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La riserva può essere
raggiunta da Palermo attraverso lo scorrimento veloce Palermo-Agrigento
imboccando l’uscita per Bolognetta; quindi seguire le indicazioni per
Marineo (SS 118) e procedere in direzione Corleone, subito dopo il Lago
Scanzano (detto anche “serbatoio Madonna delle Grazie”), si arriva al
bivio per Ficuzza (caratterizzato da un obelisco), svoltare a sinistra per
raggiungere il piccolo centro abitato.
L’accesso alla riserva è garantito dai numerosi percorsi che si dipartono
dai centri di Godrano, Marineo, Corleone, Mezzojuso e Campofelice di
Fitalia. Rocca Busambra: quanto fascino in quella montagna...
Come tutti i luoghi che nei tempi passati rappresentavano riserve reali di
caccia, Ficuzza è stata oggetto di una conservazione a fini diametralmente
opposti a quelli attuali: la selvaggina e i boschi erano del re, e
venivano conservati per il re.
Forse è questo il motivo per cui il bosco (che, pure, un tempo era esteso
sino a Marineo) qui si è mantenuto, al contrario della vicina riserva
delle Serre della Pizzuta, dove invece è ormai ridotto a pochi lembi di
querceta. Anche se il “dopo Ferdinando” ha segnato una fase di abbandono
in cui il bosco, terra di nessuno, è stato sistematicamente impoverito:
cervi, daini, caprioli sono stati abbattuti sino all’ultimo capo; una
buona parte degli alberi rasa al suolo in periodo di guerra, per produrre
il carbone.
Eppure molto ancora resiste. Sono tanti e variegati gli ambienti naturali
di questa riserva: si può parlare di un vero e proprio “mosaico” della
vegetazione che tra le sue “tessere” annovera il lecceto, il sughereto, il
bosco di querce caducifoglie, il cerreto, arbusteti e cespuglieti, aree
rupestri e semirupestri, aree umide (fluviali e lacustri), praterie e
garighe pascolive.
Tanta diversità ambientale comporta una ricchissima rassegna di specie
viventi: oltre 1.000 le specie vegetali, di cui settantaquattro fra
endemiche e subendemiche, alcune delle quali esclusive della Busambra, ed
una rappresentanza delle specie faunistiche siciliane che arriva all’80%
del totale.
L’ambiente più significativo dal punto di vista ecologico è senz’altro
quello rupestre che, a causa delle difficili condizioni d’alta montagna,
presenta forti escursioni termiche fra giorno e notte e venti battenti che
disseccano i suoli. Può essere colonizzato soprattutto da piante che hanno
sviluppato strategie di difesa come una distribuzione delle foglie in una
rosetta basale appressata al suolo o una conformazione a cuscinetto
emisferico. Infatti in genere queste piante hanno apparati radicali molto
sviluppati, che le ancorano al suolo aiutandole a resistere.
L’ospedale degli uccelli Il Centro Regionale Recupero Fauna Selvatica
“Ficuzza” è un vero e proprio ospedale che cura, riabilita e reimmette in
natura i suoi “ospiti”. Promosso dalla Forestale, è ge-stito dalla Lega
Italiana Protezione Uccelli, offre una struttura e servizi che vanno ben
oltre la semplice cura degli animali (che già di per sé è un fatto
eccezionale).
Il centro è dotato di una sala operatoria dove i “pazienti”
vengono operati e dove si eseguono le pratiche di disinfezione e cura. A
parte si trova una sala didattica, luogo versatile, nel quale possono
essere visionati filmati o tenute brevi conferenze, lezioni o seminari
operativi.
Nella parte non esposta al pubblico si trova l’area di convalescenza e
riabilitazione; le sezioni che accolgono gli animali prendono nomi
diversi: voliere di stabulazione, di quarantena e di riabilitazione.
Gli
animali vengono spostati man mano che procedono nella guarigione sino ad
arrivare nei tunnel di riabilitazione, dentro i quali possono riprendere
le attività di movimento e, se uccelli, rafforzare i muscoli alari.
In una sezione apposita (quella delle voliere didattiche), vengono esposti
al pubblico gli irrecuperabili (soprattutto uccelli): sono animali non più
in grado di essere reimmessi in natura o per gravi lesioni permanenti
subìte o perché imprintati, cioè troppo abituati alla presenza dell’uomo.
L’esposizione al pubblico non avviene con l’intento di catturare
l’attenzione dei visitatori come se fossero in uno zoo, ma al contrario
serve a far riflettere su quali siano le conseguenze dei danni a cui gli
animali sono sottoposti, per lo più a causa dell’uomo. Brevi ed efficaci
schede informative illustrano le peculiarità dei diversi animali. La
nursery, invece, serve ad ospitare i nidiacei giunti al centro.
Una volta guariti, gli animali, dopo essere stati inanellati (se uccelli)
e registrati, vengono liberati in natura, se possibile nelle stesse zone
di provenienza: si fa particolare attenzione alla liberazione degli
uccelli migratori per far sì che possano ricongiungersi, nel periodo
giusto, ai propri simili in transito. Il Centro è visitabile; se si tratta
di gruppi è meglio prenotare la visita.
MUSEI E CENTRI VISITA
• Museo di Paleontologia “G.G. Gemmellaro”, corso Tukory n. 131, Palermo
tel. 091.7041028;
http://www.unipa.it/~dipgeopa
Apertura al pubblico: dal 1° ottobre al 31 maggio dal lunedì al sabato
dalle ore 09:00-13:00
e, su richiesta di gruppi scolastici, anche nel pomeriggio dal lunedì al
venerdì, dalle ore 16:00 alle 19:00.
Sono previste anche visite guidate in inglese e francese.
Le prenotazioni si effettuano ai seguenti numeri: tel. 091.7041028 –
7041051, fax 091.7041041.
Durata prevista di una visita guidata: 1 ora circa. Il salone del Museo,
per motivi di sicurezza, può ospitare gruppi di 30 persone per visita.
• Museo Etnoantropologico Godranopoli, Godrano, tel. 091.518992 –
091.8208163.
INFORMAZIONI
• Area attrezzata “Girato-Ficuzza”:
si trova alle spalle della Real Casina di Caccia, in pineta.
E’ corredata di tavoli rustici, servizi igienici e fontanelle con acqua.
La struttura può accogliere sino a 300 persone. Annessi all’area anche
campi sportivi.
• Pro loco di Corleone: piazza Nascè tel. 091.846355.
• Pro loco di Marineo: via Agrigento n. 5.
• Azienda di Soggiorno Palermo e Monreale: piazza Vittorio Emanuele n. 14,
90034 Monreale (PA) - tel. 091.6564570.
• Distaccamento forestale di Ficuzza, situato alla destra della Real
Casina di Caccia, all’ingresso dell’area attrezzata tel 091.8464062.
• Centro Regionale di Recupero per la Fauna Selvatica di Ficuzza,
situato alla destra della Real Casina di Caccia, può essere visitato tutti
i giorni.
Per informazioni telefonare allo 091.8460107.
• Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico, Ufficio
Informazioni di Palermo centro, piazza Castelnuovo, 34 90100 Palermo tel.
091.583847 e 6058351 – fax 091.586338.
• Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico, Ufficio
Informazioni Stazione Centrale FSI piazza Giulio Cesare, 90100 Palermo
tel. 091.6165914.
• Azienda Autonoma Provinciale per l’Incremento Turistico, Ufficio
Informazioni aeroporto “Falcone-Borsellino” – tel. 091.591698.
• Ufficio Provinciale Azienda (U.P.A.) di Palermo, via G. del Duca, 23 –
90138 Palermo – tel. 091.6968829.
• Servizio antincendio: tel. 1515 (numero verde).
Servizio di accompagnamento visite alla Real Casina di Caccia di Ficuzza
dalle 9 alle 19 tutti i giorni festivi compresi, per informazioni e
prenotazioni 3936275904
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L’ambiente più
significativo dal punto di vista ecologico è senz’altro quello rupestre
che, a causa delle difficili condizioni d’alta montagna, presenta forti
escursioni termiche fra giorno e notte e venti battenti che disseccano i
suoli.
Può essere colonizzato soprattutto da piante che hanno sviluppato
strategie di difesa come una distribuzione delle foglie in una rosetta
basale appressata al suolo o una conformazione a cuscinetto emisferico.
Infatti in genere queste piante hanno apparati radicali molto sviluppati,
che le ancorano al suolo aiutandole a resistere. Negli anfratti di nuda
roccia si insediano arbusti di leccio (pianta che qui assume un ruolo pioniero) insieme ad olivastro ed euforbia arborea e vi si ritrovano molte
specie endemiche a vari livelli come il fiordaliso della Bu-sambra, dalle
corolle rosse; la camomilla delle Madonie; la finocchiella di Boccone; la
perlina di Boccone; il ciombolino di Sicilia; l’atamanta siciliana; l’armenia
di Gussone; la bocca di leone siciliana, la rarissima viola dei Tineo
(localizzata solo sulla Ciacca di Mezzogiorno), tanto per citarne alcune.
Il bosco a sughera è collocato alle quote più basse: fra i 500 ed i 900 m s.l.m., sui versanti silicei, assolati e caldi: qui si trovano magnifici
esemplari di quercia da sughero, se ne possono ammirare alcuni lungo la
strada provinciale che da Ficuzza porta a Godrano, 4 km dopo il cosiddetto
“Bivio Lupo”.
Il lecceto si sviluppa dai 900 ai 1.200 m s.l.m.: è un bosco
sempreverde e le ghiande di questa quercia danno nutrimento a moltissimi
animali silvani, ai daini ed agli irruenti cinghiali, reintrodotti dalla
Forestale nei decenni passati. Il sottobosco del sughereto appare molto
ricco in specie.
Il bosco di querce caducifoglie si trova tra i 500 ed i
1.000 m s.l.m ed è costituito essenzialmente dalle specie che afferiscono
al gruppo delle roverelle, cui si associano la sughera, l’acero campestre
e il frassino meridionale. Sugli affioramenti rocciosi il leccio e l’orniello
assumono una funzione pioniera.
Il Cerreto è caratterizzato dal cerro di Gussone, specie simile al cerro, ma con foglie più ampie e grandi ghiande
voluminose coperte sino a metà da cupule, con grandi squame ricurve. Il
sottobosco è più scuro e meno ricco rispetto a quello degli altri boschi.
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Il palazzo reale
L’edificio, che sorge in fondo ad un ampio spiazzo, delimitato a sinistra
da basse costruzioni della stessa epoca, è la Real Casina di Caccia,
voluta da Ferdinando IV di Borbone quando, giunto fuggitivo a Palermo, a
causa della rivoluzione napoletana (gennaio 1799), cercò luoghi adatti
alla caccia ed ai divertimenti, che erano i suoi passatempi preferiti.
Il
re acquisì territori dove cacciare, rendendoli adatti alla sua persona, vi
apportò migliorie e li attrezzò di ogni comodità. In quest’ottica sorsero
la Palazzina Cinese a Palermo e la Casina di caccia a Ficuzza, entrambe
affidate anche a Venanzio Marvuglia, l’architetto più in voga del tempo.
La costruzione, realizzata tra il 1802 ed il 1807, che aveva assorbito
notevoli risorse in manodopera e materiali, si affaccia su un vasto piano
circondato da abbeveratoi, magazzini, case per chi vi lavorava all’interno
e a servizio del Palazzo.
La bellezza della Casina sta nella semplicità
delle sue linee, la facciata attraversata da due ordini di finestre
bordate, nella parte sommitale termina con un cornicione sporgente,
poggiato su mensole decorate, dove troneggia lo stemma coronato dei
Borbone, abbellito da un festone floreale e dalle statue del dio Pan,
protettore dei boschi, e di Diana, dea della caccia.
Alle estremità del
cornicione sono stati posti due grandi orologi, sotto quello di destra si
trova la cappella del Palazzo con ingresso esterno (il re poteva assistere
alle funzioni religiose da un balcone, aperto sulla cappella, al quale
accedeva dai suoi appartamenti).
L’edificio, a pianta rettangolare, si
sviluppa su due piani. A pianoterra si trovavano le abitazioni delle
guardie e della servitù, le dispense e le cucine. Queste erano collegate
da una scala interna alla cantina che era stata ricavata dagli ambienti
sotterranei, utilizzati per il riparo della carrozza del re e delle
attrezzature, comunicanti all’esterno attraverso un cunicolo.
Al piano
superiore si accede attraverso uno scalone di marmo rosso locale (estratto
da Rocca Busambra, versante meridionale). Vi si trovano gli appartamenti
reali per il re, per l’erede Leopoldo e le stanze per gli ospiti. Degli
antichi originari splendori, oggi rimane la sala centrale, con volta
sostenuta da colonne di marmo con capitelli all’uso neoclassico; le
decorazioni e gli affreschi riflettono anche il gusto dell’esotico, in
gran voga in quel periodo a Palermo.
Alcuni oggetti: quadri, arredi sacri,
sculture e curiosità, sono esposti per i visitatori. Entrare nel Palazzo è
un’esperienza gradevole e doverosa per chi viene ospitato nel giardino
retrostante, attrezzato per un piacevole pic-nic. La Rocca Busambra Si
erge, bianca e spettacolare, sul manto verde che ricopre suoli dai declivi
più dolci. La sua origine geologica fa dibattere paleontologi e geologi da
circa un secolo: solo recenti studi effettuati con tecniche sofisticate
hanno consentito di ricostruire la sua storia.
La Busambra è una sorta di
immensa zattera formatasi nel corso di 200 milioni di anni circa, in un
braccio del mare Tetide (l’oceano del Mesozoico) che si trovava incuneato
nella Pangea, il continente primordiale: quel braccio di mare era l’antico
progenitore del Mediterraneo attuale.
Occupava una sua posizione in quello
che oggi è il Mar Tirreno e andava formandosi per l’accumulo di organismi
fossili, alghe ed animali, che popolavano le acque dove sorgeva il sito
d’origine.
Con la loro deposizione si vennero a formare strati diversi che
andiamo a ritrovare dal basso verso l’alto, a partire dai più antichi: i
calcari dolomitici bianchi formati dalla fossilizzazione delle scogliere
coralline che popolavano le acque di 200 milioni d’anni fa: coralli,
spugne e tappeti algali, (stromatoliti).
Più su i calcari rossi
caratterizzati dalle ammoniti: molluschi cefalopodi con chiocciola a
spirale piana, simili agli odierni nautilus (vedi box nella riserva dei
“Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio”), che popolavano gli oceani
ai tempi dei dinosauri.
Seguono i calcari marnosi bianchi e rosati
costituiti dall’accumulo di una quantità immensa di foraminiferi (microorganismi
con gusci calcarei) e coccoliti (frammenti d’alghe brune), che andavano
costituendo il plancton dei mari a cavallo delle Ere Secondaria e
Terziaria (dal Cretaceo - 135 ml di anni fa - all’Eocene - circa 37 ml di
anni fa). Seguono poi segni di attività erosive superficiali: la roccia
era emersa e veniva squarciata, solcata, aperta dall’acqua piovana e dalle
intemperie, per ritrovarsi sommersa dal mare che nuovamente s’innalzava. E
così nuovi sedimenti: le calcareniti marnose verdastre, caratterizzate dai
denti di squalo.
Poi, lento ma inesorabile, il distacco dalla crosta
terrestre in cui si era formata: forze tettoniche di inaudita intensità
provocarono il distacco di questa dorsale rocciosa e la fecero migrare
verso la costa nord-occidentale della Sicilia, ed approdare sulla catena
siciliana, strato roccioso che si trova a 10 km di profondità, la cui
epoca di costituzione risale a periodi molto più recenti rispetto alla
montagna soprastante.
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