aperti, l’istrice trova il suo ambiente congeniale. Valloni e fiumare ospitano una fauna variegata: le lucertole (la più comune campestre e la siciliana), i ramarri dalla smagliante livrea smeraldina, i gongili (simili alle lucertole, ma con corte zampette), gli emidattili e i gechi dal corpo tozzo e dalla pelle verrucosa.
Tra i serpenti, si possono incontrare il nerissimo biacco, il saettone, la biscia d’acqua e la vipera (l’unica ad essere velenosa). Una menzione a parte va fatta per l’aquila reale, che qui nidifica, e per la rara Coturnice di Sicilia, specie minacciata, citata nel decreto istitutivo come una delle principali motivazioni per la realizzazione della riserva.

La Valle degli Eremiti
E’ un luogo incantato, magico, fuori da ogni eco di “civiltà”, dominato da silenzi interrotti solo dai suoni della natura: è una delle rare aree incontaminate che in Sicilia è ancora possibile incontrare. Offre al visitatore continue sorprese: segnata dalle acque, che in passato vi scorrevano copiose, la roccia appare ben modellata, pareti alte e scoscese presentano interstizi fioriti; negli anfratti una lussureggiante vegetazione di alberi porta le radici tra le superbe rocce.
Era luogo frequentato nel passato da religiosi che cercavano la solitudine; alcuni di questi anacoreti hanno abitato nelle grotte che esistono nei dintorni. Sul tratto iniziale della parete, in un’ansa, si trova uno di questi antri, accanto al quale sorge un piccolo Santuario molto suggestivo, intitolato alla SS. Trinità, da cui si diparte un terrazzo panoramico sulla fiumara, i cui lati sono rappresentati da case di pastori.
Poco distante, sulla stessa parete, in un luogo più inaccessibile, si trovano i ruderi del vecchio convento. Di fronte, una decina di forni costruiti dalle famiglie di Fiumedinisi, per arrostire la carne nel giorno del pellegrinaggio, usanza questa che risale all’antichissima festa settembrina dedicata alla SS. Trinità e richiama devoti che giungono dai comuni della provincia di Messina, molti dei quali arrivano a piedi scalzi.

Emergenze paesaggistiche
Monte Scuderi: situato a NNE dell’abitato di Fiumedinisi (circa 19 km).
Fiumara del Fiumedinisi: sfocia nello Jonio, supera l’abitato di Fiumedinisi in direzione nord.
Valle degli Eremiti: ad ovest di Monte Scuderi, dista da Fiumedinisi circa 19 km.
Piano Margi: in fondo a valle Lameri (ramo destro del vallone della Santissima, a sua volta ramo destro del Fiumedinisi).
Acqua Menta: si diparte dal ramo sinistro della Valle degli Eremiti.

Per scoprire le meraviglie della natura dei Peloritani, nulla di meglio che esplorare la riserva di Fiumedinisi e Monte Scuderi che contiene in sé una summa di tutte le valenze paesaggistiche ed antropiche, che hanno determinato la storia di questa parte del territorio messinese.
L’area protetta si estende in una parte del versante ionico dei Peloritani e presenta affioramenti di rocce di grande interesse geologico, ricche di minerali.
Il territorio è attraversato da “fiumare”, profonde valli fluviali, in cui scorrono torrenti stagionali, carichi di acque tumultuose nel periodo invernale, ma spesso asciutti in estate, che gli fanno assumere un aspetto caratteristico.
Tra queste la fiumara del Fiumedinisi procede a nord dell’omonimo paese, biforcandosi dopo circa 6 km: il ramo di sinistra è il torrente Vacco, che si apre su un’area mineraria dove si trovano le Pietre di Caloro (miniere aurifere), mentre a destra continua prendendo il nome di Santissima.
Questo ramo del corso d’acqua, arrivato all’altezza del versante occidentale di Monte Scuderi, si biforca nuovamente formando a sinistra la Valle degli Eremiti (vedi box), mentre a destra prosegue col nome di Valle Lameri e giunge sino al Piano Margi, dove si trova la Casa degli Alpini, rifugio in stato d’abbandono che prossimamente sarà ristrutturato. A cento metri dal rifugio, in direzione Sud-Ovest, là dove il panorama si apre sull’Etna, affiora una sorgiva. Qui arriva anche l’antica strada militare.
Sempre da Piano Margi si diparte una bellissima mulattiera, percorribile a piedi, che si dirige verso Pizzo Sale. Dalla vetta del rilievo di Monte Scuderi (1.253 m s.l.m.), la più interessante dei Peloritani, si gode un incomparabile scenario che nei giorni di limpidezza atmosferica spazia dall’Etna all’Aspromonte.
Altre emergenze importanti sono: Monte Poverello che a nord digrada dolcemente verso Monte Rossimanno, da cui si gode una spettacolare vista panoramica che tocca pure la Rocca di Padiglione, dove nidifica l’aquila reale. Bellissima anche la zona dell’Acqua Menta, che si apre sull’omonima valle dove la flora è dominata da piantine di menta. In questa riserva vive anche la rara coturnice di Sicilia qui ben rappresentata.

La chiesa dei SS. Pietro e Paolo
Del sec. XII, sorge ad Itàla, per volere di Ruggero d'Altavilla. Da un diploma del 1092 (riportato dallo storico Rocco Pirri), Ruggero fece dono delle terre tolte ai Saraceni, e quindi anche di questa chiesa, ai padri Basiliani che divennero, sotto Federico II, baroni di Itàla e Alì. La costruzione a pianta basilicale, a tre navate e tre absidi, visibili dall'esterno, probabilmente è la prima chiesa basilicale costruita in Sicilia dopo la dominazione araba. Nel XVII sec. fu appesantita da sovrastrutture barocche, intorno al 1930 è stata restaurata. Oggi restano tracce di stucchi, probabilmente originari.

MUSEI E CENTRI VISITA
Museo Regionale di Messina, viale della Libertà, n. 465 – 98100 Messina
tel. 090.361292 e 090.361293 fax 090.361294.
Orario visite: Lunedì, Mercoledì, Venerdì: ore 09:00-14:00 Martedì, Giovedì, Sabato: ore 9:00-14:00 e 16:00-19:00 – Domenica e festivi: ore 09:00-13:00.

COMUNI DI APPARTENENZA
• Alì, 450 m s.l.m. a 30 km da Messina CAP 98020 – prefisso  0942; abitanti 1.050 (alioti o aliesi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Alì Terme (a km 6).

• Fiumedinisi, 196 m s.l.m. a 30 km da Messina CAP 98022 prefisso  0942; abitanti 1.912 (fiumedinisiani).
• Stazione ferroviaria più vicina: Nizza di Sicilia (a km 5).

• Itàla, 195 m s.l.m. a 21 km da Messina CAP 98025 – prefisso telefonico 090; abitanti 1.813 (italesi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Scaletta Zanclea (a km 3).

• Monforte San Giorgio, 325 m s.l.m. a 38 km da Messina CAP 98041 – pref 090; abitanti (monfortesi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Scala (a km 8).

• Nizza di Sicilia, 12 m s.l.m. a 27 km da Messina CAP 98026 – prefisso  0942; abitanti 3.539 (nizzardi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Nizza di Sicilia.
• Santa Lucia del Mela, 215 m s.l.m. a 45 km da Messina CAP 98046 – prefisso  090; abitanti 4.958 (luciesi).
• Stazione ferroviaria più vicina: San Filippo – Santa Lucia (a 10 km).
• San Pier Niceto, 260 m s.l.m. a 38,5 km da Messina CAP 98045; prefisso  090; abitanti 3.122
(sampietresi).
• Stazione ferroviaria più vicina: Pace del Mela (a km 8).

INFORMAZIONI
• Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico di Messina:
via Calabria, is. 301, 98122 Messina, tel. 090.640221- fax 090.6411047;
via Calabria, is. 301 bis angolo via T. Capra, 98122, tel. 090.674236; Area di servizio AGIP, 98128 Tremestieri (ME) tel. 090.730713.
• Riferimento turistico ufficiale di Alì: tel. 0942.700301 – Comune di Alì, tel. 0942.700006.
• Comune di Fiumedinisi: tel. 0942.771001.
• Comune di Itala, tel. 090.952155.
• Pro loco di Monforte San Giorgio via Trieste n. 2, 98041 – tel. 090.9931000.
• Pro loco di Nizza di Sicilia, piazza contrada Interdonato, 98026 tel. 0942.715220.
• Comune di Santa Lucia del Mela, tel. 090.935806.
• Comune di San Pier Niceto tel. 090.9975382.
• Ufficio Provinciale Azienda (U.P.A.) di Messina, via Tommaso Cannizzaro n. 88, Messina - tel. 090.662820.
• Ufficio speciale forestale di Messina, tel. 090.717904.
• Distaccamento forestale di Barcellona, tel. 090.9703595.
• Distaccamento forestale di Furci Siculo, tel. 0942.793703.
• Distaccamento forestale di Messina-Colle San Rizzo, tel. 090.360979.
• Distaccamento forestale di Rometta, tel. 090.9924268.
• Servizio antincendio: tel. 1515 (numero verde).
 

Flora

La roverella
Avete mai visto nei boschi in inverno alberi dal tronco scuro e contorto, che trattengono malinconicamente tutte le loro foglie secche e ingiallite sui rami? Sono le roverelle, nome che non indica una sola specie di quercia (genere Quercus), ma diverse.
Dal punto di vista genetico la questione del riconoscimento di queste diverse specie è delicata e controversa, a causa del polimorfismo della Quercus pubescens.
Sono alberi di medie dimensioni, molto ramosi a partire dalla base, con una chioma non molto densa, ampia, irregolare, costituita da foglie lobate con una fitta peluria sulla faccia inferiore.
La corteccia è grigio-bruna, fessurata verticalmente con scaglie trapezoidali persistenti. I rametti di 1-2 anni sono grigi e vellutati. Il frutto è la ghianda con un piccolo peduncolo ed una cupula ricoperta da scagliette triangolari e appressate, di sapore dolce e molto gradita dagli animali.
Il legno, duro e resistente, è stato impiegato per molti usi: traversine ferroviarie, costruzioni navali, travature e produzione di carbone. Oggi è destinato prevalentemente alla realizzazione di pannelli.
In Sicilia sono tra gli alberi più diffusi grazie alla rusticità e frugalità che consente loro di adattarsi alle condizioni di suolo e clima più disparate: sono presenti dal livello del mare fino alla bassa montagna, raramente formano boschi estesi ed uniformi e crescono spingendosi fino al confine con la fascia superiore, caratterizzata dai boschi montani di cerro e faggio.
 

Fauna

La coturnice di Sicilia
E’ un fasianide di medie dimensioni: i maschi arrivano a pesare sino a 600 grammi e si distinguono dalle femmine per essere un po' più grandi e per lo sperone sulle zampe. La sottospecie whitakeri è endemica della Sicilia e rispetto alla continentale appare di dimensioni più piccole.
Predilige la corsa veloce al volo, che è sempre breve e goffo: tende ad innalzarsi verticalmente e a svolazzare per poi approdare poco distante. Saetta velocissima sulle rocce tra le quali riesce a mimetizzarsi con una certa facilità, predilige i ruscelletti, le rupi scoscese, forre e anfratti, terreni accidentati e pietrosi e boscaglie selvagge, macchie impenetrabili e seminativi. La sua dieta varia con le stagioni: in estate semi, foglie, infiorescenze e invertebrati (formiche e coleotteri, mantidi e cavallette, più raramente porcellini di terra o centopiedi).
In inverno vegetazione erbacea: foglie, semi, infiorescenze e tuberi.
Sta in coppia solo durante il periodo della riproduzione: i due genitori si alternano alla cura del nido, una cavità del suolo dove sono state deposte da 8 a 16 uova. Dopo 25 giorni avviene la schiusa e, come per tutti i gallinacei, i pulcini dopo poche ore sono già vivacissimi ed autonomi, in grado di seguire gli adulti alla ricerca del cibo. La memoria popolare ricorda le ciuccati di pirnici che si spingevano sino alle porte dei paesi in cerca di cibo e si riconoscevano per il loro caratteristico canto sin dalle prime luci dell’alba.
La coturnice di Sicilia, rispetto a quella continentale, ha un caratteristico collaretto nero a “V” che la rende inconfondibile. E’ un animale perfettamente adattato ai nostri climi ed alle opportunità alimentari che offre il territorio, ma la riduzione degli habitat, la caccia pressante, la competizione con le introduzioni illegali di pernici orientali, hanno portato ad una drastica riduzione della sua presenza nella regione: una perdita gravissima che può essere frenata solo dalla salvaguardia delle aree naturali nelle quali ancora vive e si riproduce.
 

La Storia, Il Paesaggio e l'Uomo

Il territorio che insiste nella riserva Fiumedinisi e Monte Scuderi fa parte di quell’area privilegiata, per i ricchi investimenti che vi si potevano fare (minerali, boschi, oliveti, gelseti e frumento), contesa nel periodo a cavallo tra la dominazione Normanna e quella Spagnola, dalle famiglie più potenti di Messina e Taormina, e dai cenobi basiliani (tra i quali quelli tutt’oggi visitabili di Itàla e Forza d’Agrò, questo fuori dalla riserva) che occupavano spazi autonomi da ogni influenza politica.
I centri abitati della riserva, attraversati dalla catena dei Peloritani, fanno da cornice all’area protetta, alcuni sul versante ionico, altri nell’entroterra. Quest’oasi, luogo di grande suggestione per la forte impronta della natura e per la distribuzione e la posizione degli insediamenti urbani, è dominata dal Monte Scuderi, considerato il “posto” più affascinante e misterioso del sistema montuoso, interessante anche dal punto di vista storico, perché sul suo pianoro sono state trovate tracce di siti bizantini.
Era chiamato nel passato Monte Saturno, in onore del mitico forgiatore di metalli, per gli svariati giacimenti minerari che si trovano nelle sue viscere e, sicuramente per questo motivo, nella credenza popolare il rilievo era considerato lo scrigno di un favoloso tesoro: ‘a truvatura. Ai centri abitati vicini, comunque, una ricchezza reale proveniva da Monte Scuderi: vi si raccoglieva la neve che, radunata e conservata nelle sue anse, durante l’estate, trasportata in paese a dorso di mulo, serviva a produrre squisiti gelati e fresche granite.
Il nome della riserva richiama anche Fiumedinisi, la fiumara di cui il Fazello, storico siciliano del ‘500 racconta: “Occorre appresso Alì la foce del fiume di Dionisio detto volgarmente Nisi, che dicesi appo i Greci Chrystoas, poiché scorrono tra le arene del rapido torrente rasure di oro; formatosi questo da molte fonti che scaturiscono dai colli vicini”.
Anche gli antichi Greci, quindi, credevano che questa fosse zona di tesori, ma è a partire dal XV sec. che l’estrazione dei metalli diviene una stabile risorsa economica. Nel 1562 veniva, infatti, inaugurata una grande ferriera lungo la fiumara della Santissima, rimasta in attività fino al 1961, epoca in cui una tromba d’aria distruggeva le strutture minerarie, mai più riattivate. Nel ‘700 dal fiume si estraeva galena argentifera che fu adoperata per coniare monete sotto Carlo VI d’Austria e Carlo III di Borbone. Attualmente lungo la fiumara di Fiumedinisi si è sviluppata un’attività agricola che punta alle colture pregiate.

 

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