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Vulcano è raggiungibile
con nave ed aliscafo con partenza da Milazzo e Palermo. Per informazioni:
• SIREMAR sito web: www.siremar.gestelnet.it; agenzie di: Milazzo, tel.
090.9221812 – fax 090.9283243; Vulcano,
tel. 090.9852149 – fax 090.9852217 e Palermo,
tel. 091.582403.
• SNAV, agenzie di: Milazzo, tel. 090.9284509
e Vulcano, tel. 090.9852215.
• Società Eolie di navigazione, Corso Vittorio Emanuele n. 247, 98055
Lipari – tel. 090.9812055.
Vulcano: le virtù del vulcanismo secondario
La morfologia di quest’isola è complessa e tormentata e traspare da
un’intelligente interpretazione del paesaggio. La prima “emergenza”
vulcanica si percepisce a distanza per le acri emanazioni sulfuree delle
pozze di fango termale.
Immediatamente dopo domina la mole del Gran
Cratere (detto anche Fossa di Vulcano), che in verità non è poi così
elevato (391 m s.l.m.), ma offre allo sguardo del visitatore una visione
d’impatto “forte” anche se sulle prime si ha la sensazione di essere di
fronte ad un vulcano dormiente. Alle sue pendici (siamo sul versante
nord-ovest dell’isola) ecco la bella spiaggia di finissime sabbie nere che
si affaccia su un mare smeraldino e che orla la baia del Porto di Ponente.
Più avanti, puntando verso nord, si può percorrere lo stretto istmo che
congiunge Vulcano con Vulcanello (123 m s.l.m.), sorto dal mare nel 183
a.C. (eruzione documentata da Plinio il Vecchio), il cui cratere di
nord-ovest è stato parzialmente aggredito dall’erosione marina. Sulle
pendici orientali esso mostra intense attività fumaroliche che proseguono
anche sotto il livello del mare.
Quest’area settentrionale dell’isola è il risultato delle attività
vulcaniche più recenti; la storia antica, invece, si legge attraverso i
rilievi e il pianoro di Vulcano-piano, nell’area meridionale: la zona è il
relitto del vulcano primordiale, la struttura più antica che originò
l’isola in epoche remote e che, a seguito di uno sprofondamento della
parte sommitale, formò una caldera, in seguito riempita da ceneri, bombe e
lapilli nell’arco di tempo che rientra nel periodo del pleistocene
superiore (tra 100.000 e 90.000 anni fa).
Questo pianoro, alto intorno a
300-400 m s.l.m., è segnato a sud-est da Monte Aria (499 m s.l.m.: la cima
più alta del territorio), a sud dal rilievo dell’Assummatu e ad ovest da
Monte Lentìa (184 m s.l.m.), una formazione eruttiva di cui restano pochi
lembi datati alla fine del Pleistocene (circa 10.000 anni fa) ricchi in
rare formazioni minerali (rioliti). Dal versante sud dell’isola lo sguardo
spazia sull’orizzonte da Capo Milazzo ai Peloritani, all’Etna se la
giornata è particolarmente limpida.
Il pianoro è coltivato a frutteti,
vigneti e pascoli con gruppi sparsi di lecci e querce, ultime tracce di
un’antica copertura forestale. Sulle pareti del versante meridionale la
vegetazione è caratterizzata dalla presenza del cisto rosso e del cisto
femmina e da una macchia in cui si insediano la ginestra del Tirreno,
l’erica arborea, il corbezzolo e la ginestra delle Eolie. Vegetano anche
lo gnidio e la ginestra comune: tutte essenze arbustive forti, dalle belle
fioriture vivaci. In contrada Gelso, sul versante meridionale,
sopravvivono belle boscaglie di leccio mentre il litorale è colonizzato
dal perpetuino delle Eolie.
Sulla costa occidentale dell’Isola domina
Monte Saraceno (481 m s.l.m.), seconda vetta per altezza. Dalla cima di
questo monte si potrà spaziare sul vallone della Grotta dei Palizzi dove
sono state condotte ricerche geotermiche, sulle cave di pomice e sul
tratto iniziale del Rio Grande, uno dei rarissimi torrenti delle Eolie.
Risalendo sulla costa occidentale, in un susseguirsi di precipizi e
insenature, si aprono diverse grotte marine tra le quali la suggestiva
Grotta del cavallo, posta nell’insenatura fra Capo Secco e Capo Testa
Grossa. La sua apertura permette l’ingresso solo a barche di piccole
dimensioni: bellissimo il gioco di luci sulle acque nelle ore pomeridiane,
grazie alla particolare posizione del sole rispetto ad un’apertura della
volta.
La zona nord-ovest dell’isola, individuabile nelle aree di Capo
Grano e Cala Formaggio, segna il secondo periodo di attività vulcaniche
culminato nell’emersione dell’edificio del Faraglione. La terza fase di
attività vulcanica è la più recente ed è caratterizzata dalla crescita
dell’edificio della Fossa all’interno della caldera primordiale del
vulcano più antico. Una menzione particolare va fatta all’intera area
nord-est: è qui che le attività di vulcanismo secondario (fumarole, mofete
e acque termali) sono evidenti.
Qui si trovano i Faraglioni di Levante in
cui sono state scavate innumerevoli grotte per l’estrazione di zolfo e,
nei tempi passati, di Allume, di Acido Borico e Cloruro Ammonico. Nei
pressi gorgoglia un laghetto di fanghi sulfurei, da cui escono soffioni
bollenti costituiti da una miscela radioattiva di argilla con elevato
contenuto di zolfo micronizzato, sterilizzata dalle alte temperature
connesse alle sorgenti sotterranee di acqua e gas, apparentemente in
comunicazione con il Gran Cratere. Il contenuto in zolfo, la temperatura e
l’acidità dei fanghi stessi conferiscono a queste terme all’aperto grandi
proprietà terapeutiche; sorgenti termali sgorgano dappertutto, anche in
mare aperto: tutta quest’area ne è interessata.
Nel piano di salvaguardia
della riserva, si pone l’accento sui particolari microrganismi (batteri,
alghe azzurre e diatomee) che vivono negli ambienti termali (fanghi e
acque calde), formando i cosiddetti “feltri” biologici e contribuendo in
modo significativo alla fissazione dei gas vulcanici in sali, attraverso
il ciclo dell’azoto e dello zolfo. Il regime di protezione servirà anche
alla conservazione della fauna che annovera numerosi endemismi.
Emergenze paesaggistiche
Il Gran Cratere: domina sul Porto di Levante; attività fumarolica;
ascensione al cratere sommitale.
Baia di Levante e Grotta dell’Allume: ai piedi del gran cratere
sulla costa nord est.
Fenomeni di termalismo: fanghi fumarole sorgenti calde, tracce
delle antiche attività estrattive di allume e zolfo.
Porto di Ponente: suggestiva spiaggia a sabbie nere, a sinistra
dell’istmo di Vulcanello.
Vulcanello: collegato all’isola da un istmo che separa la baia di
levante dal porto di ponente.
Capo Grillo: spettacolare panorama su tutto l’arcipelago.
Grotta del Cavallo: sulla costa di ponente da punta di Capo Secco a
Capo di Testa Grossa, raggiungibile in barca.
Nell’arcipelago delle Eolie è la penultima in ordine di tempo emersa dal
mare. Di Vulcano hanno parlato molti uomini illustri, lo stesso
Aristotele, impressionato dalle caratteristiche geologiche di questi
luoghi. Di questa terra, che si presta ai racconti fantastici, gli antichi
narravano che nelle sue viscere fosse impiantata la fucina del dio Efesto,
dove lavoravano i Ciclopi per realizzare le armi per gli dei dell’Olimpo.
Infatti il nome Vulcano è l’accezione latina di questa divinità.
Tra tutte le isole dell’arcipelago è quella più a sud, primo punto di
approdo per le imbarcazioni in arrivo da Milazzo. Appena giunto, il
visitatore viene investito dall’acre odore di zolfo emanato dai laghetti
di fango e dalle fumarole poco distanti dalla zona di attracco: il primo
impatto è molto forte e restituisce immediatamente la dimensione fisica
dell’“essere” su un territorio vulcanico attivo.
Alle spalle del Porto di
Levante, si trova una “pozza” circondata da collinette dalle quali
fuoriescono soffioni caldi utilizzati per insufflazioni salutari. In due
punti dell’isola affiorano acque ipertermali che, a contatto con i gas
emessi da sorgenti sotterranee, formano fanghi efficaci soprattutto per la
cura delle malattie artroreumatiche.
Vulcano è molto godibile: per i bagni di mare, grazie alle belle spiagge
in sabbia nera finissima; per le escursioni al Gran Cratere; per le gite
in barca, per il particolarissimo paesaggio (punto panoramico da non
dimenticare, Capo Grillo, che spazia su una visione mozzafiato che va dal
Porto e dalla Baia di Ponente a Vulcanello e poi, oltre, su tutte le Eolie
e la costa nord della Sicilia) ed anche per le acque sulfuree.
Insieme ad un turismo di tipo stanziale, per la sua vicinanza a Lipari e a
Milazzo, Vulcano è spesso meta di escursioni giornaliere. Il suo abitato
non ha nulla di tradizionale o particolare, ma è preparato a ricevere un
flusso massiccio di visitatori in cerca di una vacanza vivace e
spensierata: dominano gli alberghi, i residence, i ristoranti, i
negozietti per lo shopping e gli ambulatori di specialisti per le cure
termali.
MUSEI E CENTRI VISITA
• Museo Archeologico Regionale Eoliano via del Castello, presso Acropoli,
98055 Lipari – tel. 090.9880174 e 9880594 fax 090.9880175.
Orario visite: feriali ore 09:00-14:00; domenica e festivi ore
09:00-13:00; in estate la sezione classica è aperta
anche nel pomeriggio.
COMUNE DI APPARTENENZA
• Lipari: abitanti 8.000 (liparesi) CAP 98055 – prefisso telefonico 090.
• FRAZIONE: Vulcano: abitanti 470 (vulcanari); centri abitati: Vulcano
porto.
INFORMAZIONI
• Ufficio informazioni turistiche di Vulcano, tel. 090.9852028.
• Azienda Soggiorno Isole Eolie, corso Vittorio Emanuele n. 202 98055
Lipari – tel. 090.9880095.
• Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico di Messina: via
Calabria, is. 301, 98122
Messina, tel. 090.640221- fax 090.6411047;
via Calabria, is. 301 bis angolo via T. Capra, 98122, tel. 090.674236;
Area di servizio AGIP, 98128 Tremestieri (ME) tel. 090.730713.
• Ufficio Provinciale Azienda (U.P.A.) di Messina, via T. Cannizzaro, 88
tel. 090.662820.
• Distaccamento forestale di Lipari, tel. 090.9880547.
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La presenza dell’uomo in
questo sito risale ad epoche protostoriche: testimonianze del suo
passaggio si trovano nelle numerose grotte artificiali (Grotte dei Rossi),
scavate nel tufo, che si ritiene abbiano avuto funzione cimiteriale.
Il
paesaggio dell’isola è interrotto da opere di terrazzamento, coltivazioni
a frutteto ed a vigneto. In questo territorio, per un certo periodo,
funzionò l’industria estrattiva e vi fu impiantata un’attività che
comprendeva l’estrazione e la raffinazione dello zolfo, l’estrazione di
allume e la produzione di acido borico, che durò sino alla disastrosa
eruzione del 1888. Sull’istmo che collega la penisoletta di Vulcanello a
Vulcano esiste ancora una casa costruita nel XIX sec., dalla quale si
comunicava con Lipari, attraverso il telegrafo.
Vi abitava un certo Stevenson, ricco imprenditore scozzese, che nella seconda metà
dell’Ottocento volle dare impulso all’economia locale, riattivando la
miniera, impiantando la coltivazione dei primi vigneti, scavando pozzi di
acqua potabile e tentando di rimboschire i versanti di alcune alture.
La
moria delle viti a causa della fillossera e l’ultima eruzione del Gran
Cratere (1888-1890), che portò all’interruzione delle attività minerarie,
infersero un duro colpo all’economia della popolazione locale che, vedendo
sparire in modo repentino il suo cespite di guadagno, fu costretta ad
abbandonare l’isola, alla ricerca di condizioni di vita migliori.
A poco a
poco, grazie al turismo, è iniziata la ripresa, anche se ogni anno aumenta
in maniera sempre più massiccia ed incontrollata, ed è fortemente centrata
sulla valorizzazione delle proprietà curative dei fanghi e delle sorgenti
termali.
Il gran cratere
Conosciuto anche come Fossa di Vulcano (391 m s.l.m.), si è formato circa
10.000 anni fa: l’ultima eruzione, iniziata nell’agosto 1888 e conclusasi
nel marzo 1890, rappresentò il momento culminante di un’intensa attività
fumarolica che durava dal XVIII sec.. Da quel momento il vulcano si è
limitato all’attività secondaria: lungo i suoi fianchi, da fessure della
superficie, vengono emessi vapori fortemente saturi di zolfo a temperature
comprese tra i 100° ed i 200°C: il contatto con l’aria fredda provoca la
cristallizzazione dello zolfo che da gas passa subito allo stadio
minerale, orlando le aperture delle fumarole di delicate gemmazioni
cristalline, di color giallo citrino. Molto bella l’ascensione al cratere
lungo un percorso che, dapprima tranquillo, attraverso le macchie della
rara ginestra efedroide, diventa sempre più scosceso ed accidentato,
punteggiato dalle particolarissime bombe a crosta di pane. Dalla sommità,
lo sguardo spazia sul panorama e si potrà osservare la complessa
conformazione della bocca, ampia circa 500 m.
Le bombe a crosta di pane
Sono formazioni scoriacee leggere molto particolari, che all’interno hanno
un nucleo di pomice (segno che la lava si trovava a temperature elevate ed
è raffreddata lentamente) ed una crosta vetrosa di nera ossidiana spessa
da uno a 2 cm (lava a basse temperature, raffreddatasi rapidamente).
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