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Tortorici è raggiungibile
da Messina, da cui dista 103 km, attraverso il seguente itinerario:
s’imbocca l’autostrada A20 (ME/PA) e si esce a Brolo (al km 72,8); da qui
si raggiunge la Statale 113, tramite la bretella A30/SP143 e si prosegue
verso la Statale 116 in direzione Castell’Umberto. Poi, attraverso la
provinciale 157, si percorrono 9,5 km verso Tortorici. Il Vallone Calagna
si trova fuori dell’abitato del paese.
Il Vallone Calagna: piccolo eden per una pianta relitta
Dal satellite una macchia verde caratterizza inequivocabilmente la parte
settentrionale della Sicilia: è l’area delle grandi foreste nebrodensi.
L’influsso che il Mar Tirreno ha sul versante nord dei Nebrodi è tale che
un’intensa umidità si incanali lungo i valloni, mantenendosi anche grazie
alla ricca copertura arborea: queste condizioni hanno consentito la
sopravvivenza di particolari specie vegetali ed animali sopravvissute
all’Era Terziaria.
Sui Nebrodi il tasso e l’agrifoglio, che in tempi
remoti vegetava con esemplari di grandi dimensioni (oggi se ne trovano
sulle Madonie a Piano Semprìa e in pochissimi altri siti europei),
rappresentano esempi di veri e propri “relitti” botanici (anche se sembra
improbabile paragonare queste piante a dinosauri viventi!).
Borgo rurale
di Padirà: piccolo e caratteristico, versa in stato di abbandono, va
recuperato.
Ruderi del vecchio mulino ad acqua.
Il Vallone Calagna (o “Calagni”) si trova poco distante dal centro abitato
di Tortorici, a circa 600-700 m di quota in direzione sud-ovest: sul
fondovalle scorre il corso d’acqua che scende dalla sorgente Padirà, poco
prima di confluire nel torrente Calagni che evolve in diversi incavi
torrentizi che solcano i fianchi del Pizzo di Sceti (970 m), di Portella
Calcatizzo (892 m) e di Pizzo Uncina (1.282 m).
La riserva tutela una porzione di questo territorio perché ospita la
principale stazione di Petagna saniculaefolia Guss., una specie endemica
del territorio nebrodense, relitto dell’antica flora dell’era terziaria
(durata da 65 a 2 milioni di anni fa), che si è conservata grazie alle
particolari condizioni di altitudine, umidità e temperatura che si sono
venute a creare nel vallone ed al fatto che le acque sono fresche e
correnti.
Per questo motivo, la Petagna, il cui nome volgare è falsasanicola, è
tutelata dalla Convenzione di Berna ed è stata inclusa nella “Lista Rossa”
delle piante a rischio di estinzione in Sicilia.
La Regione siciliana, nel settembre del ‘97, ha recepito la direttiva
dell’UE sulla conservazione degli habitat naturali, prendendo in
considerazione questo sito, ponendolo sotto particolare tutela.
L’istituzione dell’area protetta ha, quindi, iniziato il suo corso e si è
approdati alla definizione di una riserva naturale integrale, cioè
sottoposta a vincoli molto rigidi affinché non vengano alterate le
condizioni ambientali che consentono la sopravvivenza non solo della
specie protetta, ma anche dell’insieme di quelle rare per l’area
nebrodense.
Si tratta di un ambiente umido, ricco di una folta vegetazione
acquatica e ripariale, di particolare interesse botanico. Anticamente in
zona funzionavano mulini ad acqua, di cui restano tracce nel territorio
della riserva. Poco distante, si trova il centro storico di Tortorici che
ricade nell’ambito di due aree naturali protette: il Parco dei Nebrodi e
la riserva del Vallone Calagna sopra Tortorici.
Gli appassionati di botanica ed ecologia o di fotografia naturalistica che
desiderano esplorare la riserva è bene che concordino una visita guidata
con l’ente gestore visto che il regime di protezione è particolarmente
rigido.
MUSEI E CENTRI VISITA
• Centro di Storia Patria con annesso Museo dell’artigianato locale,
piazza Faranda, tel. 0941.421692.
COMUNE DI APPARTENENZA
• Tortorici – 445 m s.l.m. a 100 km da Messina; CAP 98078 prefisso
telefonico 0941; abitanti 8.484 (tortoriciani).
• Stazione ferroviaria più vicina: Capo d’Orlando (a 30 km).
INFORMAZIONI
• Pro loco di Tortorici, tel. 0941.421450.
• Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico di Messina: via
Calabria, is. 301, 98122 Messina,
tel. 090.640221- fax 090.6411047;
via Calabria, is. 301 bis angolo via T. Capra, 98122, tel. 090.674236;
Area di servizio AGIP, 98128 Tremestieri (ME) tel. 090.730713.
• Ufficio Provinciale Azienda (U.P.A.) di Messina, via Tommaso Cannizzaro
n. 88, Messina - tel. 090.662820.
• Distaccamento forestale di Tortorici, tel. 0941.421466.
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La Falsasanicola
Pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle ombrellifere (ma
sarebbe più corretto dire “apiacee”) il cui nome scientifico è Petagna
saniculaefolia Guss. (1827) e secondo la nuova nomenclatura botanica
Petagnea gussonei (Sprengel) Rauschert. La falsasanicola deve il suo nome
al fatto che le sue foglie somigliano a quelle della Sanicula europaea che
è ampiamente diffusa negli stessi ambienti, ma dalla quale si differenzia
profondamente sia per l’aspetto (frutti e infiorescenze molto diverse) che
per le esigenze ecologiche, molto più specifiche e ristrette per la P.
saniculaefolia.
La nostra falsasanicola è una pianta poco evidente, in inverno si nota
pochissimo, in quanto appaiono solo le foglie pedicellate che partono
direttamente dal rizoma sotterraneo.
E’ in primavera che la Petagnia fa il
suo exploit: dalla massa fogliare si diparte uno stelo che può
ramificarsi, sulle cui cime si formano delle infiorescenze caratterizzate
da delicati fiorellini bianchi. Al contrario delle altre ombrellifere, la
falsasanicola non ha infiorescenze ad ombrello ma “a cima bipara”, lo
stelo si biforca, e presenta da 1 a 3 ramificazioni che fanno la stessa
cosa a loro volta per due o tre volte: in cima sta un’infiorescenza
formata da un fiore centrale senza stelo, che può essere femminile o
ermafrodita e da 3-4 fiorellini maschili saldati più in basso.
La falsasanicola ha alcune caratteristiche che la rendono particolarmente
esigente dal punto di vista ecologico: questa pianta, infatti, non ha un
sistema di sostegno interno dovuto a tessuti di rinforzo e resta eretta
solo grazie al turgore cellulare dovuto alla pressione dell’acqua
contenuta dentro la pianta.
Per questo motivo la nostra endemica deve
vivere a stretto contatto con l’acqua, non importa se direttamente o meno.
La sua radice è un rizoma carnoso immerso e infisso sul terriccio fangoso
su cui si impiantano spessi feltri di muschi tra i quali dominano diverse
specie autoctone: l’acqua non deve essere statica ma fresca e corrente,
ben ossigenata, limpida come quella delle sorgenti e dei ruscelli
localizzati tra i 400 e gli 800 m di quota.
Da questo punto di vista il
Vallone Calagni si presenta in condizioni particolarmente favorevoli per
l’insediamento di questa pianta (a 640 m di quota) che, sui Nebrodi, è
presente solo in pochissime altre stazioni.
Un’altra caratteristica particolare della falsasanicola è che le sue
foglie hanno aspetto diverso: le basali sono pentagonali e lobate, con
lunghi piccioli, mentre quelle dell’apice sono quasi del tutto prive di
picciolo e profondamente incise a formare segmenti (lacinie) più slargati
sulla sommità e con margine inciso-dentato.
La pianta raggiunge un’altezza
variabile tra i 15 ed i 45 cm ed il fusto, che può essere nudo o foglioso,
si presenta striato. La P. saniculaefolia fa parte del sottobosco di
roverella e nocciolo, insieme ad altre specie rare per i Nebrodi, come la
Lysimachia nemorum L. l’Heracleum sphondilium L., var. cordatum Presl e il
Rhynchocoris elephas L. Griseb.
In questo contesto si trovano molte piante erbacee di cui parecchie
graminacee, ombrellifere, il ranuncolo strisciante dai lucidi petali di
colore giallo intenso, il clinopodio dei boschi dalle infiorescenze
violette o porporine, il giunco comune e il trifoglio dei prati.
Il
sottobosco del querceto è popolato dal Geranium versicolor L., dalla Viola
reichenbachiana, dalla Sanicula europea, dalla fragolina di bosco, dalla
primula, dall’erba roberta per citarne alcune. Nel sito si trovano anche
il non ti scordar di mé, la coda cavallina, tipica degli ambienti umidi,
il capelvenere e molte specie di muschi (scientificamente più corretto
dire “musci”).
Molte sono le piante presenti nel sito, ma per evitare una sterile
trattazione rimandiamo il lettore alle pubblicazioni specialistiche
sicuramente rinvenibili presso le biblioteche degli orti botanici
siciliani.
Il nocciolo
Si trova in forma arbustiva o di alberello, dai fusti sottili, ramificato
e flessuoso con pronunciata tendenza a cacciare getti basali che gli fanno
assumere l’aspetto cespuglioso.
Le foglie, caduche e dal margine
irregolarmente dentato, sono di colore verde intenso superiormente e
cosparse di peluria inferiormente (strategia per mantenere quanto più
possibile l’acqua che fuoriesce dalla traspirazione della pianta).
Fiorisce in inverno, prima della comparsa delle foglie, con lunghe
infiorescenze maschili pendule (amenti) raggruppate a 2-4 di colore
giallo-brunastro, mentre i fiori femminili, eretti ed infissi sui rami,
sono marroni con stili di colore rosso intenso.
È conosciuto per il suo
frutto (nocciola) che matura in autunno e viene impiegato nell’industria
dolciaria. Ricco in tannino, trova impiego tra l’altro nell’industria
farmaceutica. Vive anche allo stato spontaneo lungo i corsi d’acqua e le
aree umide nelle zone montane e submontane. Ama i suoli profondi,
calcarei, ben drenati, al riparo dai venti, in posizioni soleggiate o a
mezz’ombra. Nel territorio di Tortorici, Ucrìa, Galati Mamertino e S.
Domenica di Vittoria, viene coltivato in forma estesa.
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Costituito da 72 frazioni
sparse sul territorio circostante, Tortorici sorge alla confluenza di tre
torrenti le cui acque sono state per questo paese “croce e delizia”: hanno
assicurato la fertilità del luogo, la riserva idrica agli abitanti, ma
sono state anche la causa di disastrose alluvioni.
Non ci sono precise
notizie sulle origini di questo grosso centro, già esistente in periodo
normanno. La leggenda lo vuole fondato da Patrone il Turiano, capo di un
manipolo di Troiani, lasciati da Enea sulle coste sicule, di fronte alle
isole Eolie che, dopo essersi inoltrato nel territorio, guidato da un
percorso d’acqua, costruisce la Torre Tudit sul luogo di elezione.
Segni
di questa leggendaria origine sono scarsi e frammentari reperti
archeologici che, se non proprio dei Troiani, indicano la presenza in
queste località di Greci e Romani. Dal XII al XVII sec. Tortorici
attraversa alterne vicende che la vedono “oggetto di desiderio” di
emergenti famiglie locali. Nel 1628 diviene definitivamente città
demaniale col diritto di essere rappresentata al Parlamento siciliano.
Nel
1682 una terribile alluvione squassa il paese fin nelle fondamenta facendo
franare il vecchio sito di Santo Stefano.
In questo disastro sono andati
perduti edifici di pregio ed opere d’arte, come accade di nuovo durante
l’alluvione del 1753. Anche se il tessuto urbano di Tortorici è stato
tante volte stravolto, rimane fino a tutto il XIX sec. un centro economico
fiorente, crocevia del commercio di prodotti agricoli e zootecnici, sede
di fabbriche e opifici. Qui sorgono mulini ad acqua, filande e laboratori
artigianali dove si producono ricercati organi a canne, mobili d’arte,
oggetti in oro e argento e fonderie, funzionanti fino a trent’anni fa,
nelle quali sono state realizzate famosissime campane (se ne trovano nelle
chiese di tutta la Sicilia e anche altrove) e pregiati prodotti in bronzo.
Il paese è stato per lungo tempo anche un centro culturale raffinato,
vengono qui istituite una Scuola di Studi Umanistici, una Scuola di
Filosofia e Teologia, un’Accademia Letteraria.
Testimonianza dell’opulenza
di questo grosso centro sono gli edifici religiosi, costruiti dal XVII
sec., talvolta sorti sui relitti di quelli distrutti dalle alluvioni, come
ad esempio la Chiesa di S. Francesco che riutilizza il prezioso portale
quattrocentesco dell’edificio precedente.
Altre conservano numerosi
dipinti ed opere d’arte, spesso prodotte da maestranze e artisti locali.
Il patrono della città, San Sebastiano, viene festeggiato in maniera
originale: trentadue “nudi”, giovani vestiti di bianco, il 20 gennaio
trasportano in processione la Vara a piedi scalzi, attraversando il fiume:
durante questa festa è tradizione portare a spalla rami di alloro e
agrifoglio che, dopo la processione, vengono distribuiti nelle case e agli
amici. L’evento si ripete il 9 maggio.
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