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Prodotto tradizionalmente nella zona di
Castelbuono, era insaccato anticamente nella vescica del
suino.
Attualmente l’unico produttore rimasto
utilizza il cosiddetto budello “pappone”, cioè l’intestino
cieco. Il budello (uno solo per ogni maiale, di qui la rarità
del prodotto) viene lavato a mano accuratamente e posto sotto
salatura.
La caratteristica fondamentale è il
procedimento successivo di asciugatura: in dialetto si dice
ammataffare, cioè porre un peso sopra il budello.
Dopo 30 giorni lo si riempie con l’impasto
fatto con tutte le parti del suino (spalla, pancetta e
coscia), in proporzioni variabili. Le carni sono state messe a
macerare in precedenza per qualche ora in una concia fatta di
spezie.
Successivamente all’insaccatura il salame
pappone deve asciugare dai 15 ai 20 giorni in locali ad
areazione naturale (un tempo sottoterra).
Si consuma dopo 60 giorni.
Oggi si trova sul mercato con il nome di
buffa: l’ha battezzato così l’unico produttore rimasto perché
la forma ricorderebbe una rana (in dialetto buffa).
(fonte: Atlante
parchi.com) |