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La ricotta è un latticino
diffuso in tutta la Sicilia, dove viene utilizzata in infinite
preparazioni gastronomiche.
Ma sui Nebrodi vive una
sorta di tripudio di biodiversità. Qui infatti è prodotta
ancora come ai tempi di Omero, utilizzando come innesto il
lattice di fico. Il casaro ha i suoi alberi di riferimento da
cui stacca i rametti che immerge direttamente nel siero o che
diluisce in un decotto di acqua bollente che poi travaserà
nella caldaia.
La tecnica è piuttosto
complicata, in quanto l’efficacia del lattice è
condizionata dal clima, dalla stagione, dal vigore vegetativo
dell’albero: per cui il casaro ogni giorno deve decidere
quantità di lattice e tempo di reazione. è certo però che con
questa tecnica si ottengono ricotte assolutamente pure, molto
personali (variano a seconda della mano del casaro) e che non
hanno retrogusto di limone o acido o minerale. Tutt’al più un
piacevo-lissimo aroma erbaceo.
Ma la variabilità non
dipende solo dal lattice di fico: si fanno ricotte vaccine,
pecorine e miste. Inoltre si fanno senza sale, da consumarsi
fresche soprattutto in cucina o in pasticceria, oppure salate
fresche e ancora salate destinate alla stagionatura, che
diventeranno dure, quasi granitiche, buone da grattugiare
sulla pasta.
Sui Nebrodi si produce anche
ricotta infornata – la particolare tecnica di cottura
della ricotta – sia tenera e dolce, sia salata e destinata a
un prolungato affinamento
(fonte: Atlante
parchi.com) |