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Itinerari turistici artistici e culturali

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Le riserve naturali gestite dal
Dipartimento Azienda Regionale Foreste Demaniali

Pantalica,
Valle dell'Anapo e
Torrente Cava Grande

Denominazione
RNO Pantalica,Valle dell'Anapo e Torrente Cava Grande
Provincia
SR
Comuni
Sortino, Ferla, Cassaro, Buscemi, Palazzolo Acreide
Estensione zona A - zona B
3712,07 Ha di cui 1743,95 in zona A e 1788,12 in zona B
Riferimenti geografici
I.G.M. - F. 273 II N.E.; 273 II S.E.; 274 III N.O.; 274 III S.O.
Data Istituzione
D.A. 482 del 25/7/97 (l.r. 98/81 e l.r. 16/96)


 
Informazioni generali

La riserva ricade nei territori di Sortino, Ferla, Cassaro, Buscemi e Palazzolo Acreide, ma l’ingresso ufficiale si trova nei pressi di Ferla e Cassaro.
Da Siracusa bisogna imboccare la SS 114 seguendo le indicazioni per Floridia e da qui si prosegue per la SS 124 in direzione Cassaro-Ferla: l’ingresso della riserva è nelle vicinanze del bivio per le due città (seguire le indicazioni). Per arrivare alla necropoli di Pantalica, bisogna invece giungere a Sortino: da Siracusa SS 114 seguendo le indicazioni per Floridia e da qui si prosegue per Sortino: lungo la strada che porta a Ferla si trova la necropoli di Pantalica.
La Valle dell’Anapo: il fiume dalle acque di cristallo Il sito appare diversificato ed offre ambienti ecologici variegati che consentono l’espressione di una biodiversità molto significativa. Oltre al biotopo acquatico, possiamo distinguere l’ambiente ripariale, quello delle pareti, della valle, dei pianori e delle grotte. Nelle acque cristalline del fiume, grazie alla natura torrentizia, trovano un’abitazione ideale la trota siciliana e la trota fario. Sul fondale si aggira la tinca.
È possibile trovare anche le anguille e i granchi di fiume. Tra gli anfibi, oltre alla comune rana verde, troviamo anche il Discoglosso dipinto, dalla caratteristica lingua a forma di disco adesivo. Soprattutto la presenza delle trote ci indica l’elevata qualità delle acque.
Il fiume lungo il suo corso vede svilupparsi una magnifica vegetazione a platano orientale che, in queste contrade siciliane, marca il confine occidentale del suo areale di distribuzione che si estende sul Mediterraneo orientale e sull’Asia occidentale. Sulle rocce, a ridosso del fiume, spiccano le vivaci fioriture dell’oleandro perfettamente insediato in quest’ambiente ideale. Il bosco ripariale è costituito da molte specie vegetali: tra gli alberi dominano i salici (bianco e pedicellato), il pioppo nero, l’orniello, il carpino e la roverella, mentre il sottobosco diventa intricato a causa dei rovi e delle piante lianose come la vitalba. Arbusti del sottobosco sono anche il biancospino, il lentisco, l’euforbia cespugliosa e il pungitopo.
Nella copertura erbacea spiccano l’equiseto massimo, la margheritina di campo, i ciclamini (a foglia d’edera e primaverile), il ranuncolo dalla gialla corolla smaltata, i bianchi e delicati fiorellini dell’aglio selvatico. Legati al fiume, è possibile scorgere il martin pescatore dalla vivace livrea e il merlo acquaiolo, l’elusiva gallinella d’acqua o, nelle zone in cui il fiume rallentando forma delle anse fangose, il piro piro piccolo, trampoliere dalle dimensioni ridotte.
Spostandosi verso le pareti della valle, troviamo chiazze di macchia mediterranea costituita da sempreverdi come leccio, terebinto, fillirea ed alaterno. Qui si aggirano i carnivori tipici dei boschi siciliani: gatti selvatici e volpi, martore e donnole voracissime. Le loro prede sono conigli selvatici, lepri, topi quercini e ghiri. Nelle zone più scoscese le coturnici di Sicilia saettano velocissime o s’involano in verticale, per poi approdare rapidamente più lontano. In questa riserva vive la bellissima upupa, uccello migratore insettivoro dalla magnifica livrea e dotato di una cresta sul capo.
Ma non solo: anche il codibugnolo di Sicilia, lo scricciolo e la ballerina bianca. Sui pianori s’insediano bassi cespugli di spinaporci e di aromatico timo, che conferiscono a queste aree l’aspetto a gariga: sui cieli soprastanti la valle è possibile avvistare la rara aquila di Bonelli, il falco pellegrino ed il lanario. Molti i rettili tra cui diverse specie di serpenti: la vipera, i colubri, il bellissimo “leopardino” dalla livrea smagliante, il “liscio” e quello “di Esculapio”, il nero biacco e il rarissimo colubro di Riccioli, detto in siciliano scussuni ri zazzamiti. Scussuni vuol dire “serpente”, mentre le zazzamite non sono altro che i gechi, piccoli rettili notturni di colore chiaro che prediligono cacciare insetti sui muri.
Qui è possibile trovare anche la testuggine terrestre. Nella riserva fioriscono inoltre cinquantanove specie di orchidee, diverse iris e fabacee ed anche specie rare o endemiche come l’Ophris biancae (un’orchidea), l’Urtica rupestris, l’Helicrysum scadens Guss ed il Trachelium lanceolatum. Tre specie vegetali rivestono un particolare interesse botanico: la salvia triloba, la Phlomis fruticosa e la ferula comune.
Ultimo, ma non meno interessante, l’ambiente delle grotte carsiche: la Grotta dei Pipistrelli e la Grotta Trovato che ospitano varie specie di pipistrelli, rapaci notturni, passeri solitari ed istrici.

Emergenze paesaggistiche
Grotta dei Pipistrelli: sulla parte sinistra del Torrente Calcinara a 10 m dall’alveo.
Grotta Trovato: a 280 m. Vi si arriva seguendo un sentiero che scende dalla parte terminale della strada carrozzabile Ferla-Pantalica.
Platani orientali: lungo il corso del fiume. Necropoli di Filiporto: sulla sella che separa la valle del Torrente Calcinara con la Valle dell’Anapo.
Palazzo del Principe o Anaktoron: sopra la Necropoli Sud.
Oratorio di San Nicolicchio: sito nella Necropoli Sud, nelle balze rocciose sotto l’Anaktoron (insediamento bizantino).
Chiesetta di San Micidario: sita fra la Necropoli sud e la sella di Filiporto. Cristo Pantocratore (insediamento bizantino).
La Valle dell’Anapo è un’area di grande interesse archeologico e naturalistico che per molti aspetti presenta caratteristiche simili a quelle di Cavagrande del Cassibile: l’Anapo, un fiume a carattere torrentizio, si è scavato il letto nella bianca roccia calcarea dell’altopiano ibleo, creando un bacino idrografico che, a monte della riserva, si estende per ben 450 km2.
Anche qui il paesaggio naturale offre suggestioni spettacolari che, unite alla frescura del sito, soprattutto in estate, faranno sentire il visitatore come un esploratore in un eden facilmente raggiungibile. La riserva, cava carsica di grande bellezza, presenta la più grande necropoli archeologica d’Europa, risalente al XX sec. a.C. e ruderi di abitazioni medievali. Lussureggiante, la vegetazione lungo le rive è caratterizzata dalla presenza di oleandro e platano orientale.
Le acque incontaminate del fiume garantiscono l’insediamento di animali delicatissimi, come gli anfibi e diverse specie di trota tra cui la rarissima trota siciliana. Nelle vicine grotte sono presenti varie specie di pipistrelli. Questi luoghi soddisfano le aspettative del più esigente visitatore, da quello attratto dalle bellezze paesaggistiche e dalla qualità ambientale a quello che ama provare l’emozione di immergersi in un’atmosfera che evoca un lontano passato.
L’Azienda Foreste Demaniali ha realizzato itinerari, aree attrezzate (
Val d'Anapo-Pantalica) e luoghi di accoglienza che facilitano l’esplorazione del sito nel pieno rispetto della sua integrità ambientale.

MUSEI E CENTRI VISITA
• Casa-Museo di Antonino Uccello, via Macchiavelli (vicino la Chiesa Madre) n. 19, Palazzolo Acreide (SR). tel. 0931.841499. Visite tutti i giorni: ore 09:00-13:30.
• Scavi di Akrai e Zona Archeologica dell’antica Akrai – Località Palazzolo Acreide (SR) Colle dell’Acremonte. tel. 0931.881499 – orario 09:00-12:30 e 15:00 sino ad un’ora e mezza prima del tramonto.
• Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”, Villa Landolina, viale Teocrito, n. 66, Siracusa - tel. 0931.464022 - Chiuso il lunedì. Visite: domeniche e festivi ore 9:00-13:00; feriali ore 09:00-13:00 e 15:00-17:00. INFORMAZIONI
• Pro loco di Buscemi, via Cialdini, 52 tel. 0931.878353 e 878115.
• Pro loco di Cassaro, via Principe Gaetani tel. 0931.877309.
• Pro loco di Ferla, via Antonio Gramsci, 12 tel. 0931.879015 e 879672.
• Pro loco di Palazzolo Acreide, via d’Albergo, 70 – tel. 0931.881354 e 0931.724754.
• Pro loco di Pantalica Sortino, via Antonio Gramsci, 43 – tel. 0931.954805 e 520235.
• Ufficio Provinciale Azienda (U.P.A.) di Siracusa, via S. Giovanni alle catacombe n. 7 – tel. 0931.462452.
• Distaccamento forestale di Sortino (SR) tel. 0931.953695.


 

Flora

L’oleandro
Tutti i siciliani conoscono l’oleandro per le colorate fioriture che vivacizzano le autostrade più importanti della regione.
E in verità, grazie alla sua rusticità ed alla grande resistenza ai climi caldo-aridi, rappresenta la pianta ideale per tale scopo ornamentale. È un arbusto che vegeta rigogliosamente lungo i corsi fluviali dalle sponde rocciose. Pianta sempreverde, è indicato dai botanici come interessante esempio di adattamento alle condizioni di aridità: i suoi stomi (aperture presenti nella parte inferiore delle foglie), infatti, al microscopio appaiono infossati in cavità tappezzate di peluzzi che riescono a trattenere l’acqua per evitarne la dispersione con la traspirazione. Fiorisce da maggio a luglio.
Il frutto, maturo ad ottobre-novembre, è allungato e si apre in due valve in cui riposano i semi provvisti di peli, che ne favoriscono la dispersione col vento. Si tratta di una pianta tossica per l’uomo e per gli animali a causa dell’elevato contenuto in glucosidi.
Il colore dei fiori varia dal bianco al rosa. Le foglie sono verde chiaro e lanceolate. Cresce spontaneo nell’Europa meridionale, lungo i greti dei torrenti nella porzione terminale e più secca degli alvei e può spingersi fino ai 500 m di quota.
 

Fauna

La trota siciliana
E’ un salmonide che si ritrova esclusivamente in Italia meridionale, Sicilia, Sardegna e Nord Africa. Pesce molto esigente, richiede acque fresche e molto ossigenate; rischia l’estinzione a causa delle pessime condizioni ambientali in cui versano i fiumi e dell’introduzione di specie ittiche concorrenti.
Il dorso è grigio-olivastro, chiazzato di macchie nere, i fianchi sono più chiari e l’addome bianco. Le pinne appaiono giallastre. La sua alimentazione varia a seconda dell’età: da giovane si nutre di piccoli invertebrati e microfauna, mentre da adulta si ciba di insetti, larve, uova di pesci e pesci.
È molto elusiva, infatti per la gran parte della giornata si nasconde sotto tronchi e rami sommersi o sotto i massi. Si riproduce in autunno/inverno e le uova sono deposte in conche nella ghiaia o tra i sassi dove il maschio le feconda.
 

La Storia, Il Paesaggio e l'Uomo

Elementi di straordinario interesse naturalistico, archeologico ed etnoantropologico fanno di Pantalica un sito sicuramente unico al mondo.
Nelle pareti a strapiombo sul fiume Anapo si trova, scavata nella roccia calcarea, la necropoli più grande d’Europa, un alveare (strana coincidenza: i Siculi, nella tradizione vengono ricordati come il Popolo delle Api) di 5.000 tombe.
Nel sito, a 425 m s.l.m., delimitato dalle valli del fiume Anapo e del Calcinara, suo affluente, si ebbero insediamenti a partire da XIII sec. a.C. (continuarono, in maniera non regolare, fino alla fine del sec.VIII a.C.), quando questo tavolato roccioso, incuneato tra ripide pareti a picco, ritenuto luogo sicuro, ideale per la difesa, venne colonizzato dalle popolazioni di costiera, che si arretravano a causa di minacciose incursioni, secondo quanto racconta lo storico greco Ellenico.
Oggi alcuni studiosi sono propensi a credere che l’insediamento sia avvenuto a prescindere perché, da nuove indagini, pare che le popolazioni di costa non abbiano abbandonato la loro postazione. La storia di questi luoghi può essere divisa in fasi: la I è quella detta Pantalica I (1270/1050 a.C.), maggiormente documentata e che dà nome alla cultura siciliana dell’Età del Bronzo recente, le tombe (2.000) si trovano sul versante nord e sotto la chiesa rupestre di S. Nicolicchio.
Accanto alle tombe, a grotticella artificiale a inumazione, si trovano pochi resti del palazzo del Principe (anaktoron), edificato sulla dorsale che separa la valle dell’Anapo a sud, da quella del Calcinara a nord, a pianta rettangolare, diviso in sei ambienti quadrangolari, a cui sono stati aggiunti, in periodo posteriore, un corridoio ed un vano più ampio degli altri, dove sono state trovate forme di fusione in arenaria e resti di oggetti in bronzo che fanno pensare alla presenza di una fonderia.
La struttura del palazzo presenta, nel filare inferiore, alternanza di grossi blocchi megalitici con altri a riempimento interno, più piccoli.
La fase successiva di Pantalica II (cultura del Cassibile 1050/850 a.C.) è rappresentata solo da tre corredi funerari. Nella fase di Pantalica III (facies culturale Pantalica sud, 850/730 a.C., prima età del Ferro) il sito torna ad essere pieno di fermento, secondo quanto testimoniano i resti trovati nelle tombe: ceramiche dipinte e lavorate al tornio, lavori in bronzo e manufatti in ferro. La fase di Pantalica IV con facies (impronta-stile) detta Finocchito, si è sviluppata tra la seconda metà dell’VIII sec. e la prima metà del VII a.C., quando i coloni greci si erano già insediati in Sicilia.
Quasi sicuramente Siracusa dovette essere lo scalo marittimo di questo centro difficilmente raggiungibile ma, quando aumentò la potenza di questa, diminuì quella dell’altra che venne via via abbandonata. Ad età greca risale il muro della Sella di Filiporto ed al periodo ellenistico-romano il santuario, che si trova su una terrazza sotto il palazzo del Principe, dedicato a Demetra e Kore.
Questo sito si ripopolò durante le incursioni arabe grazie alla sua impervia posizione. Ne rimane traccia nelle abitazioni trogloditiche dell’alto medioevo e nelle chiesette rupestri bizantine: San Micidiario, San Nicolicchio, la chiesa del Crocefisso e, nella valle della Cavetta, nel gruppo di escavazioni rupestri del periodo medievale. Palazzolo Acreide Cittadina barocca del XVII sec., Palazzolo Acreide presenta edifici precedenti e posteriori al terremoto del 1693.
Le sue origini risalgono al 664 a.C., quando fu fondata dai Siracusani col nome di Akrai. L’antico abitato si erge a 770 m s.l.m.. Diverse testimonianze ci dicono che la sua funzione di controllo del territorio fu molto importante. Tracce di occupazioni precedenti al periodo greco sono: un riparo del Paleolitico superiore ed una necropoli a grotticelle del tardo Bronzo.
Dell’antico impianto restano varie emergenze dell’età ellenistica, ma la sistemazione urbanistica risale al periodo arcaico. Ben conservato il teatro davanti al quale si apriva l’agorà, dietro vi si trovano le latomie (cave di pietra): Intagliata ed Intagliatella che nel periodo bizantino ed arabo sono state utilizzate come abitazioni e sepolcreti. Resti delle fondazioni del tempio di Afrodite (la dea più venerata della città) e dei templi Ferali, una latomia dove sono state ritrovate tavolette votive dedicate ai morti venerati come Eroi. Presso una piccola valle vicina l’antico centro, si trovano un complesso di rozze sculture scavate nella roccia, dedicate al culto della dea Cibele, conosciute col nome di Santoni.
Nel paese barocco la chiesa di S. Sebastiano domina, con la sua imponente mole da sopra la scalinata, su cui è posta. Altri begli edifici religiosi decorano Palazzolo.
Ferla
In ogni contesto urbano, nella vita di ogni singola comunità, anche nel piccolo centro di Ferla, la Chiesa ha certamente costituito un caposaldo urbano e sociale oltre che religioso. Qui infatti dopo il 1693, la Chiesa, consapevole del suo potere, durante la ricostruzione, sostenne confraternite ed ordini monastici affinché questi, restituendo alla città i luoghi di culto di cui aveva bisogno, si reinserissero nel tessuto sociale per effettuare quel controllo, che storicamente questa istituzione ha esercitato sulle masse.
Ecco perchè un centro piccolo come Ferla è dotato di ben cinque chiese, di cui tre di grande rilevanza, tutte a pochi metri una dall’altra. Naturalmente sono tanti gli edifici religiosi, altrettanto numerose le festività. I riti religiosi si svolgevano per lo più lungo la Via Vittorio Emanuele, apparato scenico barocco appositamente allestito. Le festività più significative erano tre: la festa dell’Assunta; le processioni che si svolgevano durante la Quaresima; la rappresentazione del Venerdì Santo.
La Pasqua era, quindi, il rito più sentito del calendario liturgico. Ogni sabato di Quaresima, in una chiesa diversa, si svolgeva la processione della Madonna: il primo dedicato alla Madonna dei “Valent’omini”; il secondo alla Madonna dei “Mastri”; il terzo alla Madonna dei “Campagnuoli”; il quarto alla Madonna dei “Massari”; il quinto alla Madonna delle “Femmine”. Infine il Sabato Santo, nella Chiesa di San Sebastiano, veniva appesa una tela raffigurante scene della Passione; al suono del Gloria, la tela veniva tirata giù e tutte le madri presenti in chiesa, alzando i loro bambini, gridavano: “crisci, crisci!”. Il Venerdì Santo invece, per le vie del paese si metteva in scena “l’Opera Santa”: diversi personaggi rappresentavano la Passione e la morte di Cristo, seguendo un canovaccio improntavano battute, come è abitudine nel teatro d’arte.
La festa dell’Assunta si svolgeva il 15 di Agosto, mese particolarmente caro agli abitanti di Ferla poiché vi ricadono tutte le feste locali: il primo del mese la festa di San Giuseppe; la prima domenica di Agosto la festa del Crocifisso; il 15 la festa dell’Assunta e, nello stesso giorno, veniva esposta la statua di Santa Maria ad Nives: infine, l’ultima domenica del mese si svolgeva la festa di Santa Sofia. Molte di queste feste fanno ancora parte della tradizione di Ferla, seppur svuotate della loro funzione di rito propiziatorio.
 

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