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Materia prima:
mosto d'uva.
Tecnologia di lavorazione:
si mette al fuoco il mosto
cotto dopo avervi aggiunto l'amido di farina stemperato in un
po' di mosto. Si lascia bollire fino a quando non è bene
addensato, avendo cura di rigirare spesso la massa. Quando è
pronta si spegne il fuoco e, in alcune zone dell'isola,
aggiungono cannella, vaniglia, mandorle tostate. Versano il
composto nelle formelle e le espongono al sole fino a completa
asciugatura. Si conserva in barattoli di latta o di vetro con
le foglie di alloro.
Area di produzione:
a livello familiare in quasi tutte
le zone rurali. Rinomata quella del catanese, zona di
Caltagirone, Piazza Armerina (En), Giarratana (Rg).
Calendario di produzione:
da ottobre in poi.
Note:
si distribuiva, oltre che ai vicini di casa
quando si vendemmiava, in tempi non proprio remoti, come dolce
nei battesimi, nelle cresime e nei fidanzamenti. Può essere
preparata sia con amido che con la farina e con la semola e
sarà così di pasta più o meno raffinata.
fonte: Atlante dei Prodotti Tipici Italiani, INSOR,
1989-1995 |