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Tipologia:
DOP
Luogo di produzione:
Il formaggio Ragusano viene
prodotto nell'intero territorio dei Comuni di Acate, Chiaramento, Gulfi,
Comiso, Giarratna, Ispica, Modica, Monterosso Almo, Pozzallo, Agusa, S.
Croce Camerina, Scicli e Vittoria in provincia di Ragusa, e dei comuni di
Noto, Palzzolo Acreide e Rosolino in provincia di Siracusa.
MISURE & CARATTERISTICHE
Peso: 10-16 Kg
Lato: 15-18 x 43-53 cm
Forma:
La forma è parallelepipeda a sezione
quadrata con gli angoli smussati. Sulla superficie sono presenti delle
leggere insenature causate dal passaggio delle corde di sostegno
utilizzate nel per la stagionatura.
Sapore: Il sapore è dolce, delicato e gradevole; è poco piccante nei primi
mesi di stagionatura, mentre tende al piccante e al saporito se stagionato
maggiormente.
Crosta:
La crosta è liscia, sottile e compatta
di colore giallo dorato; può presentarsi paglierino tendente al marrone
per i formaggi da grattugia quando la stagionatura è più prolungata.
Pasta:
La pasta è filata, di colore bianco
tendente al paglierino; la struttura è compatta con eventuali fessure.
Produzione:
Si lascia il latte di razza modicana ad
inacidire naturalmente; in seguito il latte con l'aggiunta di caglio di
vitello verrà fatto coagulare. Si passa quindi alla rottura della cagliata
che viene poi cotta in acqua calda per procedere alla lavorazione della
pasta. Questa fase consiste nel portare la pasta a "sfogliatella" per
ottenere una consistenza gommosa di forma sferica con la superficie
esterna, liscia senza smagliature, e saldata da un polo. Infine la massa
viene modellata per ottenere la caratteristica forma parallelepipeda a
sezione quadrata. La salatura si effettua in salamoia. La stagionatura
avviene in locali a 14-16 gradi legando le forme a coppia con sottili funi
eappendendole a cavallo di appositi sostegni per garantire una perfetta
aerazione dell'intera superficie della forma.
Storia, curiosità e particolarità:
Il formaggio Ragusano è uno dei simboli
della storia gastronomica della provincia. Sono infatti numerose le
testimonianze storiche che lo ricordano: Carmelo Trasselli scriveva: "Ugo
Mloncada concesse a se stesso l'esenzione dei dazi di uscita per le
vettovaglie che gli occorrevano annualmente a Tripoli: 25.000 salme di
frumento, 50 cantarì di riso, 200 cantarì di formaggio o caciocavallo" (da
Ferdinando il Cattolico a Carlo V (l'esperienza siciliana 1475-1525) Vol.
I). Questa citazione del 1515 dimostra che già in quell'epoca il Ragusano
era oggetto di scambi commerciali.
Inoltre sempre il Tasselli in "Note sui Ragusei in Sicilia" riporta
documenti del "Notaio Gaetano, F.106" che riferisce ancora del commercio
via nave del caciocavallo.
Nell'opera dell'abate Paolo Balsamo, del 1808 veniva sottolineato "la
bontà dei bestiami di Modica" ed i "prodotti di cacio e ricotta, superiori
di cinquanta per cento ai comuni e di venticinque per cento ai migliori di
Sicilia". Ed anche Filippo Garofalo nel 1856 cita la fama e la squisitezza
dei caci e delle ricotte del Ragusano.
Storicamente veniva chiamato il caciocavallo ragusano, probabilmente per
la tecnica d'asciugatura a cavalcioni "a cavaddu" di un asse e dal nome
della zona di produzione, Ragusa.
fonte:Camera di Commercio Industria
Artigianato Agricoltura Ragusa
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